Editoriale[1]
Omeopatia:
e se fosse solo questione di metodo?
La medicina omeopatica si basa su una banca dati storica ultra-bisecolare, costante nel tempo, che conferma l’affidabilità del suo paradigma in termini di efficacia metodologica!
Le testimonianze delle opere metodologiche, cliniche e storico divulgative di Antonio e Francesco Negro, come più volte esplicitato su questo blog, rappresentano la pietra miliare irrinunciabile della medicina omeopatica.
Il Museo dell’Omeopatia di Roma, Fondazione Antonio Negro diventa perciò il riferimento documentale del metodo dei simili, una medicina che per forza intrinseca alla sua efficacia è entrata nella cultura medica mondiale!
I fatti di cui parliamo:
la diffusione, la storia e la stabilità metodologica e l’efficacia della omeopatia nelle epidemie
La diffusione costante dell’uso della medicina omeopatica nel mondo è un fatto!
-Fatti sono anche i riferimenti storici di cui si avvale l’omeopatia. Si tratta di una letteratura[1] che fa emergere una continuità metodologica che testimonia:
-le prescrizioni di rimedi consolidati nell’uso, secondo metodo, per i singoli malati portatori di una certa malattia e per le verifiche cliniche dei soggetti trattati, anche in medicina veterinaria…,
-l’efficacia dell’omeopatia nelle epidemie riportate nei documenti a noi pervenuti,
-le banche dati sperimentali di rimedi che si dimostrano valide nel tempo
-e le regolamentazioni giuridiche nei vari Paesi dove l’omeopatia venne e viene praticata!
Il tutto rappresenta una vera e propria base culturale di riferimento che giorno dopo giorno si arricchisce di verifiche piuttosto che di aggiornamenti e di sostituzioni di presidi terapeutici che hanno palesato limiti o effetti indesiderati o imprevisti.
La reazione e l’opposizione al nuovo paradigma: brevi note storiche[2]
Solo l’efficacia dell’omeopatia e la sua applicazione stabile secondo epistemologia ha consentito l’espansione di questa medicina, nonostante tutto.
Ricordo che l’opposizione della vecchia scuola, avversa al nuovo paradigma metodologico per il combinato disposto di economia e assetto sociale culturale collegato, emerse da subito già all’ epoca di Hahnemann.
Lo stesso Hahnemann fu poi esiliato di fatto a Parigi in Rue Milano, dove proseguì la propria opera con evidente successo; un successo che si riverbera ancora oggi nello Stato francese, in tema di regolamentazione e di cultura omeopatica; il 50% dei cittadini francesi pratica l’omeopatia.
Si trattò, come avviene ancora oggi, di una opposizione preconcetta, quella della vecchia scuola, che negava pregiudizialmente, sempre e comunque, senza entrare in un ambito scientifico e/o metodologico, ogni successo evidente della omeopatia; ricorrendo spesso a premesse false da cui i conseguenti sillogismi e/o a mezze verità di fronte all’evidenza esplicita; temendo che la diffusione del metodo dei simili sostituisse l’assetto socioeconomico dominante e le posizioni cattedratiche acquisite.
Parliamo di una negazione continua dell’evidenza,
come avvenne per la storia della cura delle epidemie di scarlattina e delle febbri respiratorie nei campi Flegrei che mietevano molte vittime, trattate con successo dall’omeopata Cimone, soprattutto con l’aconito[3],
del colera,
e financo del covid[4] di cui mostrammo, su questo blog, un documento[5] inviato al Ministro della salute dell’epoca (che ritroviamo nell’Editoriale alla nota 4).
Il Ministro omise di rispondere alla disponibilità palesata dalla comunità degli omeopati a scendere in campo nella pandemia a disposizione di quel Ministero, in osservanza delle obbligazioni dell’art. 8[6] del Codice di deontologia medica, nel mentre si ipotizzava, nell’emergenza della pandemia, di arruolare financo i neolaureati in medicina, non ancora abilitati.
Lo stesso documento inviato in copia al Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici raccolse, però, una risposta di rallegramenti a firma dello stesso[7].
