logoluimomob

h_prog.jpeg
Il Tema del giorno

a cura del Dott. Carlo Melodia
Presidente della LUIMO

NEWSLETTER LUIMO

Lettera di Tommaso Paschero indirizzata alla dottoressa Rodriguez

Premessa

Quando la Dottoressa Rodriguez pensò al progetto LUIMO, come già riportato in precedenza, oltre a identificare Napoli come sede, per motivi storici, pensò anche al nucleo portante formativo della LUIMO in tema di cultura omeopatica.

Il primo sodalizio, quello dei pionieri della rinascita[1], era formato da: Rodriguez, Negro, Ortega e Paschero.

In pratica: sud America e Italia. 

Il tutto rappresentava la migliore sintesi di diverse visioni della metodica omeopatica che la Dottoressa Rodriguez voleva unificare attraverso un insegnamento che rispecchiasse al meglio il testimone hahnemanniano; pur venendo da, e indirizzato a, diverse realtà politico-sociali e quindi condizionato anche in termini di regolamentazioni legislative nei singoli Paesi.

Il maestro Negro (Roma) rappresentò il clinico, il costituzionalista e l’antropologo per eccellenza nella sua ricerca delle cause ontogenetiche in nuce della malattia: le definì biotipo-genetiche-miasmatiche identificando l’analogia clinica con le proprietà di alcuni rimedi omeopatici.

Nella sua lunga esistenza, Antonio Negro mostrò una forte attitudine spirituale nell’esercizio della professione; profonda fu la sua vicinanza con la Chiesa cattolica e fu medico personale di Ecclesiastici e di Pontefici.

Vedremo, d’altra parte, il maestro Ortega (Messico) sviluppare una visione essenzialmente miasmatica del malato, relazionando i singoli sintomi in termini non solo di similitudine ma di analogia miasmatica.

Quest’ultima, per Ortega, identificava il filo conduttore che era alla base di quell’insieme che si presenta come una “matassa” di sintomi descritti in termini di similitudine di cui il medico doveva ritrovare la traccia unitaria (rimedio omeo-miasmatico) alla base della sofferenza. 

Il maestro Paschero (Argentina), figlio della cultura psico analitica che ha visto Buenos Aires una sede e scuola riconosciuta, interpretò la malattia attraverso il vissuto esperienziale del malato e la sua risposta reattiva in coerenza miasmatica; la malattia come costruzione di difesa e di isolamento del malato dal suo circostante.

Ma, alla maniera hahnemanniana, Paschero andò oltre la visione miasmatica del malato e al suo piano esperienziale.

La sua visione unitaria del mondo intercettò innanzitutto quel piano animico, sensibile e spirituale del soggetto storico… quello che Hahnemann individuava con l’educazione… l’etica… la morale… che anima la vita per l’amore intrinseco di una visione globale e coerente.

Il tutto sposta l’attenzione sulle finalità delle nostre testimonianze terrene, piuttosto che restare nell’egocentrismo e nichilismo, proprio della sofferenza, che precede o vive con la malattia.

In altri termini, la speranza di cura, il medico la individua soprattutto valutando la volontà, intesa come spiritualità del malato… quella volontà proiettata verso gli alti scopi dell’esistenza (Hahnemann) che caratterizza l’attitudine cardine e innata, di quel soggetto storico.

Essa rappresenta un aspetto discriminate nella prognosi; forse più della stessa diagnosi nosografica.   

La Rodriguez (Venezuela), conobbe l’omeopatia dal dott. Martin Kelber a cui preparava i rimedi omeopatici nella sua farmacia di Caracas, condivise i sentimenti profondi del Paschero in una visione unitaria dei sintomi come sintesi della diagnosi di rimedio omeopatico.

Quindi parliamo di una diagnosi, non essenzialmente o esclusivamente psichica, ma di carattere unitario generale e mirata alle prime cause che determinano il vissuto psichico; a cui accennerà Paschero nella sua lettera usando il termine congenito.

Lo psichismo e il carattere non possono essere determinati solo dalla esperienza frontale, in rapporto matematico e/o biunivoco[2], ma da ciò che chiamiamo “predisposizione” nel confronto frontale con il circostante.

In definitiva, l’attualità del paziente, venuto alla nostra attenzione, riassume in sintesi la sofferenza nel suo risultato di incapacità e di adattamento predisponente… anche miasmatico… allo stimolo esperiente, sia esso: fisico, chimico, biologico o psicologico.

Di conseguenza, la pratica clinica della dottoressa vide spesso anche l’uso terapeutico dei nosodi nello sforzo di riportare, nella luce della vita, che va nella direzione della conoscenza e della coscienza, quelle persone profondamente disallineate in termini di finalità esistenziali.

Il nosode, rimedio ottenuto dalla materia patologica, supera la relazione della similitudine sintomatologica ed entra nella analogia di quel processo miasmatico; il tutto con un risultato che, quando possibile, rimuove le radici e la zavorra delle cause profonde della malattia…     

Tra gli altri… Medorrhinum, Tubercolinum e Psorinum… furono tra gli interruttori terapeutici che disattivavano, in quella pratica clinica, quelle cause croniche soggiacenti; quelle che modulano la vita degli esseri umani (come osservato anche da Ortega).  

