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Redazionale[1]

Tomás Pablo Paschero

(Buenos Aires, 1904 – 1986)

Nel mondo della medicina omeopatica l’argentino Tommaso Paschero è ritenuto uno dei maggiori Maestri a livello internazionale.

È stato tra i quattro fondatori della LUIMO (nell’acronimo ritroviamo la “I” a significare “Internazionale”) e docente della LUIMO (veniva a Napoli periodicamente da Buenos Aires ad insegnare l’omeopatia negli anni 70/80 dello scorso secolo).

 

LA MALATTIA[2]

“Il pregiudizio patologico è il principale ostacolo nella comprensione dell’Omeopatia”

 La Medicina allopatica ritiene che la malattia sia determinata da influenze esterne, da cause esogene, cause da identificare.

La Medicina Omeopatica guarda alla malattia come espressione di attività endogene, come ad uno sforzo di adattamento unitario del proprio essere e del proprio terreno biologico all’ambiente fisico, chimico, biologico e, prevalentemente, psicologico.

A partire da Galeno, si è fatta strada una concezione patogena delle perturbazioni dell’animo, limitandosi però solamente ad una indagine puramente fisiologica e organica dei conflitti psichici. La patologia non seppe essere né personale né biografica.

La medicina sperimentale neppure attraverso i meccanismi fisiopatologici può dare spiegazione dell’ordinamento vitale che coordina detti meccanismi e che conferisce senso alla vita umana.

Si tende a sistematizzare, nosografia, tutta la medicina dando nomi alle malattie o a gruppi di sintomi, ponendo al centro dell’agire medico il binomio lineare Malattia - Farmaco, perdendo di vista il Malato, persona umana e soggetto storico.

 

Malattia → farmaco! E il malato?

«Tutti i problemi di infermità sono legati ad uno squilibrio nello sviluppo emotivo, ma l’atteggiamento speculativo e puramente intellettuale, che impera in ogni ambito della scienza moderna, lo ignora e continua sulla via di una
medicina ultraspecialistica, di un’analisi minuziosa del solo aspetto clinico e a considerare che le malattie organiche siano entità autonome, per non parlare della poli-farmacologia sia in ambito allopatico che omeopatico

«Il corpo e la mente non si ammalano separatamente, così come nel paziente non si ammalano solo il suo stomaco, fegato, polmone o cuore, ma si ammala tutto il suo essere unitariamente, il centro vitale, motore della sua personalità e nucleo profondo dell’organismo ove palpita l’essere dell’uomo e si stabilisce l’unità del corpo con la psiche[3]».

I cambiamenti fisico-chimici a carico di organi e ghiandole dell’organismo non sono la vera malattia, ma semplicemente la reazione locale di un’alterazione generale di tutto il sistema uomo.

«Se con l’Omeopatia si tratta solo il problema localizzato con il simillimum corrispondente senza insegnare al Malato ad attivare la sua volontà correggendo le sue abitudini, cambiando il suo stile di vita, non si compie un vero atto curativo.»

«Il Paziente deve essere curato fondamentalmente nella sua parte spirituale, nel suo Io intimo, nel suo temperamento o affettività, cioè nei sentimenti e nelle emozioni che costituiscono le sue personalissime virtù, perché possa sviluppare la sua personalità e affrontare da artefice il suo destino.»

«Nessuno può sottrarsi alla responsabilità di partecipare con tutte le proprie capacità al processo costante e dinamico di trasformazione che interessa la propria natura, in sintonia con le stesse leggi che regolano tutto il macrocosmo.»

«L’Omeopatia non è solo una scienza, ma anche un’arte. È arte nella comprensione dell’essenza dell’essere umano e, nel cogliere il senso».

 

Il Medico

«È necessario che il medico si “compenetri” nel malato; solo identificandosi con lui potrà cogliere il significato delle sue sensazioni e dare il giusto senso alle sue reazioni.»

«Capire il Malato nel suo intimo ci porta per analogia a individuare il simillimum la cui azione sovrapponendosi ai sintomi della malattia naturale attiverà la Vix Medicatrix naturae che si muoverà seguendo le direzioni indicate dalla legge di guarigione, poiché l’essenza della patologia del Malato è analoga all’essenza dell’azione del rimedio.»

«È così che l’omeopata, ritornando ai principi ippocratici, orienta la sua ricerca non nella fisiologia di un cuore, di uno stomaco o di un fegato, ma nel funzionamento di un individuo come persona, cioè di un tutt’uno considerato come soggetto storico agente nella sua realtà.»

«Il dinamismo vitale che è specifico per ogni essere umano e dirige il suo intimo processo di umanizzazione dovrà condurlo ad essere una persona adulta e responsabile. Pertanto, è fondamentale da parte del medico entrare in contatto con il mondo soggettivo del Malato e scoprire attraverso i sintomi mentali le caratteristiche della sua personalità.»

«Nella relazione tra Medico e Paziente, il Medico affronta il più difficile di tutti i suoi incontri: il confronto con se stesso.»

«Noi non possiamo avere veramente attenzione per gli altri se non abbiamo attenzione per noi stessi e il Medico deve essere consapevole che la pienezza con cui vive la propria realtà; è direttamente proporzionale alla capacità che ha di percepire la realtà dell’altro.»

