Editoriale[1]
Tra poco più di una settimana riprende il nostro iter di formazione alla medicina omeopatica.
Chi scrive ha visto i suoi primi interventi di insegnamento in seno alla LUIMO alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo e da allora tante cose sono cambiate e si sono adattate, in tutte le discipline, ai nuovi orientamenti del pensiero sociale che si adegua costantemente ai tentativi sempre più evidenti dell’uomo a vivere la propria esistenza delegando al “tutto e subito” una vita vuota e senza obiettivi; altrimenti quali? Con una accelerazione di cambio identitario che ci sta portando alla perdita di quei valori, che sono in noi anche se non insegnati e che vengono stratificati sotto una angoscia esistenziale che ha seppellito anche l’idea del domani e della speranza di quella unità a cui si sono ispirate le religioni e le società.
L’omeopatia nata nello spirito neo-ippocratico con la sua sperimentazione di droghe sull’uomo sano ha fatto emergere il reale studio antropologico che spiega la relazione unitaria della malattia con il pensiero distorto e accentratore e prevaricatore proprio di una dimensione sociale che ha perso l’individuo sostituendolo con la massa. Purtroppo, anche la formazione in medicina è caduta nella scorciatoia della semplificazione specialistica estrema dove il malato viene studiato in maniera frammentaria e settoriale. Ricordo che in passato nelle nostre sedi di Napoli e di Roma, diversi cattedratici della medicina convenzionale venivano ad ascoltare le lezioni magistrali dei nostri maestri dopo essere stati affascinati dalla lettura del libro cardine della metodologia di Hahnemann, l’Organon. Una volta uno di questi Professori che decise di curarsi con l’omeopatia mi confessò le sue patofobie per cui evitava di sottoporsi ad accertamenti diagnostici che indicava però ai suoi pazienti; poi aggiunse che quando veniva ai nostri ambulatori era rilassato in quanto sapeva che la nostra attenzione clinica era rivolta soprattutto al malato unitariamente piuttosto che alla ricerca isolata della patologia di cui l’omeopata ricerca le cause inserendole nella dinamica alterata del soggetto storico e non come patologia isolata all’interno dell’organismo di cui aver paura come di una noxa che non ci appartiene.
Di seguito uno stralcio di una lezione magistrale della dottoressa Alma Rodriguez del 1991 presso la LUIMO nella sede di Napoli.
L’INSEGNAMENTO DELL’OMEOPATIA
“Imparare significa riscoprire ciò che già sai, agire vuol dire mostrare che lo sai, insegnare è far sapere agli altri che essi lo sanno esattamente come te”, Richard Bach.
“Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre”, Gandhi.
“Ci sono delle mattine in cui mi alzo e mi sembra di non sapere niente; vuoto mentale. Vabbè, direte, è l’età, beh sì, quella è una realtà, ma il motivo principale è il mettere in discussione continuamente il proprio operato, rivedere le proprie certezze, che anche in omeopatia possono condizionare l’esito della terapia; bisogna scegliere aspettare? Che direzione hanno i sintomi? Cosa devo fare? Vedete, tutto questo, passa attraverso la nostra individuale comprensione, il nostro sapere, il nostro comportamento, la nostra responsabilità, l’autonomia nelle scelte, l’affrontare le nostre paure, il sentirsi liberi. Se tutto ciò colpirà la vostra mente e il vostro cuore allora potrete proseguire su questa via”, Alma Rodriguez
IL METODO DI APPRENDIMENTO[2]
In realtà, credo che le parole possano essere insufficienti per esprimere ciò che uno può invece dimostrare con il proprio modo di essere.
Sono molto contenta del lavoro che vi ha presentato il Dr. Melodia perché rispecchia appieno la nostra logica, il modo di intendere, e di comprendere, ma con quel qualcosa di più che ha determinato la nascita della LUIMO, ossia l’amore e l’interesse per l’unità della vita e per questa grande medicina che è l’Omeopatia.
Il nucleo nell’apprendimento della Medicina omeopatica è il metodo induttivo che abbiamo adottato.