La sfida lanciata dalla omeopatia alla allopatia sulla clinica e l’intervento di Re Francesco I
La storia della opposizione preconcetta al tempo dei Borbone[8], ci racconta anche del rifiuto al confronto sul campo della clinica, diretta al singolo malato, da parte della medicina dominante che dapprima rifiutò la sfida sul campo lanciata dalla omeopatia ma poi quando Francesco I di Borbone la impose alla allopatia, la vecchia scuola medica utilizzò, presso l’Ospedale militare di Napoli, tutte le tecniche, estranee alla medicina, compresi i media che erano dalla loro parte, per falsificare e fare fallire l’esperimento clinico con l’omeopatia su un certo gruppo di malati; come proposto dal prof. cav. Cosmo Maria de Horatiis e da Francesco Romani[9].
È interessante la tecnica usata per falsificare l’esperimento da parte della Commissione nominata a valutare i dati dell’esperimento svolto su malati di diatesi diverse e in condizioni precarie:
- Se il paziente migliorava con le terapie omeopatiche la commissione relazionava che non si trattava di una malattia grave, per cui per la guarigione risultava indifferente seguire una terapia medica o meno.
- Se il paziente poi si fosse aggravato la colpa sarebbe stata addebitata alla tossicità del farmaco omeopatico[10].
Il capitolo dei vaccini ha rappresentato, ancora oggi, un sovvertimento ambiguo della verità storica!
Infatti la medicina convenzionale, come racconta la documentazione storica[11], all’inizio della pratica vaccinale di Jenner e dei risultati sul campo, non voleva divulgare questi risultati e vietò, nel Congresso degli scienziati a Napoli nel 1845, non solo che gli omeopati relazionassero sulla omeopatia, ma allo stesso tempo fu fatto divieto di parlare[12] di vaccini; in quanto si riteneva che il paradigma vaccinale, basato sul principio di similitudine, appartenesse alla omeopatia stessa…e quindi non se ne doveva parlare.
Tutto questo perché Hahnemann aveva scritto nel Par. 46 dell’Organon alla nota (7) “questo metodo benefico e meraviglioso” in riferimento alla vaccinazione di Jenner[13].
A quell’epoca, il Direttore del Reale Istituto Vaccinico era proprio un omeopata famoso, il prof. cav. Cosmo Maria de Horatiis, Accademico, Direttore della clinica chirurgica dell’Ospedale Militare di Napoli, Primaro chirurgo dell’Ospedale degli Incurabili, già omeopata di Francesco I.
Al Cosmo Maria de Horatiis gli fu fatto divieto di iscriversi al Congresso di Napoli degli Scienziati, 1845, quale omeopata e non gli fu consentito di parlare di omeopatia né di vaccini: agli Atti del Congresso risulta un suo intervento di chirurgia d’urgenza su legatura di arterie ed emostasi sanguigna.
Fu proprio la conoscenza dell’impianto vaccinico, basato sul vitalismo ippocratico dei viventi, da parte degli omeopati, il motivo per cui gli stessi omeopati poi mossero le loro critiche alla successiva modalità di utilizzo dei vaccini ed alla loro preparazione (già dal 1845 - Sinibaldi[14] in congresso; poi in un libretto nel 1847).
Il tutto, sia per l’uso reiterato dello stesso vaccino o anche per l’associazione con altri:
- senza una verifica clinica oggettiva sul soggetto storico,
-sia per l’uso di dosi standard che di fatto non considerano la necessità e l’idiosincrasia individuale,
-sia per la preparazione e l’uso di veicoli stimolanti la reazione vitale, spesso non tollerati dalla omeostasi individuale,
-ed infine inoculando gli stessi in costanza di epidemia; esercitando un ulteriore stimolo in aggiunta a quello naturale con l’effetto di bloccare[15] la risposta immunitaria richiesta preventivamente;
come da paradigma vaccinale esplicitato dallo stesso Hahnemann…
Tutto ciò fa emergere una completa assenza di studio e di conoscenza della soggettività individuale e reattiva, omeostasi-vitalismo ippocratico, su cui si basa la cultura dei simili compresi i vaccini.