                                                                        

La vita tra malattia e salute

«La vita scorre tra uno squilibrio e l’altro, la sua stabilità dipende dalla sensibilità di ogni Malato e si determina così, per ogni individuo, una ricerca continua di un nuovo equilibrio strettamente personale.»

«La malattia è un’accelerazione della vita, una crisi di adattamento.»

«Ciò che bisogna curare in ogni Malato è la predisposizione patologica che lo porta ad orientare in modo sbagliato la sua vita

«Facendo un cattivo uso della sua energia vitale, spesso si allontana dal processo di adattamento alla realtà, e non si assume la responsabilità delle conseguenze che ciò comporta, comprese le sue patologie e i suoi dolori, ignorando quelli che sono i segnali di allarme per aver infranto la legge naturale e morale

«Il concetto fisico di buona salute come assenza di malattia è quantomeno ingenuo e senza senso. Un uomo può non avere alcun sintomo organico, avere un aspetto apparente di buona salute, svolgere una vita normale, ma non avere il benessere di chi è veramente sano. Infatti, può nutrire rancori e timori che lo portano ad una costante instabilità emotiva o lo seppelliscono in una depressione che gli toglie la gioia di vivere.»

«Tutto ciò che l’uomo ha di creativo dipende dallo spirito e dalla capacità di cogliere il mondo attraverso un’intima partecipazione con il mondo stesso.»

«L’essere umano è un essere condizionato da un costante richiamo alla sua radicale libertà.»

«Bisogna capire che la vita ha un significato imperscrutabile in senso universale, mentre ha un significato preciso per l’uomo come individuo, che deve farsi carico della realtà e comprendere la sua relazione con il tutto.»

«Il problema fondamentale per ogni individuo è l’identificazione del proprio vero Io, della propria identità, del senso della propria vita, e l’analisi della speranza.»

«L’importante è che la vita abbia un senso e che ogni persona lo ricerchi.»



[1] Note di Carlo Melodia

[2] Tomás Pablo Paschero - dalle sue lezioni presso la LUIMO - Breve stralcio da “ADELE ALMA ROFRIGUEZ - UNA VITA PER L’OMEOPATIA - raccolta inedita delle sue lezioni presso la LUIMO” - a cura di Carlo Melodia, Ed. CeMON Napoli, 2023.   

[3] Nelle prefazioni dei trattati di Patologia Medica del Bufano e del Teodori emerge costantemente la centralità della persona umana malata ovvero l’unicità malato quale portatore di malattia. Con questa definizione gli autori ricordano al medico, nella sua formazione, che, nonostante il nome della malattia, esistono solo malati in cui in modo peculiare la malattia risuona nella loro psiche e la psiche sulla malattia in una sintesi dinamica unitaria. Questa conoscenza indica quanto sia iniquo separare la mente dal corpo e viceversa, attribuendo alla mente, intesa come pensieri e ricordi e attività, una relazione lineare con l’ambiente inteso in senso lato, non solo relazionale. Alle volte i pazienti, spesso, mi chiedono, ci chiedono, se utilizziamo la psicologia in omeopatia (nella sua definizione di studio del pensiero). A questa osservazione, rispondiamo che assolutamente non si fa psicologia nei termini che abbiamo imparato a conoscere e cerco di spiegare che la mia osservazione del pensiero e del comportamento del paziente serve a compilare un puzzle anamnestico di tutti i sintomi, mentali, generali e fisici in modo complessivo, temporale e dinamico rispetto alla sollecitazione relazionale, interna ed esterna del paziente in osservazione; il tutto semplicemente per cercare l’analogia con un rimedio catalogato nella banca dati sperimentale che curerà quel malato unico. Come potrei isolare e definire psicologicamente le crisi isteriche o il pianto triste o il desiderio sessuale pervertito che si presenta in alcune donne nelle giornate premestruali e poi sparisce per il resto del mese, oppure l’irritabilità eccessiva di pazienti gentili e calmi che si presenta durante una malattia acuta o lo stato allucinatorio con visioni spaventose che vive qualche malato con ipertermia o l’umore del paziente ipocondriaco dopo un pasto pesante in termini digestivi o la ipereccitabilità dopo aver assunto semplicemente un caffè o la bulimia o l’anoressia periodica giustificata con l’alterata relazione paterna o materna che ritroviamo in tante adolescenti del nostro tempo!? La cosa che dovrebbe fare riflettere i medici che si confrontano con i sintomi mentali che la relazione lineare tra lo stimolo ambientale e la risposta comportamentale è semplicemente una semplificazione ad uso della ragione del terapeuta ma che in natura non esiste. Basti osservare che di fronte ad uno stesso evento e nel medesimo momento la reazione è sempre il risultato di una predisposizione complessiva della persona umana: chi fugge, chi si paralizza chi soccorre e mette in gioco la vita!? Tutto ciò è stato spiegato da Hahnemann con la teoria della malattia cronica di cui ogni individuo è portatore sin dalla nascita e dimostrato con la clinica omeopatica.  https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/psichiatria-e-omeopatia. Sino ad arrivare a ricordare il G. Battista della Porta che definì le streghe solo donne malate che, se curate nel loro fisico, rientravano nella normalità; come avvenne nella propria esperienza!     https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/editoriale-storia-della-medicina.  

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