EDITORIALE[1]
Flora Rusciano, già segretaria della dott.ssa Rodriguez e attuale membro del Consiglio direttivo della LUIMO, alla luce dei temi emersi nella giornata introduttiva al 69° corso del 17.01.2026, mi ha suggerito di pubblicare sul nostro sito, nella rubrica “Il tema del giorno”, di cui cura l’organizzazione, un intervento di Alma Rodriguez al Congresso internazionale della LIGA a Vienna svoltosi nel 1983.
Il contenuto ed i propositi che leggiamo di seguito risultano quanto mai attuali. Anzi, ancora di più rispetto al passato, vista la deriva di una medicina che, mentre riesce ad analizzare con i moderni mezzi diagnostici a livello molecolare e biomolecolare l’organismo vivente, come fa la scienza applicata con gli oggetti inanimati, la stessa scienza ha difficoltà a “leggere” il “soggetto” uomo che sfugge per definizione, in quanto individuo “unico e irripetibile”[2], a quella uniformità che ritroviamo nei piccoli sistemi dove emerge la riproducibilità dell’evento sperimentale, secondo le risultanze del paradigma scientifico.
La medicina che è una ed ha un unico obiettivo, la cura del proprio simile e la guarigione quando possibile, non va intesa aprioristicamente come una branca scientifica che fa diagnosi di terapia sulla pretesa uniformità biologica che invece si traduce, nella visione olistica unitaria, nella complessità del soggetto storico unico e irripetibile in relazione con il proprio ambiente. I parametri diagnostici messi a disposizione dalla ricerca scientifica, benemeriti se si sanno leggere unitariamente, non bastano da soli a rispecchiare la complessità del malato portatore di malattia; come leggiamo anche nella prefazione dei trattati di patologia medica del Bufano e del Teodori dove il soggetto persona umana è al centro dell’interesse del medico pur considerato nella malattia di cui è portatore!...
Il medico quindi non delega alla scienza acriticamente la diagnosi, non può farlo, non può sostenere che la proposta terapeutica sia relativa ai termini statistici nella considerazione che il malato precedente che è stato curato da una determinata terapia rappresenti una promessa di ripetibilità della guarigione, atteso che il nuovo portatore diventi un nuovo esperimento, vista l’individualità intesa anche come idiosincrasia dei soggetti storici portatori della stessa malattia: da qui gli effetti avversi probabili, caso per caso, di ogni terapia indicata per la stessa diagnosi quando ne viene esteso l’uso su molti soggetti. Perciò, in ogni caso la discrezionalità del medico risulta essere sempre al centro dell’Arte medica (Art. 3, 13 e successivi di deontologia medica). Il sanitario è l’unico attore responsabile del proprio operato; anche di fronte alla uniformità delle LLGG che implicitamente sostengono la possibilità di utilizzare la stessa terapia su soggetti storici diversi ma portatori della stessa malattia. Di conseguenza risulta evidente che le LLGG sono in contrasto proprio con il citato Art. 13 in termini di responsabilità del sanitario ed al divieto di delega della terapia come recita il nostro Codice. In quanto rappresentano, le LLGG, proprio una delega imposta dalla Istituzione sanitaria all’operatore medico che applicandole acriticamente si troverebbe in un conflitto etico e deontologico e se non applicate, rischierebbe di perdere, qualora ci fosse un contenzioso, la propria copertura assicurativa professionale[3].
Tutto ciò fa emergere una difficoltà insita nella metodologia di formazione del medico; quando il costrutto metodologico di insegnamento è privo del discorso vitalistico proprio della dottrina di Ippocrate. L’assenza di tutto ciò non consente di “visualizzare” quella relazione complessa, autonoma, dinamica, unitaria e causale dello stato di salute e di malattia che si presentano specularmente e quindi si confina la scelta terapeutica ad una dimensione lineare (medicina dell’evidenza)[4] diretta solo alla alterazione distrettuale isolata. Tutto ciò perde di vista il soggetto storico nella sua bio-patografia; di cui va compreso il rapporto ambientale relazionale unitario che in modo olistico mette in luce quelle carenze o cause profonde che sono sempre alla base dello stato di malattia di cui ogni persona umana è portatrice!
