Bollettino di Informazione Omeopatica per il Medico del futuro
Abbiamo inteso “costruire” un canale comunicativo per parlarvi di questo Metodo sperimentale, clinico e terapeutico che è arte nella comprensione dell’essenza dell’essere umano e nel cogliere il senso profondo della malattia.
Per consentirvi di entrare attivamente a far parte di questa rubrica, in calce ad ogni articolo ci sarà uno spazio ove formulare considerazioni o porre domande.
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La Rivista Omiopatica è una delle più longeve sull’argomento (1855-1902). Fondata e diretta dal medico omeopatico spoletino Gioacchino Pompili, fino alla scomparsa. La Fondazione Negro, custode del Fondo Pompili, pubblicherà in oltre trenta volumi i numeri della Rivista e le oltre cinquemila lettere autografe tra medici e pazienti. Le lettere sono l’ascolto di un dialogo tra medico e paziente con sintomi e terapie che confermano l’importanza di un rapporto, spesso, solo a distanza.
Per ogni numero della Rivista c’è un indice degli articoli contenuti. La scelta critica è, però, di pubblicare completi solo quelli di Autori italiani, per ognuno dei quali viene riportata una nota biografica essenziale e l’elenco dei rispettivi testi pubblicati, secondo la numerazione di Bibliografia della Medicina omeopatica italiana edito dalla Fondazione Negro.
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FILOSOFIA E MEDICINA.
DA IPPOCRATE AD ARISTOTELE
Dr. Stelio Mazziotti di Celso[1]
Premessa
La storia della medicina, come quella della conoscenza in generale, rappresenta il tentativo del soggetto uomo di svelare ed interpretare i “segreti” del suo ambiente oggettivo e lo fa ponendosi domande e proponendo soluzioni e metodi di ricerca.
In particolare, in medicina, la visione della sofferenza, sia osservata nel malato o nella sua malattia, assume una notevole importanza per l’impostazione metodologica e addirittura per le finalità dell’intervento terapeutico che, come sappiamo, può essere vitalista (omeopatia) o organicista (allopatia) con risultati e finalità diversi per l’economia biologica di quel malato storico.
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Il rimedio omeopatico, farmacisti, farmacie, produzione e normativa
E il cittadino che si rivolge alla omeopatia?
Carlo Melodia intervista Virginia Paribello[1]
D) Sosteneva la Dottoressa A.A. Rodriguez che: “il medico omeopatico può indicare la migliore terapia possibile per quel paziente ma il ponte di unione tra la prescrizione, il rimedio e il paziente, sta nella professionalità del farmacista e nella affidabilità del produttore nel fornire al malato un prodotto omeopatico che corrisponda alle finalità della prescrizione in termini di farmacopea; quindi di purezza del prodotto e delle sue parti e di raccolta se vegetale, di diluizione, di preparazione e non per ultimo di conservazione in un idoneo contenitore possibilmente inerte chimicamente e isolante dalle interferenze elettromagnetiche dell’ambiente; anche perché i rimedi ultra diluiti non sono controllabili, come avviene per i farmaci convenzionali, attraverso le analisi chimiche”[2].
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L’importanza della osservazione del bambino nei cambi di stagione
Autunno
Viviana Rasulo[1], medico pediatra, docente della LUIMO, intervistata da Carlo Melodia
D) Cara Viviana, i passaggi da una stagione all’altra sono sempre molto importanti specialmente per il medico omeopatico che basa la propria osservazione del malato sulla visione ippocratica vitalista.
In particolare, forse siamo un poco in ritardo per questo nostro confronto, già sarebbe stato interessante valutare a settembre l'impatto estivo e lo stress del mare o di altra condizione nuova sulla economia della salute bambino…
R) Caro Carlo, uno dei momenti più delicati secondo la nostra visione unitaria ippocratica vitalista sono proprio i cambi di stagione, in cui diversi fattori concorrono per creare un indebolimento dell’Energia Vitale ed un attecchimento maggiore dei virus.
Ogni bambino ha un’ereditarietà miasmatica[2] che noi chiamiamo malattia cronica.
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Semeiotica dell’ansia in psichiatria e in omeopatia
Individuazione del rimedio e casi clinici
L’ansia nelle vecchie denominazioni dei manuali psichiatrici veniva definita come “paura senza oggetto”, che stava a indicare sia la similitudine tra ansia e paura che la differenza, differenza che nell’ansia era appunto l’assenza dell’oggetto, ossia della causa che la determina, evidente soltanto nella seconda.
Questa definizione oggi appare limitativa anche perché, oltre ad escludere che l’oggetto della paura possa essere “interno” quindi immaginativo, dà risalto allo stesso e non alla risposta dell’organismo (l’ansia appunto).
Il concetto fondamentale è che la condizione di base dell’uomo sia la percezione immediata di pericolo, innata e non acquisita, funzionale alla sopravvivenza, questo spiega ad esempio il pianto del neonato alla nascita, dove non vi è nessuna possibilità di individuare l’oggetto “fobico” nel senso cognitivo del termine (paura del nuovo ambiente) ma vi è solo la percezione immediata di pericolo (probabilmente legata alle variazioni sensoriali percepite e non elaborate).
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Premessa: è di queste ore la notizia che la nostra Sanità si sta organizzando per accogliere i bambini palestinesi bisognevoli di cure, probabilmente presso il Bambin Gesù di Roma. Tutto ciò ci riempie di gioia in quanto l’amore è il motore che mantiene la vita e l’assistenza del “fratello malato” è insita nell’aspirazione del sanitario. Detto ciò, il redazionale di oggi, passerebbe in secondo piano, se letto con pregiudizio. Mentre, al contrario, nella sintesi finale del nostro discorso è chiaro l’intento etico d’unificazione del sapere umano nel rispetto dei singoli statuti epistemologici per le finalità etiche della nostra professione!
Carlo Melodia

