Sperimentazione omeopatica e dintorni
Dott.ssa Virginia Paribello[1]
Dalla droga al rimedio. La sperimentazione in medicina omeopatica: un metodo autonomo
Intervista di Carlo Melodia
D) Spesso, agli stessi docenti di Patologia medica sfugge che il “discorso medico” nella sua articolazione propedeutica debba esporre e risolvere innanzitutto il tema dei “principi” su cui si basa quel metodo per significare lo statuto epistemologico di conseguenza. Le prefazioni dei migliori trattati di patologia e di medicina interna, mentre parlano di etica e della centralità del malato e della tecnica della visita medica, sfuggono dalla impostazione dottrinaria e finiscono comunque nel vicolo cieco della passività della malattia che per definizione perde di vista il malato storico unico in cui risiedono le cause biofisiche. Ippocrate, faro indiscusso della medicina occidentale, nella sua Dottrina evidenzia innanzitutto le cause di malattia esterne e interne e l’esistenza di un principio vitale autonomo; da qui formula principi e leggi tra cui i Similia Similibus e i Contraria Contrariis Curantur.
R) Innanzitutto, grazie Dott. Melodia per queste sue interviste, che mi consentono di precisare concetti fondamentali del metodo omeopatico a scopo di diffonderne la conoscenza nei nostri lettori e dissipare dubbi ed incertezze sulla scientificità del metodo.
Vengo alla sua domanda.
L'omeopatia non è soltanto una scienza, ma anche un'arte.
È l'arte nella comprensione dell'essenza dell'essere umano e nel cogliere il senso profondo della sua malattia. L'omeopata, ritornando al principio ippocratico Similia Similibus Curantur da lei menzionato, orienta la sua ricerca non solo nella fisiologia di un cuore, di uno stomaco, di un fegato o di un rene ecc., ma nel funzionamento di un individuo come persona, cioè di un tutt'uno considerato come soggetto agente nella sua realtà. La vita per tutti scorre tra uno squilibrio e l'altro e si determina così per ogni persona una ricerca continua di un nuovo equilibrio strettamente personale.
Per questo il concetto fisico di Stato di buona salute come assenza di malattia è di fatti privo di senso.
Hahnemann fu il primo nella storia medica a superare il concetto del solo quadro nosologico per abbracciare il concetto di stato individuale e specifico dello stato di malattia. Questo è un punto molto importante. La formazione classica in medicina riduce lo stato di salute ad una condizione fisiologica: tutto funziona, quindi siamo in salute, ma come funzioniamo? come percepiamo soggettivamente questo nostro funzionamento? Ciascuno di noi è simile solo a se stesso e da qui nasce l'esigenza di capire che cosa significa per ciascuno essere in salute al di là di quello che ci accomuna. In medicina si parla tanto negli ultimi anni di sistema immunitario, di reattività, di difese dell'organismo e poi cosa facciamo? Sopprimiamo queste manifestazioni (applicazione del Contraria Contrariis Curantur). La logica che segue il trattamento omeopatico per ogni paziente è differente: accompagnare e assecondare l'espressione personale senza sopprimerla, curando la dinamica predisposizione patologica.
D) L’Organon dell’Arte del guarire di Hahnemann in realtà è una raccolta dottrinaria che sancisce i principi del metodo, principi coerenti con il costrutto epistemologico che lo caratterizza e che guida il medico nel percorso scientifico della guarigione del malato.
R) L’Organon dell’Arte del guarire di Hahnemann è un testo fondamentale per il medico/farmacista in formazione omeopatica per comprendere, con rigore scientifico, come curare, guarire e seguire l'evoluzione clinica del paziente. È uno strumento chiave che permette il passaggio dalla medicina anatomo-farmaco-clinica alla medicina della persona umana. Al suo interno troviamo i capisaldi della dottrina hahnemanniana, come la sperimentazione dei rimedi sull'uomo sano e la scelta dei medicamenti secondo la legge di similitudine, numerose e finissime osservazioni, concetti acuti sullo stato di malattia e di salute. Recenti scoperte nel campo della fisica, della chimica e della biologia hanno dimostrato, anche non intenzionalmente, la verità delle basi dell'omeopatia, confermando ciò che Hahnemann aveva compreso più di due secoli fa. Dopo aver letto e riletto l’Organon ci si rende veramente conto che pensare alla Medicina Omeopatica come ad una semplice terapeutica è un errore che non permette di coglierne profondamente il valore di attenzione per la salute individuale e pubblica che essa ha e potrebbe ulteriormente favorire.