DIDATTICA DINAMICA EVOLUTIVA DELLA LUIMO
L.M.H.I. - Vienna, 1983 - Dott.ssa Alma Rodriguez
La riflessione sulla diversa pratica sperimentale e clinica della medicina omeopatica dall'epoca del suo fondatore ad oggi, ha fatto emergere, seguendo passo dopo passo il cammino fatto da Hahnemann, gli elementi necessari per una esatta valutazione del problema e di conseguenza la possibilità di definire e sistematizzare le basi evolutive di un insegnamento medico che coinvolge la vita dell'uomo non solo nell'arco di tutta la sua esistenza ma soprattutto nei suoi rapporti con la natura.
La malattia, tragedia per l'umanità, acquista nell'insegnamento di Hahnemann la sua giusta ubicazione nel processo evolutivo dinamico della vita della singola persona; ed è certamente da questo punto che dobbiamo partire.
L'evoluzione della scienza biologica ha fatto convergere tutte le ricerche scientifiche e mediche sulla conoscenza dei meccanismi costruttivi della specie umana, e quindi di tutti quei collegamenti cellulari strutturali, ormonali, nervosi, etc., che predispongono l'uomo-specie ad essere sano o malato a seconda dell'identificazione di una normalità o anomalia strutturale o biochimica, coinvolgendo in questa normalità o anormalità "la vita", ossia quel qualcosa di non ancora identificato che permette all'uomo specie di essere uomo persona.
Hahnemann, attraverso l'osservazione e la presa di coscienza delle leggi di natura, ha identificato il mezzo per cogliere l'essenza della sintesi vitale dell'uomo individuo, facendo collaborare, secondo quelle stesse leggi eterne, l'uomo e la natura.
La sperimentazione pura mette l'uomo, riconosciuto in tutte le sue parti e collegamenti biologici, in diretto contatto con l'imponderabile degli elementi in natura e ne ricava una sintesi psicofisica modulata in serie differenti a seconda di ciascun elemento. Questa serie sintomatologica è espressa dall'uomo stesso attraverso il linguaggio spontaneo che racconta la sofferenza creata. Essa si manifesta attraverso modificazioni nelle funzioni, ma si configura nella espressione della realtà vitale dell'uomo-persona.
Acquisizione essenziale per modulare l'insegnamento della metodologia omeopatica alla realtà vitale del micro e macrocosmo, è stato fare confrontare, e quindi convergere, le esperienze mediche più significative degli ultimi cinquanta anni. L'incontro di medici che pongono a confronto sé stessi e la propria esperienza sul metodo, ha in primo luogo vitalizzato la realtà intrinseca dell'omeopatia fondata sull'evoluzione, l'equilibrio come salute, e la maturazione dell'essere umano, a cominciare da chi la pratica (medice cura te ipsum).
Punto indispensabile da raggiungere per la preparazione del medico omeopata, il quale dovrà essere vocato alla professione medica ma consapevole che la propria evoluzione, equilibrio e salute, sono strettamente legati alla sua azione di medico attento che aiuta la natura nei suoi sforzi curativi.
Alla base dell'insegnamento della LUIMO c'è, quindi, la formazione attraverso una visione storica, biologica, evolutiva del medico, la quale consente alla mentalità tecnico-meccanicista del medico attuale la comprensione della realtà dinamica del rapporto diretto tra micro e macrocosmo.
Di qui, il graduale evolversi del metodo didattico derivato dal graduale approfondimento della conoscenza delle leggi della natura cui è strettamente correlato.
Solo attraverso l'esperienza diretta il medico comprende e si appropria delle leggi che costituiscono il metodo. Parlare della conoscenza psico fisica dell’uomo senza sostenerne l’azione, ossia senza dimostrare che gli elementi, sintomi, possono, collegati tra loro, portarci a tale conoscenza, non darebbe alla medicina omeopatica la sua giusta e reale ubicazione nella scienza.