Noi siamo qui cercando di “seminare”, consegnando a voi proprio come una semenza gli insegnamenti del Maestro Hahnemann.
Tutto questo, nell’osservanza dei principi da lui dettati, è scaturito in duecento anni di studi, sperimentazioni e pratica clinica omeopatica, nella speranza che anche per voi il seme porti frutto nella stagione a voi propizia.
La medicina omeopatica non può essere intesa come una specializzazione, perché è di per sé un metodo terapeutico integrale che parte sempre dalla conoscenza dell’individuo sia nella figura del paziente che del medico stesso e che ha come obiettivo l’unità, unità della persona umana, unità della vita unità di insegnamento, unità di azione.
Ed è importante avere chiaro come insegnarla, ma anche l’atteggiamento giusto per apprenderla, che potrà sembrarvi piccola cosa, ma in realtà la motivazione profonda che spinge ognuno di voi allo studio di questa medicina è fondamentale.
L’Omeopatia è la medicina dell’individuale, ma allo stesso tempo è un metodo universale.
In realtà, fino ad ora, l’omeopatia è stata una medicina individualista, ha prodotto medici individualisti, che ne hanno sviluppato solo una parte ottenendo risultati per se stessi e per quei pazienti adeguati e in sintonia con quel medico, ma non ha tutto quello che è insito nella medicina omeopatica, tutto ciò che Hahnemann, attraverso il suo percorso, ci ha indicato.
Un medico omeopata deve riuscire a mettere insieme tanti aspetti della vita e della malattia, e per fare ciò non può affidarsi solo alla logica, perché la logica è una piccola componente di quella totalità che è l’uomo nella sua unità dinamica.
Quell’unità che c’è tra l’energia di ognuno di noi e l’energia del cosmo e che Hahnemann ha scoperto attraverso la sperimentazione sull’uomo sano. La sperimentazione è il mezzo che diventa per il medico lo strumento, affinché l’uomo possa entrare veramente in sintonia completa con tutti gli altri esseri viventi e con l’universo intero.
Ritornando al metodo, noi dobbiamo metterci nella disposizione ad acquisire le conoscenze che fanno parte della vita e del fenomeno uomo.
Spesso le vicissitudini umane ci allontanano gli uni dagli altri, generando paure e diffidenza nei confronti dei nostri simili, da cui nascono convinzioni e preconcetti deleteri per noi stessi e per gli altri.
L’Omeopatia ci insegna che nessuna forma vivente è isolata, tutto si muove a tutti i livelli in un unico campo di energia e le differenze sono solo diverse espressioni di questa unica energia.
Intellettualmente ci arriviamo pure a queste acquisizioni, ma il difficile è tradurle in vita vissuta.
Uno dei nostri obiettivi è proprio quello di eliminare da noi stessi tutti quegli aspetti che ostacolano la possibilità di una comprensione integrale, prima di tutto del senso della nostra vita, e poi della vita di tutti quelli che ci circondano.
Gli stimoli di un insegnamento di tipo induttivo come quello della LUIMO andranno a buon fine sempre che il “campo” sia sgombro da sovrastrutture che ci appesantiscono e limitano l’esperienza soggettiva, la prima cosa per “fare spazio” dentro di noi è liberarci di tutte quelle abitudini personali, familiari, ambientali, sociali, affettive, e culturali, che ostacolano la nostra possibilità di “vedere” a 360 gradi.
L’uomo è un essere affettivo ma spesso si priva dell’amore e questo atteggiamento paradossale gli procura sofferenza.
Uscire dall’abitudine per arrivare a quello che è il punto centrale, di equilibrio e di espansione reale della vita umana, ci porta all’amore.
Parola molto usata, ma non so se altrettanto compresa; l’amore è comprensione, è espansione, è equilibrio, è accettazione, e mai giudizio, è: essere se stessi.
Comprenderlo è fondamentale per poter entrare realmente in quella conoscenza di noi stessi che è preludio alla comprensione degli altri, dei nostri pazienti.
