Bollettino di Informazione Omeopatica per il Medico del futuro
Abbiamo inteso “costruire” un canale comunicativo per parlarvi di questo Metodo sperimentale, clinico e terapeutico che è arte nella comprensione dell’essenza dell’essere umano e nel cogliere il senso profondo della malattia.
Per consentirvi di entrare attivamente a far parte di questa rubrica, in calce ad ogni articolo ci sarà uno spazio ove formulare considerazioni o porre domande.
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Editoriale
Carlo Melodia
Medicina omeopatica dottrina neo-ippocratica
Principi, Metodo e Scienza
Premessa:
Hahnemann costruì il metodo omeopatico seguendo l’aspirazione, essenzialmente etica, di curare e guarire i malati, dopo il disagio della propria esperienza di farmacologo e di medico legale a Dresda; come racconta in una sua lettera-documento all’amico Hufeland e al monsignor Thomas Everest[1].
Egli annuncia ai due amici di volersi ritirare dalla professione medica in quanto la riteneva, alla luce della propria esperienza professionale, una medicina senza metodo, basata su dogmi non spiegati e lontani dalla centralità del malato; argomento che già aveva esplicitato nei dettagli nella prefazione del suo libro dedicato al Kaiser Giuseppe.
All’epoca la farmacologia si basava su sostanze composte (le cosiddette “formole”) e non sperimentate che venivano indicate per questa o quella malattia secondo vari sistemi: tra questi quello “derivativo o evacuante” che consisteva nell’attivare il vomito, la diuresi, la diarrea, il flusso mestruale e veniva praticata anche la sottrazione di sangue soprattutto nelle affezioni respiratorie infiammatorie: dove si usava, già storicamente, il salasso o “flebotomia” secondo un metodo diffusissimo ripreso in Francia da François-Joseph-Victor Broussais.
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EDITORIALE
Carlo Melodia
Le radici culturali del metodo della medicina omeopatica

Ippocrate di Cos (460-377 a.C.)
Premessa
C.F.S. Hahnemann (1755-1843) al culmine della sua carriera di letterato, chimico, farmacologo e medico-chirurgo e nonostante i riconoscimenti professionali che possiamo leggere in questo blog[1] non si arrese mai alla sua aspirazione: quella di curare i singoli fratelli malati senza affidarsi a formule mediche dogmatiche prescritte secondo indicazioni empiriche e non sperimentate ma soprattutto decise sul nome della malattia e sui suoi sintomi comuni, come emerse dalla prima materia medica di Dioscoride.
Il passaggio dalle cure del malato a quelle della malattia rappresentò una profonda trasformazione del pensiero medico in senso restrittivo. Infatti, dalla visione olistica del mondo si isolò solo un aspetto scollegato dal tutto riducendo la complessità della vita in un rapporto di causa ed effetto tra l’etiologia della malattia e i suoi sintomi comuni a tutti i portatori della stessa e il farmaco. Tutto ciò paradossalmente avvenne con la scoperta della logica aristotelica che ridusse l’osservazione del malato e la sua conoscenza al riconoscimento di sintomi comuni osservati e descritti precedentemente in quadri nosografici: secondo descrizioni chiamate “malattia”.
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Veterinaria e Omeopatia
Intervista del dott. Carlo Melodia[1] alla dott.ssa Viviana Caracciolo di Brienza[2]
D) Cara Viviana, paradossalmente, nelle solite diatribe messe in opera dal mainstream scientifico-economico-culturale sin dalla nascita della Medicina omeopatica, che da più di duecento anni è in crescita costante e che oggi annovera circa 600 milioni di pazienti e oltre 500 mila medici praticanti nel mondo, la componente veterinaria non viene quasi mai citata né avversata sui media[3]. A te che operi sul campo cosa risulta?
Secondo me il fatto è che i soliti pretoriani, custodi della cosiddetta scienza autoreferente (ufficiale?), incapace di leggere altre proposte metodologiche con il loro approccio lineare e riduttivo organicista, negano la realtà omeopatica attraverso i sillogismi che iniziano con affermazioni come “acqua fresca”, “effetto placebo”, “creduloneria e raggiro”, da parte di medici ciarlatani. In tutto ciò è evidente la diffamazione di una categoria, gli omeopati, regolata da leggi e norme dello Stato. È chiaro che gli stessi sillogismi in veterinaria non possono sussistere di fronte all’animale che non ha la autodeterminazione dell’uomo e che subisce passivamente la terapia omeopatica. Pensi sia così?
