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Il Tema del giorno

a cura del Dott. Carlo Melodia
Presidente della LUIMO

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Dott.ssa Marta Catullo

Omeopatia e ginecologia - Dialogo con la dottoressa Marta Catullo[1]

Premessa

Nel precedente editoriale, emerge quanto la medicina abbia finalità unitarie, il malato, e quanto il Medicus sia l’attore centrale responsabile, nella sua relazione medico paziente.

Il tutto passa attraverso la conoscenza e l’applicazione della metodologia medica che deve rappresentare, in ogni caso, una preparazione-formazione osservazionale e internistica.

Ovvero quella formazione, che abbiamo già definito ippocratica, in quanto fa riferimento esclusivamente al malato unitariamente e alle sue implicazioni relazionali e ambientali, in senso umano e adattativo, intese come gradi di libertà; vero specchio dello stato di salute o di malattia.

Il tutto, in aggiunta alla semplificazione oggettiva dei parametri diagnostici di laboratorio e strumentali che esplicitano però solo i risultati fisiopatologici terminali di cause intrinseche; cause solo individuali e che sono centrali allo sviluppo dello stato di malattia o terreno predisponente di quel soggetto storico.

La ginecologia, assieme ad altre specialistiche, in primis pediatria, gerontologia, endocrinologia… e altre, dove emergono soprattutto sintomi generali (sistemici) piuttosto che esclusivamente fisici (ma solo in apparenza), presuppone uno studio internistico o unitario, del malato, persona umana.

Per il ginecologo, come vedremo, la semeiotica omeopatica arricchisce la sua visione clinica dando ad una stessa manifestazione un connotato di individualità, caso per caso: cosa che non solo orienta le cure ma fa emergere anche una diagnostica precisa delle cause efficienti in quella espressione clinica.

Proviamo a fare emergere, nel breve dialogo a seguire, il senso di questa premessa.

Melodia: Dottoressa Catullo, la semeiotica omeopatica è molto raffinata e fornisce sempre un carattere unitario ad una manifestazione che convenzionalmente osserva pochi sintomi per fare diagnosi e terapia, e che poi risulta sovrapponibile in termini nosografici per tutte le portatrici di quei sintomi…

Catullo: Certamente. La semeiotica omeopatica invita il medico a non arrestarsi alla semplice classificazione nosografica del sintomo ma a coglierne il significato nell'economia complessiva della persona.

Due pazienti accomunate dalla medesima diagnosi ginecologica possono infatti esprimere modalità profondamente differenti di sofferenza, di adattamento e di relazione con l'ambiente.

È proprio questa individualità clinica che la semeiotica omeopatica si propone di indagare, offrendo al medico ulteriori elementi di comprensione del caso.

Melodia: Inoltre, le pazienti portatrici di sintomi collegati alla sfera ginecologica, come l’acne, finiscono spesso dal dermatologo o da altri specialisti, per una visione semplicemente nichilista e superficiale della medicina anche a livello culturale; alle volte indirizzati dalla amica del cuore.

Parlo ad esempio di quelle ragazze che sviluppano un’acne giovanile (con il menarca) e iniziano trattamenti esterni dall’estetista; il tutto si traduce nel tentativo, anche medico, di sopprimere, o repellere, la manifestazione acneica con creme, antibiotici ed altre palliazioni locali.

Catullo: È una situazione che incontro frequentemente nella pratica clinica.

L'acne compare spesso con l'inizio della pubertà, quando la maturazione dell'asse endocrino e l'azione degli androgeni sull'unità pilo-sebacea accompagnano il fisiologico sviluppo della funzione ovarica.

In molte giovani donne rappresenta una manifestazione transitoria di questo nuovo equilibrio biologico; in altre può essere il primo segnale di un'alterazione endocrina meritevole di approfondimento.

È proprio per questo che, accanto all'osservazione della cute, ritengo importante inquadrare la paziente nella sua storia ginecologica, valutando lo sviluppo puberale, la regolarità dei cicli e gli eventuali altri segni di disfunzione ormonale. La manifestazione cutanea diventa così uno degli elementi attraverso cui comprendere più compiutamente la fisiologia e, quando presente, la patologia della giovane donna.

Melodia: Sempre restando all’acne, la nostra semeiotica omeopatica ci fornisce altresì indicazioni raffinate per periodicità delle eruzioni rispetto al ciclo mestruale: distretto viso fronte, mento, schiena, tipo di manifestazione, sensazioni percepite e stato psichico comportamentale della portatrice.

In aggiunta, risentimento, aggressività, depressione, abitudini alimentari e altro…

Ogni condizione elencata richiede un trattamento specifico e unitario della persona… che naturalmente agisce primariamente rimuovendo le cause e di conseguenza la manifestazione.