Giorgio Morpurgo, uno dei maggiori scienziati italiani di biologia molecolare e studioso del sistema immunitario nella sua biochimica, evidenziò che il primo non- self crea una risposta reattiva sull’organismo come desiderato, la reiterazione successiva vaccinale può bloccare la risposta del sistema immunitario; in quanto la reazione non è, come avviene sempre sugli organismi, di tipo lineare ma si confronta con la complessità del sistema biologico. (leggi anche il capitolo specifico all’uso dei vaccini durante il covid: grafici sull’andamento della pandemia a seguito delle vaccinazioni- alla nota 5 di questo editoriale).
Il documento dell’omeopatia di un Maestro riconosciuto: ISSN-0391-1675 -ISTISAN 85/11
Antonio Negro fu il primo ed unico omeopata a confrontarsi, in rappresentanza della LUIMO, in conferenza presso l’Istituto Superiore di Sanità all’epoca diretto dal prof. Pocchiari
Conferenza tenuta presso l'Istituto Superiore di Sanità il 2 luglio 1984
Di seguito la ferma e dotta esposizione del nostro Maestro Antonio Negro in una vera e propria lezione di medicina e di vita animata dalla forza della conoscenza e dell’esperienza:
A stralcio alcuni passaggi del documento[16]:
«Ma a noi uomini di scienza non sfugge che alle spalle c'è un grosso problema di "cultura" generato dalla confluenza di fattori diversi.
Fra essi citerò solamente:
- il carattere maggioritario e tradizionale di alcune impostazioni concettuali che monopolizzano il sapere; le pressioni dell'assetto socioeconomico che su queste scelte teoriche si è operato; e, non ultima, la resistenza inerziale che trattiene sull'antico per paura del nuovo.
In termini di filosofia della scienza direi che naturalmente la cultura dominante è restia ad ammettere che esistono statuti epistemologici diversi; ed è ancora più tarda a riconoscere ad essi piena cittadinanza col diritto ad interloquire.
L'atomo indivisibile rifiutava la sua divisibilità, come il continuum naturale aborriva dai salti quantici, e così la certezza delle metafisiche classiche dichiarava eretico il principio di indeterminazione di Heisenberg.
La vostra enorme competenza nelle scienze mediche mi esime dal fare conformi esempi in tema di storia della medicina.
Vorrò rilevare solamente che, quando, ad esempio, si offre al terapeuta occidentale, formatosi in una concezione biochimica dell'uomo, una diversa lettura che considera invece l'essere umano primariamente come equilibrio energetico …
I due punti che uniscono gli uomini di scienze
La difficoltà per l'omeopatia di dialogare con la medicina allopatica consiste proprio in ciò: rendere conto di sé in una lingua che non le è propria, in un sistema che non le appartiene.
Perciò il mio discorso con voi vuole ancorarsi a due punti che certamente ci uniscono come è naturale fra onesti uomini di scienza che credono nella funzione terapeutica della medicina:
il primo è l'<<uomo infermo>>, uno cioè che ha bisogno di cura e non solo di conoscere una <<lettura>> del suo male; il secondo è il fatto, cioè la suprema categoria della scienza.
Vi parlerò di fatti ricordando a me stesso che nessuna teoria può negare i fatti, se è vero, come diceva la sapienza antica, che, contra factum non valet argumentum.
Vi parlerò di fatti che si riferiscono alla cura dell'uomo malato. Il resto è tutto discutibile; è tutto da perfezionare; è tutto da continuare a cercare…
Ma ancora prima di cominciare ad esporre i principi e le regole metodologiche della scienza omeopatica, debbo rilevare che questo scontro fra cultura dominante e cultura minore, nel caso fra medicina allopatica e medicina omeopatica, viene a volte falsamente risolto con un facile concordato, con un irenismo pattizio che è solo falsificazione della scienza…
E qui la falsa omeopatia ha buon gioco perché, non avendo alle spalle un sistema e una sperimentazione, è pronta al compromesso pur di ottenere diritto di cittadinanza nell'area della medicina ufficiale. Io naturalmente seguo invece il cammino, certo più difficile, ma onesto e scientifico di esporre la "medicina" di Hahnemann e confrontarla col sistema allopatico, di parlare di principi, di metodi, di sperimentazione, di clinica.