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Pelle e apparato tegumentario
significato biologico e valutazioni metodologiche in medicina omeopatica
La visione biologica del fenomeno vita risulta essere strettamente in accordo con la visione della metodologia della medicina omeopatica.
Il biologo naturalista, infatti, comprende la vita osservandone il dinamismo complessivo che la anima e che consente alla vita stessa di evolvere e affermarsi; evoluzione e affermazione che si raggiungono attraverso meccanismi complessi e dinamici e relazioni tra ambiente e viventi. Anche in termini di evoluzione adattativa.
Attraverso questo modo di procedere nella ricerca biologica, l'osservatore scoprirà un aspetto centrale e fondamentale relativo al piano di indagine; esso risulterà appartenere ad un modello unitario e dinamico (olistico) a cui concorrono individui e sistemi, solo apparentemente eterogenei, in rapporto di scambio di energia e materia.
Tutto ciò risulterà essere in accordo, sul piano concettuale, con la fisica dei sistemi aperti e con i principi della termodinamica classica.
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Febbraio 2016, Museo delle Arti Sanitarie dell’ospedale degli Incurabili a Napoli
Inaugurazione dell’“Angolo” della Omeopatia voluto dal Professore Gennaro Rispoli, direttore e realizzatore del Museo
Mi è sembrato doveroso inserire in questo notiziario omeopatico l’opera di un insigne medico chirurgo e storico della medicina, il Prof. Gennaro Rispoli, ideatore, realizzatore e Direttore del Museo delle Arti Sanitarie dell’Ospedale degli Incurabili in Napoli; ospedale in cui è stato primario chirurgo.
Il Rispoli, nella sua visione laica dell’Arte medica ha sempre sostenuto la pari dignità della ricerca e della applicazione di metodologie rivolte alla cura dell’uomo ed ha raccolto nel suo Museo le testimonianze, spesso dimenticate, del travaglio della medicina e della sua evoluzione storica.
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Editoriale
Carlo Melodia[1]
[1] Alcuni contenuti che seguono sono ricavati e/o integrati da: La gestione tecnico-professionale della farmacia, Ettore Novellino, Vincenzo Iadevaia, (volume primo e secondo) capitolo 31 “La Medicina Omeopatica” di Carlo Melodia, Edito da Punto Effe Srl, Realizzazione redazionale e grafica Punto Effe Srl. - finito di stampare nel mese di aprile 2012 da Grafteam Srl - Nuvolera (BS).
AZIONE DEI RIMEDI OMEOPATICI SULL’ORGANISMO E DIFFERENZE CON I FARMACI CONVENZIONALI o ALLOPATICI
Premessa
Nella accezione comune, la medicina omeopatica e quella convenzionale si distinguono per la tenuità della dose e per l’azione similare dolce ma lenta la prima, e per l’azione tossica e soppressiva ma veloce la seconda; il tutto in una estrema semplificazione.
In realtà si parla di metodologia e di opportunità medica clinica di una scelta terapeutica in quel soggetto storico malato.
In ogni caso, la responsabilità e la opportunità della scelta terapeutica devono essere assunte esclusivamente dal medico con la dovuta capacità di giudizio; ovvero un medico che alla maniera di Ippocrate ha il suo riferimento cardinale nel malato e conosca tutti i termini di utilizzo dell’arte medica e chirurgica. Non solo quindi la conoscenza dell’omeopatia o dell’allopatia con la sua farmacologia, ma anche della meteorologia e i suoi influssi sulla vita, l’alimentazione, l’igiene e non per ultimo la psicologia; come avveniva negli Stabilimenti di Esculapio; in cui Ippocrate mosse i primi passi da medico.
Questo editoriale è proprio finalizzato a chiarire le divergenze e le inaspettate convergenze metodologiche omeopatiche ed allopatiche ascoltandole anche dal racconto dello stesso Hahnemann.

