LUIMO
L'APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE IN MEDICINA: DIAGNOSI E CLINICA
Napoli 03.10. 2026 Seminario ECM aperto ai medici chirurghi di tutte le specializzazioni
Relatori:
• Professore Gennaro Rispoli (Comitato interdisciplinare della LUIMO) Presidente dell’Associazione il Faro di Ippocrate denominata Museo delle Arti Sanitarie, chirurgo patologie colon rettali referente per l’UNESCO del polo storico degli Ospedali Riuniti in Napoli
• Professore Antonio Abbadessa ematologo-oncologo (Comitato Interdisciplinare della LUIMO)
• Professore Francesco Negro (Docente della LUIMO), endocrinologo, omeopata, Direttore del lavoro Museo dell'Omeopatia - Archivio storico - Fondazione Negro per l'Omeopatia
• Dottoressa Viviana Rasulo omeopata e psicoterapeuta (Docente della LUIMO)
Introduce e Modera:
Dott. Carlo Melodia Presidente della LUIMO
Il tema del seminario vuole fare emergere la necessità che la triade: medico, malato e deontologia, siano in assonanza con l'etica medica.
Su questa linea Carlo Melodia traccia lo spirito del seminario ricordando il sentimento di Ippocrate che vedeva nei malati “i suoi Fratelli”.
Afferma che la medicina è “una branca umanistica” (observatio) che si serve della scienza (ratio) ma solo attraverso l’autonomia responsabile del medico: caso per caso.
Il Presidente ricorda le premesse del trattato di patologia e di medicina interna del Teodori e dell’Harrison: esse invitano il medico ad un esame unitario del malato e non a fermarsi alla semplice osservazione della malattia che nei suoi confini descrittivi si limita alla nosografia (disease) piuttosto che alla sofferenza complessiva del malato, persona umana, nella sua complessità sindromica e relazionale (illness).
Poi Melodia ricorda i principi dell’etica e della deontologia citando le obbligazioni del codice Deontologico (Art.1) dove vengono tracciate le linee di comportamento, autonomia e di responsabilità del medico, anche di medicina non convenzionale (Art.15) e sottolinea che in tema di autonomia responsabile (Art. 14), i protocolli terapeutici suggeriti dalle LLGG devono comunque passare dalla decisione di opportunità del medico per quel malato storico e quindi non ci può essere una delega acritica e di de-responsabilità applicando comunque i protocolli consigliati; essi sono calibrati statisticamente per la malattia ma non prevedono la singolarità del paziente portatore, spesso dopo una certa età, di comorbilità peculiari!
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Ha aperto la sessione delle tematiche del Seminario il Prof. Gennaro Rispoli, Primario chirurgo con esperienza ultraquarantennale, direttore della Scuola ACOI di Chirurgia colon- rettale.
Il Rispoli, attraverso l’associazione il “Faro di Ippocrate” promuove l’arte e la storia della medicina.
È fondatore (anno 2000) e direttore del Museo delle Arti Sanitarie e di storia della medicina, sito nel complesso monumentale dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli.
Ha curato nella sua vita migliaia di pazienti e sa che la città di Napoli si può curare: con il rigore e la disciplina che la storia e la scienza della nostra città ci hanno tramandato.
Il Prof. Rispoli sottolinea nella sua relazione l’importanza della “soggettività del malato” rispetto alla sua malattia e di come abbia osservato anche una diversità di sintomatologia pur manifestando la stessa malattia tra un individuo ed un altro.
Ognuno di noi con la nostra genetica ed epigenetica dà un’impronta diversa riconoscibile per chi è un attento osservatore quale è un chirurgo.
Inoltre, sottolinea l’importanza anche nella evoluzione della convalescenza di un malato chirurgico suggerendo al medico di avvicinarsi al paziente con maggiore umanità e considerare anche il lato spirituale della medicina.
Caratteristiche che vengono sottovalutate in una medicina meccanicistica come quella di oggi.
Il Rispoli termina affermando che «La nostra medicina deve intervenire con mezzi appropriati e con la libertà di poterlo fare secondo scienza e coscienza».
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Segue l’intervento del Prof. Francesco Eugenio Negro, medico studioso e ricercatore archivista della storia di Hahnemann (1755- 1843), fondatore della medicina omeopatica.
Francesco Negro cura il Museo dell'Omeopatia - Archivio storico - Fondazione Negro per l'Omeopatia, le sue ricerche e i suoi studi li troviamo in numerosi libri, riviste e raccolte pubblicate anche con lettere epistolari tra Hahnemann e le persone che lo ostacolavano o volevano confronti con lui.
Hahnemann faceva parte della Massoneria, frequentata allora solo da illuminati come Mozart, Goethe… ricorda che la medicina omeopatica, nata in Germania, si insedia casualmente a Napoli con l’arrivo dell’esercito austriaco, chiamato da Ferdinando I per distruggere la carta costituzionale prima concessa e realizzata con il primo Parlamento a Napoli. Le armate austriache si avvalevano di medici militari omeopatici per volere del Marenzeller.
Napoli, città culturalmente avanzata per la sua centralità e per avere già speculato intellettualmente, da subito, sull’omeopatia, vide molti medici, anche cattedratici e accademici convertirsi alla medicina dell’Alemanno (tra questi il Prof. Cav. Cosmo Maria de Horatiis primario chirurgo dell’Ospedale Militare e Degli Incurabili e membro dell’Accademia Reale; divenne medico personale del Re Francesco I a cui curò una forma di angina ribelle ad altri trattamenti).
Tornando un passo indietro… nel 1796 Hahnemann inizia a sperimentare personalmente la corteccia di China in piccole dosi e osserva che provocava sintomi simili a quelli delle febbri intermittenti.