Per insegnare ad osservare la vita del singolo e vederla nella sua dinamica evolutiva, dobbiamo in primo luogo essere “uomo di fronte alle vaste prospettive universali”. Solo allora, quanto avremo percepito e fatto nostro potrà essere trasmesso secondo le modalità stesse della vita.
L’importanza della conoscenza dell’uomo e quindi di sé stessi, per chi intende insegnare o apprendere una medicina il cui meccanismo curativo risiede nella vita stessa, dovrà essere nella personalità di chi questa medicina insegna o apprende.
La conoscenza che si deve trasmettere non è data da nozioni che cambiano con le mode o gli indirizzi sociali, politici, scientifici, ma è e rimane la conoscenza dinamica dei processi vitali: il loro inizio, le varie tappe evolutive che hanno portato alla strutturazione dell'attualità dinamica dell'individualità sia fisiologica che patologica. È un addestramento a far riconoscere con l'osservazione la parte fisica, psichica-spirituale e a cogliere, attraverso i sintomi, l'intima struttura umana correlata in tutte le sue parti. Un insegnamento dove gli elementi non variabili, e cioè le leggi del metodo, devono essere approfonditi e compresi, verticalmente.
Attraverso la sperimentazione, cogliamo le modificazioni dinamiche che identificano "il cambio" provocato da uno stimolo esterno che noi chiamiamo "sostanza"; attraverso l'attualità sofferente dell'uomo malato, invece, cogliamo le modificazioni che identificano il "cambio" provocato anche da uno stimolo esterno che può essere traumatico, psicofisico, emotivo, batterico o virale.
Sia la prima che la seconda sono modificazioni, cambi dello stesso tipo, nell'equilibrio dinamico della vita stessa e della predisposizione miasmatica[5].
Il nostro corso di studio si è sviluppato secondo questi criteri didattici: far vivere ad ogni medico la propria realtà vitale, insegnargli a identificarla, a comprenderla quindi nell'evoluzione della propria storia biopatografica, come un film a tre dimensioni, dove nel ricordo o nel racconto di altri si vede scorrere la propria evoluzione affettiva-psicosomatica-fisiologica o patologica. Gli allievi sono quindi predisposti a verificare le tappe obbligate che hanno portato all'attualità; attualità che è già una sintesi del passato remoto degli antenati e del loro proprio, nel terreno dinamico della vita attuale.
Gli elementi dinamici in movimento, che vive nell'osservazione il medico attento all'espressione tridimensionale del proprio essere, gli fanno captare nel proprio essere tutte le relazioni evolutive di qualsiasi processo raccontato attraverso la parola; una serie sintomatologica che dal nucleo reclama l'equilibrio e al nucleo vuole riportarlo attraverso le proprie modalità già strutturate (miasma) e quelle indotte dall'esterno.
Per trasmettere il metodo clinico terapeutico miasmatico integrale di Samuel Hahnemann, metodo che corrisponde a tutte le leggi di natura che sono in gioco, si opera nell'unica forma logica: giungere alla conoscenza del metodo per induzione attraverso l'imitazione dei principi che hanno permesso non solo l'atto terapeutico curativo ma la spinta per l'uomo verso "gli scopi superiori della sua esistenza".
Tutto deve essere attinto dalla vita, e nulla escogitato.
[1] Carlo Melodia.
[2] Come soleva spesso dire la dott.ssa Rodriguez.
[3] L’ingerenza delle LLGG in contrasto con le obbligazioni del Medico secondo il codice di Deontologia (Art. 3 e 13) fu maggiormente evidente durante la Pandemia da Covid 19 dove di fatto le istituzioni sanitarie sottrassero al medico la propria scelta terapeutica caso per caso per la sicurezza e la necessità del malato.
[4] Che può essere valida in alcune circostanze acute. Par. 67 dell’Organon di Hahnemann, note.
[5] Tendenza costituzionale individuale.