L'omeopatia di Hahnemann
Ecco, io vi parlerò della omeopatia di Hahnemann, di quella che si è sviluppata nella prima metà dell’Ottocento sino ai giorni nostri con costanza di principi, di metodi e di sperimentazione.
Il resto non è omeopatia ed io, quale medico, galantuomo e uomo di scienza, denuncio solennemente ogni mistificazione.
E torniamo dunque ai fatti. Un fatto è l'esistenza della medicina omeopatica.
A prima vista potrebbe sembrare questo un dato insignificante, perché oggetto stesso del problema. Ma la sociologia ci insegna a non trascurare un dato costante. Se, dopo più di 150 anni la pratica omeopatica continua, in una società progredita come quella occidentale, è certo sommario e superficiale accusare la medicina omeopatica di ciarlataneria. Un censimento anche superficiale avverte di:
- un numero enorme di malati curati in tutto il mondo.
- un numero notevole di medici – cioè di terapeuti di estrazione allopatica – che hanno abbracciato l'omeopatia. In Italia sono circa 600[17] ed in continuo aumento e nel mondo circa quindicimila – il corso triennale tenuto a Napoli e Roma dal A.I.M.O.H. e dal CE.M.O.N. ha circa 250 iscritti.
- un numero consistente di pubblicazioni e studi sia a livello monografico che di trattati, sia di pubblicazione periodica.
Se vorrete presso il CE.M.O.N. di Napoli potrete prendere visione della consistenza di questa letteratura, che non trova spazio nelle pur nutrite ed aggiornate biblioteche universitarie, sicché molti medici confondono ancora omeopatia con erboristeria.
- in nazioni diverse sono riconosciute numerose farmacopee ufficiali, almeno venti.
Un fenomeno così vasto nel tempo e nello spazio che riguarda civiltà diverse, come quella indiana o anglosassone e diritti e società ben distinte, non può certo essere frutto di una truffa, ma quanto meno deve contenere in sé principi e fatti veri.
È questa una conclusione che ha costretto la scienza egemone a riscoprire anche le medicine tradizionali come l'erboristica, le cure termali, la fisiochinesiterapia, la chiropratica ecc. …
L'omeopatia ha una sua visione del mondo e dell'uomo, ha una sua fisiologia, una sua teoria della morbosità sia costituzionale che acuta, una sua tanatologia, una sua clinica e terapia…
Forse qualche cenno storico qui può essere illuminante. È Samuel Hahnemann il fondatore della moderna omeopatia; e dico moderna perché il sistema, come voi sapete, è già presente in nuce in lppocrate ed affonda le sue radici nella enorme e ancor poco esplorata cultura orientale dei quattro millenni che precedono Cristo.
Hahnemann, famoso medico del suo tempo, con studio a Vienna, si trovò a vivere, come il medico d'oggi, il grande dubbio di non sapere curare i malati. Questo lo spinse a chiudere il suo studio e vivere magramente di traduzioni scientifiche. Durante questo lavoro in lui si comincia a formare la nuova medicina, attraverso tentativi sperimentali, nei quali va apprezzata la sua rigorosità di scienziato pronto a contraddire le sue stesse conclusioni quando l'esperienza glielo chiedeva.
I suoi primi studi tendono ad una diversa lettura del fatto morboso non in base alle teorie apodittiche del suo tempo, che egli non affermò mai, ma in base alla esperienza orientata dal principio ippocrateo di similitudine che gli era sembrato di verificare nello studio comparato del l 'avvelenamento da china e della febbre malarica. Nello sforzo di ridurre gli effetti tossici della sperimentazione, tesa a verificare la coincidenza fra effetti di una droga ed effetti di una malattia, Samuele Hahnemann. ricorre alla diluizione e poi alla diluizione dinamizzata. Scopre allora che le droghe, così trattate, si comportano in maniera diversa e producono quadri sintomatologici sfumati e funzionali, ma costanti. Egli pensa così di avere depurato la droga dal suo aspetto tossico e di avere colto i sintomi puri.