Qualsiasi medico o professionista della salute, purché libero da preconcetti, studiando l'Organon non potrà guardare più l'omeopatia con diffidenza e imparerebbe certamente cose che miglioreranno la sua pratica clinica.
D) Oggi affronteremo il tema centrale della omeopatia che la distingue decisamente dalle altre metodologie in tema di ricerca e di terapia. Parleremo della sperimentazione pura di droghe naturali sull’uomo sano di cui lei è molto esperta. Naturalmente tutto ciò è conseguenza della conoscenza biofisica della vita che per definizione ha una sua autonomia reattiva, omeostasi. L’alterazione di questo principio è l’unica causa della malattia (escluse quelle traumatiche, ma anche in queste ne condiziona i tempi di guarigione). Da qui nasce l’aspirazione hahnemanniana, che fu già di Ippocrate: quella di intercettare in qualche modo la funzione vitale per orientarla e modularla nella sua perdita di regolazione vitale tipica della malattia. Il tutto proprio nei limiti biologici di quel soggetto storico. La conoscenza delle proprietà delle droghe fece emergere proprio sull’uomo sano la efficacia della intuizione di Hahnemann di svelare in natura, anche con sostanze minerali, il collegamento unitario con la vita.
R) Noi tutti viviamo immersi in un unico campo di energia vitale. Lo stesso Einstein affermava «In ogni punto c'è energia». Sicuramente le conoscenze mediche oggi ci permettono di individuare le lesioni organiche, la loro fisiologia, i collegamenti tra loro, ma non la vita in ogni persona in termini di energia.
Non possiamo come terapeuti non tenere in considerazione, in termini di cura, gli scambi energetici che avvengono tra il mondo interiore dei nostri pazienti e l'ambiente esterno, che certamente influenzano la loro biologia e il loro stato fisiologico. Ogni individuo reagisce alle circostanze che lo coinvolgono e a tutto quanto lo circonda in funzione soprattutto delle componenti intellettive, volitive e affettive. Conoscendo a fondo il nucleo del paziente che abbiamo di fronte, il suo quadro di equilibrio, potremo certamente valutare meglio l'entità di un disturbo, quantificare la sua capacità a superarlo e le sue reali possibilità di guarigione.
La capacità di superare le avversità incontrate, di mantenere un equilibrio nell'agire quotidiano è certamente una misura dello stato di salute del paziente. La malattia, in quanto espressione di una reattività, può essere considerata come un'accelerazione dell'energia vitale, una crisi di adattamento, una spinta adattativa per ripristinare l'equilibrio quando questo è stato modificato da stimoli morbigeni, sia interni che esterni. L'adattamento avviene sempre sul piano dell'individualità, perché è dettato dalla condizione predisponente soggettiva. Ciò che bisogna curare in ogni persona è questa dinamica predisposizione patologica, che è responsabile delle deviazioni energetiche e della perdita della capacità di adattamento agli stimoli esterni-interni e che porta infine l’uomo a manifestare la propria malattia. Ognuno di noi è sottoposto quotidianamente ad una moltitudine di sollecitazioni che richiedono un continuo adattamento in tempo reale, adattamento faticoso ma essenziale se non vogliamo ammalarci. Il metodo di cura omeopatico è caratterizzato dalla stimolazione del dinamismo individuale, della vitalità della persona affinché la riporti in uno stato di armonia. Il principio di similitudine è l'anello che collega il micro con il macrocosmo e che permette di riconoscere e definire il rimedio opportuno. Questo, che sia di natura vegetale, minerale o animale, diluito e dinamizzato, somministrato, sempre un rimedio per volta, determina il cambio, la reversibilità del processo morboso.
È impossibile dimostrare l'azione positiva delle droghe se non attraverso l'esperimento omeopatico, in quanto nessun meccanismo d'azione potrà dimostrare l’azione completa sull'organismo.
Potremmo certamente riconoscere i cambiamenti chimico-fisici, l'azione tossica, ma mai l'azione pura, ossia l'azione che, per similitudine, può indurre alla reversibilità dello stato morboso del paziente.
D) In pratica tutto ciò implica sia il concetto di vitalismo e sia la conoscenza delle droghe attraverso le proprietà emerse dalla loro assunzione dallo sperimentatore che per definizione deve essere una persona in buona salute. Siccome il suo gruppo di sperimentazione è molto avanzato ci conduca in questo mondo centrale della medicina omeopatica spesso ritenuto secondario nella concezione comune della omeopatia che la si distingue dalla allopatia solo per le piccole dosi; mentre nella realtà le due metodologie partono da principi differenti e divergono sul concetto di malato e di malattia.
R) § 120 dell’Organon: «Dunque, scrupolosamente, assai scrupolosamente le medicine, dalle quali dipende la vita e la morte, la malattia e la salute degli uomini, devono venire differenziate fra loro ed esaminate su corpi sani con accurate ed esatte ricerche, nei riguardi della loro potenza e dei loro veri effetti. Questo per poterle conoscere esattamente e per evitare, nel loro uso nelle malattie, ogni errore, poiché solo una scelta giusta del medicamento può ridare in breve tempo e durevolmente il maggiore dei beni terrestri, il benessere del corpo e dello spirito».
§ 122 dell’Organon: «Per questi esperimenti — dai quali dipende, la sicurezza di tutta la terapia e il bene di tutte le generazioni umane future — non si devono usare se non medicamenti, che siano esattamente conosciuti e diano pieno affidamento per la loro purezza, genuinità ed efficacia».
Per rispondere a questa domanda, Dott. Melodia, riporto due paragrafi dell’Organon fondamentali e che è bene che i nostri lettori conoscano.
Per proving intendiamo la sperimentazione pura del farmaco omeopatico sull’uomo sano, svolta con metodo induttivo, non allo scopo di dimostrarne l’efficacia ma piuttosto per ottenerne il quadro generale dei sintomi propri del rimedio stesso.
Contrariamente alla sperimentazione allopatica, quella omeopatica considera anche sintomi qualitativi e non solo oggettivi/quantitativi. Le regole del proving sono chiare e precise: dura circa un mese, viene eseguito in doppio cieco o in triplo cieco, con la presenza di placebo, su gruppi di volontari sani. Essi devono trovarsi in stato di equilibrio psicofisico, senza assumere farmaci o altri rimedi omeopatici. Alcuni assumeranno il verum, ossia la sostanza da studiare (di origine vegetale, minerale o animale), opportunamente dinamizzata, ed altri assumeranno il placebo. Nessuno degli sperimentatori conosce ciò che assume, se non il direttore del proving.
Il medicinale omeopatico studiato con il proving è quindi in grado di curare il quadro dei sintomi presenti in ciascun malato quando questi emergono spontaneamente in una condizione patologica.
Ogni malattia viene così curata con rimedi capaci di riprodurre gli stessi sintomi caratteristici sull’individuo-sperimentatore sano.
Diversamente dall’allopatia, in omeopatia si definisce non solo la malattia da curare, ma anche i sintomi del malato che si manifestano nello stato di malattia e tutte le eventuali altre manifestazioni patologiche che lo affliggono o hanno colpito il paziente, inquadrando il tutto nel suo stato costituzionale e psichico. Dunque, è legittimo affermare che l’omeopatia cura non la malattia ma il malato.
Diversamente la medicina allopatica nel prescrivere la sostanza medicamentosa da somministrare si serve della conoscenza del meccanismo patogenetico che è alla base del mal funzionamento del paziente, dell’alterazione fisiologica dell’organismo. Ne viene da sé che la cura è determinata dallo stato di malattia.
La causa dell’evento patogenetico, l’eziologia, fatta eccezione per alcuni casi acuti, lo stato generale del paziente, lo stato psicologico del paziente nel vivere la sua malattia sono elementi che non determinano la terapia allopatica. Né determinano la possibilità di revertire il processo morboso in atto e la possibilità di guarire realmente la predisposizione dinamica patologica, che non trattata continuerà a prendere forza manifestando nuove crisi di adattamento e sempre più gravi.
Grazie Dott.ssa Paribello e, a richiesta di molti lettori, non solo farmacisti, troveremo spunti successivi di riflessione grazie alla sua chiarezza.
Carlo Melodia
Grazie Dott. Melodia, grazie per queste riflessioni.
Un Augurio sincero ai nostri lettori di un Sereno Natale.
Condivido con voi tutti le parole preziose della Dott.ssa A. A. Rodriguez, per me stimolo continuo ad osservare e autosservarvi costantemente.
Che possano essere uno strumento di osservazione costante per noi tutti.
Osserva le tue parole,
Osserva le tue azioni e reazioni
Osserva i tuoi pensieri,
Osserva il tuo carattere,
Osserva il tuo cuore
Dott.ssa A. A. Rodriguez
[1] Dott.ssa Virginia Paribello, farmacista presso Usl Toscana Sud Est. Specializzata in omeopatia presso la LUIMO nel 2011. Sperimentatrice di rimedi omeopatici dal 2007, docente incaricato di Sperimentazione Pura dal 2011 presso la LUIMO. Coordinatrice di sperimentazioni omeopatiche per la LUIMO dal 2012. Relatrice ai congressi LMHI dal 2014.