Da qui l’intuizione “similia similibus curentur” già citata da Ippocrate (curantur) per l’uso empirico di sostanze a piccole dosi.
Secondo il Professore Negro, Hahnemann ha anticipato i tempi quando con le diluizioni e le succussioni imprimeva al rimedio quella capacità di agire sull’energia vitale e su diversi piani: anticipando la teoria di Einstein che palesò la relazione unitaria e inscindibile di materia ed energia.
Negro parla quindi della genialità sempre attuale di Hahnemann che anticipa la biofisica (come Hahnemann stesso descrive al par. 269, dell’Organon)[1].
Inoltre, in una sua osservazione dice che “il medico omeopata si fa archeologo quando in un paziente cronico ha bisogno di eliminare, quello che c’è in più che si è depositato negli anni, ed è entrato nella trama del tessuto alterandoli come in un affresco su cui si deposita la polvere che offusca la vera trama originaria della persona.
«Il medico deve essere medico, psicologo e sacerdote».
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Il Professore Antonio Abadessa noto onco-ematologo internazionale, introduce il suo intervento parlando dei «principi che guidano la pratica professionale dei medici»:
Autonomia (diritto di decidere liberamente i trattamenti sanitari con il consenso informato)
Beneficenza (agire nell’interesse del paziente: primum non nocére)
Giustizia (trattare le persone in modo imparziale indipendentemente da razza, età, status sociale)
Veridicità (dire la verità).
Ha parlato inoltre di un uso attuale di una medicina difensiva basata:
1) sull’abuso di farmaci per paura di denunce (malpractice)
2) può essere positiva o attiva (richiedere più indagini di quelle necessarie, anche molto invasive senza vera cognizione di causa ma solo per creare prove documentali a propria difesa in caso di contenzioso
3) negativa o omissiva (evitare di trattare pazienti complessi con procedure mediche ad alto rischio pur consapevoli in scienza e coscienza del loro potenziale terapeutico per non correre rischio di denunce).
Abbadessa infine ha ripercorso 3 casi clinici in cui l’osservazione e l’attenzione del medico ha evitato cure molto invasive.
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L’ultimo intervento della mattinata è stato quello della Dott.ssa Viviana Rasulo pediatra, psicoterapeuta - docente LUIMO.
In sintesi alcuni passaggi dell’intervento:
«nel bambino acuto e cronico abbiamo la possibilità di usare con scienza e coscienza la medicina della persona (omeopatia) o la medicina convenzionale.
In entrambi i casi con la mia esperienza possiamo avere risultati brillanti.
Ma la medicina omeopatica cura il terreno predisponente del bambino evitando così le recidive che ci portano ad un abuso di farmaci senza ottenere risultati soddisfacenti e incidendo anche sulla spesa sanitaria.
Bisogna valutare caso per caso in un bambino la terapia da utilizzare con scienza e coscienza e ricordarsi che la reattività del bambino alla malattia è molto alta nel bene e nel male ed è soggettiva.
Più il bambino si cura con la medicina omeopatica dalla nascita, maggiori sono le possibilità di non ammalarsi durante il percorso di crescita.
Questo evita un abuso di farmaci sul bambino, un affollamento negli studi medici e nei pronto soccorso, e porta ad una spesa sanitaria inferiore.
Un esempio è l’abuso di antibiotici che si è fatto in questi ultimi anni rendendoli inefficaci su molti batteri che hanno creato una barriera di difesa con la produzione di alcuni enzimi. Il nostro organismo è perfetto per difendersi dagli insulti ripetuti.
La medicina omeopatica è valida nell’acuto e nel cronico, nella prevenzione e nell’accompagnamento di malattie oncologiche con terapie invasive.
La malattia è un disordine che insorge per svariatissimi motivi: disordini alimentari, inquinamento ambientale, una famiglia inadeguata, un forte dispiacere, un dolore, un lutto, una separazione, un cambio di casa o di città.
Cosa significa allora relazione sana medico paziente: dignità, ascolto e dare spazio al paziente.
Il bambino piccolo ha bisogno per esprimersi del gioco attraverso il quale, se siamo attenti osservatori, può già raccontarci qualcosa, il genitore può essere come il medico un attento osservatore.
Ristabilire un ordine interiore nella correlazione e relazione tra organi e restituire al bambino quella energia vitale necessaria alla guarigione.
L’infanzia è l’età d’oro per l’omeopatia che si inserisce con una modalità dolce e duratura per dare uno stato di guarigione persistente con recidive minime e sempre di minore gravità ed il tempo di guarigione si riduce sempre di più.
Per essere un bravo medico omeopata bisogna in primis essere un medico e poi fare una formazione specialistica di 3 anni ed un anno di clinica.
Solo così ogni medico si può’ avvicinare ad essa senza pregiudizio scoprendone i notevoli vantaggi nell’infanzia ma anche i limiti come nella medicina convenzionale.
Con i genitori e con il bambino possiamo creare una relazione autentica fin dalla nascita che ci guida durante la crescita sempre in scienza e coscienza medica avvalendoci di tutti gli strumenti che abbiamo per portare il bambino ad uno stato di salute. Siamo medici due volte».
Viviana Rasulo
Napoli 05.10.2026
[1] J. J. Berzelius, il celebre chimico che si interessò alla struttura dell’atomo e precursore dell’elettrochimica disse di Hahnemann che sarebbe stato un grande chimico se non fosse diventato un grande medico.
https://www.luimo.org/news-luimo/cristiano-federico-samuele-hahnemann-uomo-chimico-e-medico