In base ad essi potrà ora applicare il principio di similitudine al l 'uomo malato senza procurargli danni.
Il successivo approfondimento lo guida poi all' individuazione degli aspetti costituzionali, alle diatesi che egli qualifica col termine di miasmi…
Ma, operando un taglio epistemologico, io direi che l'antica novità del sistema consiste nel punto di approccio alla ricerca.
Non una conoscenza dell'uomo da una parte e del farmaco dall'altra, ma una conoscenza dell'uomo, usando come parametro il farmaco. Metodo che, come speriamo di chiarire più appresso, consente di abbracciare in un unico momento ricerca, conoscenza e terapia e di permanere stabile nel tempo, senza soffrire la variabile incalcolabile della ricerca scientifica, pur gravandosene sotto tutti i profili.
Non dunque anatomia patologica, patologia medica, clinica e farmacologia in continua settoriale evoluzione e, quindi in eterna provvisorietà, ma la scoperta di connessioni stabili fra farmaco e malato così da ottenere una chiave terapeutica che non nasce da teoria sull'uomo, sulla malattia e sul farmaco, bensì direttamente dall'esperienza e con un elevato grado di stabilita.
Questo geniale approccio scientifico che supera d'un balzo tutta la problematica sempre più incalzante della sperimentazione dei nuovi farmaci, allopatici, dà alla medicina omeopatica un vantaggio enorme. Noi curiamo da centocinquanta anni con gli stessi farmaci (anche se ne cerchiamo sempre di nuovi, riverifichiamo quelli tradizionali).
Noi non siamo costretti a dovere prendere come base dell'azione terapeutica una lettura dell'uomo, delle sue leggi e del suo stato morboso che sappiamo già dall'inizio di dovere in buona parte abbandonare fra qualche anno. E neppure costruiamo farmaci in vitro, su animali o su tessuti isolati dell'essere vivente per poi sperimentarli sull'uomo e doverne a distanza di tempo verificare tossicità e danno…
S. Hahnemann, in conclusione delinea la struttura della sua medicina poggiandola su una visione unitaria dell'uomo, letto come essere vivente che ha un suo passato e una sua costante relazione con il mondo.
La "vita" è l'oggetto primario dello studio e della pratica omeopatica e ad essa vanno ricondotti continuamente sia i principi che le metodiche.
Hahnemann identifica così i capisaldi della sua medicina: considerava innanzi tutto umilmente la sua importanza a conoscere veramente e totalmente l'uomo come meccanismo e quindi a curarlo intervenendo attivamente su di lui; afferma, in secondo luogo, l'esistenza di una forza vitale, di un dinamismo che è la causa prima dell'esistere dell'uomo e quindi il luogo delle turbe, che chiamiamo malattie.
Da qui deriva uno spostamento nella scala delle causalità, <<causa>> di una situazione morbosa non è questo o quel fatto somatico (es. batterio o virus o freddo o caldo) ma un deficit o comunque un aberrante porsi della forza vitale. Da qui deriva l'orientamento nuovo: scoprire cioè, un meccanismo capace di mettere il terapeuta in contatto con la vita ed operare su di essa.
Hahnemann evidenzia con questa impostazione il paradosso di una scienza medica che cura la vita senza farne l'oggetto primo della sua ricerca.
L'uomo, come essere vivente, è molto più del soma e della psiche in cui si evidenziano gli effetti della carenza della forza vitale; anzi direi che l'uomo è "molto prima" del soma e della psiche. L'uomo è "terreno" - per usare una espressione corrente - ed è "energia equilibrata".
Dunque, è dinamismo che si rifiuta di essere inquadrato in schemi statici più di quanto ciò non sia necessario per l'apprendimento....»
Le note che seguono sono parte integrante di questo documento per chi volesse approfondire i singoli argomenti trattati.
Carlo Melodia
[1] Come emerge dal lavoro benemerito di Francesco Negro che si è proposto di rendere fruibile per il cittadino interessato e per le verità storiche, in una raccolta di tomi in fieri, la documentazione sulla omeopatia che Gioacchino Pompili aveva recuperato per circa cinquant’anni e oggi conservata presso il Museo della Omeopatia Fondazione Antonio Negro diretto dallo stesso Francesco Negro.
[2] Riporto passaggi di argomenti in parte già trattati su questo blog.
[3] Il prof. Cav. Giovanni Battista Quadri, famoso oculista ed accademico, si incuriosì per le guarigioni dell’epidemia in atto nella zona Flegrea e assieme al cav. russo Borosdin andò a verificare se la notizia delle guarigioni omeopatiche del dott. Cimone fosse vera. Il Quadri accertò le effettive guarigioni omeopatiche e, nella relazione, poi messa agli atti dall’Accademia Reale si parlò di una terapia a base di Aconito dove si omise di dire che fosse un rimedio omeopatico. Così come da direttive della Accademia che aveva vietato, ad un certo punto di fronte alla efficacia dimostrata dalla omeopatia, di parlare o di utilizzare il termine omeopatia di fronte a guarigioni di patologie gravi. (da: Carlo Melodia 1821-2021 Il bicentenario dell’arrivo della medicina omeopatica a Napoli. L’omeopatia al tempo dei Borbone-Una mezza verità, pag. 78-79)
[4] https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/lomeopatia-e-acqua-fresca-seconda-parte
[5] https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/editoriale-lomeopatia-e-acqua-fresca-sesta-parte
[6] Art. 8 Calamità
Il medico, in caso di catastrofe, di calamità o di epidemia, deve mettersi a disposizione dell'Autorità competente.
Commento: Il progredire delle conoscenze sociali sia a livello individuale che istituzionale ha indotto il legislatore deontologico a dedicare uno specifico articolo ai compiti assistenziali cui il medico non può sottrarsi in caso di eventi che abbiano rilevanza collettiva. La stessa normativa vigente attribuisce specifici compiti ai medici in questi frangenti, ma è di tutta evidenza che le motivazioni etico-deontologiche sono le prime cui il medico deve rispondere in caso di eventi eccezionali ed emergenze sanitarie. Il medico, infatti, proprio per la sua qualificazione professionale deve mettersi a disposizione delle autorità costituite quando la situazione richieda interventi urgenti in presenza di emergenze particolarmente gravi. Esistono, peraltro, anche gli artt. 256 e 257 del TULLSS che prevedono rispettivamente "l'obbligo dei medici di prestare la propria opera per i servizi di assistenza e profilassi, secondo le disposizioni dell'autorità sanitaria, nei comuni di residenza, in caso di epidemia o di pericolo di epidemia nonché l'obbligo di prestare la propria opera per prevenire o combattere la diffusione di malattie infettive negli altri comuni ai quali siano stati destinati dall'autorità sanitaria".
Si tratta di un vero e proprio obbligo giuridico di prestazione di attività indipendentemente dalla instaurazione di qualsiasi rapporto di carattere continuativo. Anche in questo caso è utile ricordare, che, comunque, l'obbligo deontologico sussiste, nella fattispecie, anche in mancanza di precise disposizioni dell'autorità competente: si pensi ai casi di calamità gravissime che provocano l'interruzione di qualsiasi forma di comunicazione.
[7] https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/editoriale-lomeopatia-e-acqua-fresca-sesta-parte
[8] Ma ancora oggi… N.d.A.
[9] https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/editoriale-lomeopatia-e-acqua-fresca-terza-parte
[10](da: Carlo Melodia 1821-2021 Il bicentenario dell’arrivo della medicina omeopatica a Napoli. L’omeopatia al tempo dei Borbone-Il tentativo da parte del de Horatiis per una sperimentazione clinica condivisa…pag. 75, 76, 77)
[11] https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/vaccini-e-omeopatia-paradossi-e-dintorni
[12] Nonostante le reiterate epidemie di colera di quel periodo storico, fu vietato, nel citato Congresso degli scienziati del 1845 di parlare di questa epidemia visti i successi documentati della omeopatia e gli attestati di riconoscimento ricevuti da Rocco Rubini a cui fu affidato un reparto di cura presso l’Albergo dei Poveri, dove non perse neanche un coleroso a fronte delle percentuali di morte elevatissime. Più tardi al Rocco Rubini fu assegnato il reparto delle malattie infettive dell’Ospedale della Cesarea in Napoli dove curò senza perdite circa 350 ammalati di tifo. Con la sopraggiunta amministrazione degli Ospedali Riuniti da parte Antonio Ciccone, medico legale e poi politico, gli omeopati ospedalieri furono licenziati dagli ospedali con la motivazione di assenza di fondi…N.d.A.
[13] § 46
Esempi di malattie croniche guarite dalla comparsa casuale di un'altra malattia simile, più forte.
Si potrebbero citare moltissimi esempi di malattie guarite omeopaticamente dalla natura col mezzo di malattie a sintomi simili. Ma invece dobbiamo attenerci unicamente a quelle poche, che, sempre permanendo uguali, sono prodotte da un determinato miasma e che perciò portano un nome stabilito fisso, onde poter discutere di cosa determinata ed indubbia.
Specialmente il vaiuolo umano, che ha un gran numero di manifestazioni violente, ha rimosso e guarito numerose malattie a sintomi simili. Le infiammazioni violente degli occhi nel vaiuolo umano non sono molto comuni, ma il vaiuolo innestato ha guarito completamente e per sempre un'infiammazione oculare cronica, come riporta Dezoteux (1) e Leroy (2). Klein (3) riferisce un caso di cecità, esistente da due anni in seguito a tigna del capo repressa, guarita completamente dal vaiuolo.
J.F. Closs (4) ha constatato che il vaiuolo umano molte volte produceva sordità ed asma; mali che il vaiuolo guariva anche quando aveva raggiunto l'acme del suo decorso.
Il vaiuolo ha pure, tra i suoi sintomi frequenti, tumefazione, anche molto violenta, dei testicoli; Klein ha osservato la guarigione, operata per similitudine dal vaiuolo, di una tumefazione grande, insorta in testicolo sinistro in seguito a contusione. Una simile tumefazione testicolare è stata guarita nello stesso modo secondo l'osservazione di altro autore (5). Tra i disturbi prodotti dal vaiuolo vi è anche una diarrea dissenteriforme e Fr. Wendt (6) ha osservato un caso di dissenteria guarito dal vaiuolo, quale potenza morbosa similare.
Il vaiuolo umano che sopraggiunge al vaccino, come è noto, lo tronca del tutto (omeopaticamente) sia per la maggiore forza che per la grande affinità e non lo lascia continuare fino alla fine. D'altra parte, il vaiuolo umano, che scoppia quando il vaccino è vicino alla maturità, (omeopaticamente) per la grande similarità ne viene di molto attenuato e reso più benigno (7) come attestano Muehry (8) ed altri.
La linfa vaccinica, oltre contenere il materiale protettivo contro il vaiuolo, contiene anche l'agente per una eruzione cutanea generale di altra natura, che consta di elementi conici, ordinariamente grandi e suppuranti, secchi, poggianti su areole rosse poco estese, spesso frammiste con piccole macule rotonde, accompagnate talvolta da fortissimo prurito (9). Tale eruzione compare in non pochi bambini anche alcuni giorni prima, per lo più però dopo che si è formato l'alone rosso dell'innesto, e se ne va in un paio di giorni lasciando piccole macchie rosse dure sulla pelle. Il vaccino innestato guarisce, per la legge dei simili, eruzioni affini spesso molto vecchie e gravi in bambini, dopo l'attecchimento, in modo omeopatico, completamente e duraturamente, come testimoniano molti autori (10). Il vaccino, che ha come sintomo peculiare quello di produrre gonfiore al braccio (11), guarì, dopo il suo attecchimento, il gonfiore di un braccio paretico (12). - La febbre, che in seguito all'innesto insorge al momento dell'alone rosso, guarì (omeopaticamente) una febbre intermittente di due persone, come riporta Hardege junior (13) a conferma di quanto osservò J. Hunter (sulle malattie veneree pag. 4), che due febbri (malattie simili) non possono esistere contemporaneamente in uno stesso organismo. Nella febbre e nella qualità della tosse il morbillo ha molta affinità con la pertosse e per questo Bosquilon osservò che in un'epidemia delle due malattie, molti bambini, che avevano già superato il morbillo, rimanevano immuni dalla pertosse. Tutti, anche in seguito, sarebbero esenti dalla pertosse ed immunizzati a mezzo del morbillo, se la pertosse non fosse malattia simile solo in parte al morbillo, ossia se la pertosse portasse anche un'eruzione simile a quella portata dal morbillo. Così il morbillo poté preservare dalla pertosse molti bambini e solo nella presente epidemia.