L’autenticità del rapporto che abbiamo con noi stessi è direttamente proporzionale al rapporto che stabiliremo con il paziente; è la “qualità” del rapporto interpersonale medico/paziente, che darà a noi medici la possibilità di applicare integralmente questo metodo straordinario, che è l’Omeopatia per riportare l’uomo nello stato di salute ed aiutarlo a raggiungere gli alti scopi dell’esistenza, ossia riconoscere se stesso.
il Dottor Tommaso Paschero diceva sempre, ed io sono felice di ripeterlo, perché so che lui è ancora qua presente attraverso i suoi insegnamenti. “Io sono qui tra voi per farvi comprendere, con la mia persona, che cosa è questa medicina straordinaria.
Dovete scoprire chi siete, dovete meditare, un poco al mattino e un poco alla sera, e dovete chiedervi nel silenzio dell’incontro con voi stessi: chi sono io?”.
Il messaggio è chiaro, non bisogna solo sperare che le cose cambino, fino a quando non agiamo in prima persona le cose restano immutate, “aiutati che il Ciel ti aiuta”, e i medici che oggi collaborano alla LUIMO sono la testimonianza di essersi presi cura di ciò che è stato seminato, e oggi ne raccolgono i frutti, l’Omeopatia diventa sempre più una realtà terapeutica che va diffondendosi, grazie al loro lavoro, all’impegno che hanno messo nel migliorare se stessi, mettendosi continuamente alla prova, alla dedizione con cui diffondono i principi dell’Omeopatia e con cui esercitano la loro pratica medica.
Ecco, io desidero dirlo questo, riconoscere che ci sono dei semi germogliati, che dovranno a loro volta generare salute, e “seminare” ancora negli ammalati e negli studenti, perché ci siano nuovi frutti e un continuo rinnovamento dell’umanità, è la testimonianza di una crescita all’unisono. Il tutto nato da un incontro, il mio incontro con tre persone (i cofondatori della LUIMO: Negro Ortega e Paschero), con le loro storie personali, il loro bagaglio di conoscenze ed esperienze, tre individualità che l’amore per l’Omeopatia ha trasformato in un’unità di intenti, obiettivi, e azioni.
Era il 1970/71 quando con il Prof. Negro, il Dr. Paschero e il Dr. Ortega ho cominciato questo “viaggio”. Non è stato facile, perché non è sufficiente teorizzare qualche cosa, anche se nasce dal cuore, perché quanto si comunica attraverso la parola viene recepito con la comprensione dell’altro, spesso in un’accezione diversa da quella di chi la esprime.
Come dicevamo dobbiamo superare le abitudini per superare i limiti che esse impongono alla nostra evoluzione personale e professionale, ma l’abitudine genera sicurezza, territori in cui ci muoviamo con disinvoltura ed è molto difficile abbandonarli.
Nel momento in cui lasciamo il conosciuto per l’incognito, ci sentiamo persi, sospesi nel vuoto, preda delle nostre insicurezze; accettare le insicurezze ecco il secondo passo da fare.
Ci accorgeremo strada facendo che le passate sicurezze erano false sicurezze, costruite in risposta alle pressioni ambientali, che spesso ci portano ad una insana competizione, ma scopriremo anche che le vere certezze le possiamo trovare solo dentro di noi, per cui essere attenti osservatori prima di tutto di noi stessi diventa un’esigenza imprescindibile per poter comprendere un altro individuo unico e irripetibile nel suo aspetto dinamico, e convibrare con esso.
La conoscenza di noi stessi sarà possibile se saremo capaci attimo per attimo di osservare: i nostri pensieri, le parole, le azioni, le reazioni, il nostro carattere e il nostro cuore, solo così potremo diventare degli autentici terapeuti, essere quei medici i cui strumenti risiedono nella vita stessa…
[1] Carlo Melodia Presidente della LUIMO.
[2] Lezione della dott.ssa Rodriguez presso la LUIMO del 26/05/1991. Gli interessati al corso di Medicina Omeopatica della LUIMO, sono invitati a visitare il sito: https://www.corso-omeopatia-luimo.it/