Parliamo di quelle persone che vivono nella percezione alterata all’ambiente che si traduce in diminuzione dei gradi di libertà; quelli che identificano la malattia e la percezione della stessa, in una visione distorta di un mondo da combattere e di un dio inesistente, con conseguente visione materialistica a termine e senza speranza[3].     

Ad ogni modo, Alma Rodriguez fu molto legata a Paschero e viceversa, e fu l’unica persona che poteva assistere alle visite mediche del maestro Paschero.

Buona lettura.

Carlo Melodia     

 

Lezione Rodriguez del 23 febbraio del 2001

Da una lettera del Dr. Paschero[4]:

«…Nel considerare i sintomi mentali come la prima cosa che bisogna captare nello studio di ogni persona per capire che cos’è che deve essere curato, ci riferiamo direttamente alla vera natura dell’essere umano che è sempre di indole puramente spirituale…

Non è possibile cogliere l’essenza dell’uomo dall’autocoscienza, ma partendo dalla peculiarità delle sue relazioni con le cose e gli esseri.

L’importante, decisivo, fondamentale per la diagnosi del simillimum, è che il medico comprenda la vita di relazione dell’ammalato a partire dalla sua nascita, dal rapporto con sua madre e con il mondo, così potrà conoscere le tendenze congenite che hanno influenzato il suo modo di relazionarsi con le persone e formato il suo carattere, base essenziale di tutta la sua patologia.

L’esistenza di un individuo si può misurare in base alla natura delle relazioni vive che stabilisce con altri individui.

Il fenomeno vitale che rende singolare l’essere umano è quel qualcosa che va oltre la sollecitudine, l’affetto, la disposizione a proteggere gli altri, che si stabilisce tra due individualità, che oltrepassa le chiusure, le difese, di ognuno, aprendolo ad un mondo dove sparisce il tu e si manifesta la realtà essenziale del nostro Io.

Ogni essere è un essere in relazione; e il suo Io si ritrova ad essere quello che in realtà non è, nel puro altro che è la sua circostanza.

Dobbiamo sperimentare in noi che esiste una partecipazione che dobbiamo rendere attiva fin tanto che abbiamo coscienza del nostro vero essere.

Se non arriviamo a questa consapevolezza, non possiamo pretendere che l’essere umano guarisca radicalmente, che spariscano in lui l’odio e l’egoismo che costituiscono la sua vera malattia. Solo l’amore è capace di trasformare la coscienza dell’Io nella relazione con il tu per raggiungere il Noi, nell’unità di Dio:

l’uomo guarisce realizzandosi spiritualmente.

Per cui quello che dà un senso reale al lavoro del medico omeopata è quello che c’è in lui di personale, e di autentico come essere umano, e che trascende la dimensione puramente professionale.

P.S.

Se lei desidera, può trasmettere queste poche parole ai nostri amici della Scuola come un saluto cordiale e profondamente affettuoso e a lei, mia cara Almina, tutto il mio cuore.

Tommaso»



[1] La medicina omeopatica ebbe una espansione geometrica a partire dal Regno di Napoli (primo ‘800) e da qui nel resto del mondo. Poi, con le scoperte scientifiche nel campo medico del primo ‘900, l’omeopatia perse il suo slancio e lasciò il testimone metodologico nelle mani di medici illustri che non trovarono terreno fertile per una ulteriore divulgazione dell’omeopatia. Ma nel primo dopoguerra, WW2, il cittadino sentì la necessità di ritornare al medico del “malato” ripartendo proprio dall’omeopatia. Furono gli anni delle prime scuole di formazione come l’AIMOH del professore Negro del 1954 che successivamente si fuse con la LUIMO. Oggi oltre 600 milioni di cittadini nel mondo si curano con questo metodo e da recenti statistiche il 98% degli italiani conosce l’omeopatia e il 48% ne ha fatto esperienza almeno una volta.       

[2] Altrimenti potremmo prevedere aprioristicamente una certa reazione standardizzata di una persona di fronte ad un certo evento catalogato: cosa peraltro impossibile per la peculiarità della nostra predisposizione e recettività!

[3] Kent, nell’introduzione del libro delle sue lezioni, parla proprio della mancanza di fede e vede tutto ciò come una distorsione patologica. In quanto la mente nei suoi processi cognitivi ha bisogno della finalità… speranza… prosecuzione e quindi pensare alla morte come fine di tutto è senza speranza… tutto ciò porta il materialista all’angoscia esistenziale, con notevole paura della morte; come fine di tutto.   

[4] Una profonda amicizia ha legato il Dott. Paschero alla Dr.ssa Rodriguez. I loro scambi erano facilitati dalla conoscenza della lingua spagnola da parte di entrambi. I due Maestri scambiavano le loro riflessioni profonde attraverso lettere, da e per l’Argentina e Napoli. Questa che riportiamo è carica di significati, amore ed eleganza!

Da: Adele Alma Rodriguez -Una vita per L’omeopatia- raccolta inedita delle sue lezioni presso la LUIMO- a cura di Carlo Melodia – edizioni Cemon pag.140

 

CERCA NEL SITO

Materiale didattico
e scientifico

Ricerca e insegnamento, Documentazione scientifica, Legislazione, Seminari, I Forum LUIMO, Casi clinici (solo per medici)

Registrati per accedere

freccia

www.medicofuturo.org

L'Informazione omeopatica
a cura della LUIMO: