Le motivazioni e le tematiche del Seminario formativo ECM del 3 ottobre p.v. aperto gratuitamente ai medici chirurghi di tutte le specializzazioni
Etica e deontologia
Il tema del seminario che la LUIMO offre a tutti i colleghi medici vuole fare emergere la necessità che la triade: medico, malato e deontologia, siano in assonanza con l’etica medica.
Parliamo di quella unica etica percepita, che scavalca la ragione, e di cui parla Ippocrate quando descrive la centralità del malato; etica che rappresenta il Faro che guida l’Arte medica.
Le obbligazioni deontologiche, sancite dal nostro Codice, spesso vengono aggiornate soprattutto dall’articolo 12 in poi (quelle comportamentali in tema di responsabilità e metodologia) e ciò avviene all’ emergere di un disallineamento proprio tra etica e deontologia; il tutto quando la scienza diagnostica della malattia si sostituisce alla clinica del malato.
Ciò è il risultato dell’uso indiscriminato del positivismo statistico, subentrato al vitalismo umanistico.
L’indimenticato Professore Gerardo Marotta, Direttore dell’Istituto per gli Studi Filosofici di Serra di Cassano in Napoli, Filosofo della Scienza, affermava che: “la medicina è una branca umanistica che si serve della scienza, con metodo, e caso per caso”.
Infatti, questo sbilanciamento metodologico, che vede privilegiare sempre più il positivismo acritico nell’atto medico, spesso assume un valore assoluto scavalcando l’unicità del soggetto uomo e delegando l’osservazione preconcetta nosologica e nosografica della malattia a rappresentare, in termini di diagnosi oggettiva e terapia (LLGG), l’individualità clinica del malato; soggetto del suo stato peculiare di sofferenza…
Le LLGG si stanno sostituendo sempre più (Covid 19) alla piena discrezionalità del medico anche in termini di responsabilità. Il tutto in pieno conflitto deontologico (Art. 13)2 ma in coerenza con l’assicurazione professionale; tutto ciò porta sempre più il sanitario a prescrizioni acritiche e allineate con dette linee guida, per ovvi motivi difensivisti… il tutto a danno del cittadino…
Il medico, in definitiva, non può affidarsi in modo esclusivo al positivismo della scienza!
La scienza infatti, per definizione, indaga sull’oggetto in termini di analisi quantitative, biochimiche e morfologiche.
Tutto ciò risulta riduttivo per interpretare unitariamente il soggetto malato nella sofferenza della propria malattia.
Da qui nasce il conflitto etico-deontologico, in quanto il medico deve usare la scienza, ma caso per caso, in virtù del fatto che ogni malato, portatore di una certa malattia, sarà differente dal precedente e quindi degno di essere considerato con l’attenzione clinica di soggetto storico; in termini di terapia e di prognosi...
Motivazioni e tematiche del seminario
Lo Statuto fondativo della LUIMO prevede la divulgazione della medicina omeopatica e la corretta formazione del medico secondo la dottrina ippocratica e il confronto scientifico e metodologico con la medicina convenzionale: il tutto con l’obbiettivo della corretta formazione del medico per la tutela del cittadino malato nella complessità della sua malattia.
A questo punto, la mera diagnosi di malattia, attraverso la semplificazione nosologica e nosografica, costruita con sintomi e parametri comuni a tutti i portatori della stessa e osservati in precedenza, non potrà esemplificare l’unità sistemica e relazionale del soggetto storico in esame se viene esclusa la clinica del malato.
Harrison, nel suo trattato di medicina interna, avvisa i medici che il malato non si presenta con una diagnosi ma con dei sintomi.
Tutto ciò ad affermare la responsabilità del medico.
Il medico non deve seguire esclusivamente la strada della sintesi nosografica per prescrivere una terapia, ma deve, attraverso la clinica dei sintomi attuali ed anamnestici, comprendere la dinamica organica storica e sistemica che ha portato quel soggetto storico a sviluppare la malattia diagnosticata.
Di conseguenza, pur nella stessa diagnosi, il trattamento terapeutico deve essere quello della migliore opportunità clinica; quindi, caso per caso.
Risulta, da questa disamina, quanto l’applicazione acritica delle LLGG sia scarsamente efficace e non in linea con il codice deontologico, come precedentemente argomentato.
Quindi il tutto risulta impraticabile proprio nei termini etici e deontologici, di cui in precedenza, in quanto ciò rappresenterebbe una delega, su basi statistiche e matematiche, che nulla ha a che vedere con la necessità e con l’idiosincrasia reattiva di quel soggetto storico portatore di una stessa malattia 3
La medicina, tutta, ha il solo obbiettivo comune della cura e della possibile guarigione del “fratello malato” (Hah.).
Nella sua storia evolutiva, prima basata sulla logica aristotelica che portò al concetto di malattia, poi con l’introduzione del positivismo scientifico, concettualmente l’attenzione si spostò più sulla evidenza oggettivabile e comune nei casi di malattia, piuttosto che sul soggetto storico inteso unitariamente rappresentato dal malato.
Già Thomas Sydenhamm, considerato l’Ippocrate Inglese, verso la fine del’600, ribadì ai suoi medici la necessità di non abbandonare mai la clinica del malato a favore delle scienze positive; che restano al servizio del medico e non viceversa.
Nella LUIMO, assieme al Professore Negro, la Dottoressa Rodriguez, nel ribadire l’unicità della medicina, pensò ad un Comitato Interdisciplinare per la formazione dei medici omeopatici.
Comitato formato da medici cattedratici di varie specializzazioni e di altre discipline; per una formazione del medico di tipo ippocratico…
Il Comitato poi vide la mirabile Presidenza a vita dell’indimenticato Professore Goffredo Sciaudone.
Al nostro seminario, per gli scopi suddetti, parteciperanno da relatori, oltre agli omeopati, due eccellenze della medicina chirurgica e oncologica, già membri del Comitato da numerosi anni.
Vi aspettiamo in tanti per riprendere un discorso formativo molto attuale in termini di conflitto etico e deontologico.
Discorso che sempre più chiede di ribilanciare l’attenzione verso la sofferenza del cittadino, piuttosto che dipendere riduttivamente dalla semplice diagnostica strumentale in rapporto biunivoco con il protocollo terapeutico.
Carlo Melodia
La rubrica “il tema del giorno” ritornerà a settembre
1 Per iscriversi al corso accedi alla piattaforma Fad del provider www.ecmupainuc.it
2Art. 13
Prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione
La prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del medico, impegna la sua autonomia e responsabilità e deve far seguito a una diagnosi circostanziata o a un fondato sospetto diagnostico.
La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull'uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza.
Il medico tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l'applicabilità al caso specifico.
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3 leggi anche il Teodori e il Bufano nelle premesse dei loro trattati.