Ma se il morbillo trova nell'organismo una malattia con eruzione cutanea simile - sintomo fondamentale - può senz'altro toglierla e guarirla omeopaticamente. Kortum (14) osservò un caso di eczema cronico guarito subito, completamente e duraturamente (omeopaticamente) da sopraggiunto morbillo. Un'eruzione assai urente, simile a porpora miliare, datante da sei anni, sulla faccia, al collo, alle braccia, che si rinnovava ad ogni cambiamento di tempo, fu trasformata da sopraggiunto morbillo in un semplice rigonfiamento cutaneo; scomparso il morbillo, l'eruzione miliare guarì e non tornò più (15).
(1) Traité de l'inoculation, pag. 189.
(2) Heilkunde für Mütter, pag. 384.
(3) Interpres clinicus, pag. 293.
(4) Ulm 1769 pag. 68, Neue Heilart der Kinderpocken e Specim. obs. nr. 18.
(5) Nov. Act. Nat. Cur. Vol. I oss. 22.
(6) Notizie Istituto Malati di Erlangen 1783.
(7) Questo sembra essere il motivo del fenomeno benefico e meraviglioso, che, dopo la diffusione della vaccinazione jenneriana, il vaiuolo umano non è più comparso epidemicamente né così maligno come quaranta o cinquanta anni fa, quando una città ne veniva colpita e perdeva metà e anche tre quarti dei bambini per tale terribile malattia.
(8) In Willan Robert: Sulla vaccinazione.
(9) Bosquet: Nuovo trattato sulla vaccinazione ecc., pag. 52 e seguenti.
(10) Specialmente Claiver, Hurel e Desormeaux nel Bulletin de Sc. mèdicales, pubblicato dal comitato centrale della società medica del dipartimento dell'Eure 1808. Come pure nel Giornale di Medicina contin., vol. XV pag. 206.
(11) Balhorn, Giornale di Hufeland X, II.
(12) Stevenson in Duncan Annales of Medicine, Lustr. II, vol. I, rep. 2, nr. 9.
(13) Hufeland's Journal der prakt. Arzneik. XXIII.
(14) Hufeland's Journal XX, III, pag. 50.
(15) RAU: Sul valore delle cure omeopatiche. Heidelberg 1824 pag. 85.
[14] Ma come mai al Sinibaldi fu concesso di parlare di vaccini? Semplicemente perché il Sinibaldi disse di voler muovere una critica all’uso dei vaccini e della preparazione degli stessi, pur esaltando l’efficacia, che a suo dire doveva essere cambiata altrimenti reiterando l’uso sulla stessa persona si rischiavano reazioni. (leggi anche il capitolo delle vaccinazioni alla nota 12.
[15] Da: Giorgio Morpurgo DALLA CELLULA ALLE SOCIETA’ COMPLESSE – Bollati Boringhieri- pag. 140. … “È abbastanza probabile che per quanto riguarda la risposta immunitaria dovuta ai linfociti B il riconoscimento del self derivi dall'eliminazione selettiva dei cloni che riconoscono gli antigeni self. Questa conclusione deriva dalle osservazioni su un curioso fenomeno cui è stato dato il nome di paralisi immunitaria, se si inietta nell'adulto una dose eccessiva di antigene, l'organismo anziché reagire producendo un eccesso di anticorpo, non ha alcuna risposta unitaria contro quell’ antigene e rimane per sempre o almeno per tempi molto lunghi incapace di rispondere immunologicamente ad esso…”
[16] https://www.luimo.org/news-luimo/un-passaggio-storico
[17] Oggi oltre 12.000 (N.d.A.).