Catullo: È proprio questo il passaggio che distingue maggiormente l'approccio omeopatico.

Due pazienti con un'acne apparentemente sovrapponibile possono, in realtà, esprimere modalità completamente diverse di vivere e manifestare lo stesso disturbo.

La visita non si limita quindi a descrivere la lesione cutanea, ma ricerca tutto ciò che la caratterizza: il momento della comparsa rispetto al ciclo mestruale, la sede prevalente delle eruzioni, il tipo di lesione, le sensazioni che l'accompagnano, le eventuali variazioni dell'umore, dell'appetito, del sonno o dell'energia vitale.

Nella mia esperienza, sono proprio questi particolari che consentono di comprendere il significato clinico della manifestazione. L'acne che precede sistematicamente la mestruazione, quella che compare durante l'ovulazione o quella che migliora con il flusso rappresentano situazioni profondamente diverse, così come diversa è la paziente che le esprime. Allo stesso modo, assumono valore l'eventuale associazione con irregolarità del ciclo, dismenorrea, cefalea, alterazioni del desiderio alimentare o modificazioni del tono dell'umore.

L'approccio omeopatico utilizza questa ricchezza di informazioni non per attribuire un'etichetta diagnostica diversa, ma per individuare il rimedio che meglio corrisponde alla modalità reattiva di quella specifica donna.

È questa personalizzazione della lettura clinica che permette di orientare una terapia realmente individualizzata, rivolta alla persona prima ancora che alla singola manifestazione.

Melodia: A proposito di conflitto specialistico con la dermatologia, questo si evidenzia anche nelle forme di herpes genitalis che si manifestano in prossimità del ciclo.

Quale sarà l’ambito clinico specialistico di competenza?

È chiaro che l’approccio omeopatico al malato supera in un sol colpo la distrettualità della malattia e della competenza specialistica alla stessa…

Catullo: Ritengo che l'omeopatia dissolva, sul piano metodologico, il problema stesso dell'appartenenza specialistica.

L'herpes genitale non viene considerato come una semplice affezione cutaneo-mucosa, ma come una modalità individuale di espressione di un terreno predisponente che si manifesta secondo tempi, periodicità e modalità proprie della singola paziente.

È proprio questa lettura unitaria che orienta la prescrizione del rimedio, il quale non è rivolto alla lesione in sé, bensì alla persona nella sua globalità, ricercando la causa individuale che sostiene il ripetersi della manifestazione clinica.

Melodia: E la cefalea? Spesso, la paziente può presentare una novella cefalea con l’inizio della pubertà! Che di solito è di competenza ginecologica, piuttosto che neurologica o altro: si presenta con diverse modalità di lateralità, qualità del dolore, miglioramenti del dolore o peggioramenti in varie condizioni. Come pure il momento che anticipa o posticipa il ciclo o si presenta durante…

Catullo: La cefalea rappresenta forse uno degli esempi più significativi di quanto una lettura unitaria possa modificare l'approccio clinico.

Non è soltanto importante riconoscere che essa compare con la pubertà o in relazione al ciclo mestruale, ma osservare con attenzione come si manifesta in quella determinata paziente.

La lateralità del dolore, il suo carattere pulsante, gravativo o trafittivo, la sede di insorgenza, l'orario, le condizioni che la migliorano o la aggravano, la sua comparsa prima, durante o dopo la mestruazione, così come la concomitanza con nausea, irritabilità, tristezza, ipersensibilità o desideri alimentari particolari, costituiscono un insieme di modalità che assumono un preciso significato semeiologico.

In omeopatia è proprio questa totalità sintomatologica a guidare la scelta terapeutica: non la cefalea in quanto tale, ma la modalità individuale con cui l'intero organismo esprime il proprio disequilibrio. Il sintomo, pertanto, diviene una preziosa via di accesso alla comprensione della persona e del suo terreno costituzionale.

Melodia: Ricordo sempre agli studenti che, nel caso di una donna in età fertile, l’osservazione delle modalità delle sue mestruazioni rappresenta di per sé una anamnesi omeopatica che di solito risulta completa in quanto tiene conto di predisposizione, comportamento e modalità! Basti pensare che con la perdita di sangue mestruale ci può essere un miglioramento generale dei sintomi o un aggravamento; come pure il colore dello stesso e la presenza di coaguli e il dolore percepito nei tempi e nelle modalità proprie della singola paziente… Il tutto fa emergere in omeopatia la costituzione e la predisposizione cronica in cui risiedono le cause potenziali di quanto osservato clinicamente; in rapporto biunivoco ambientale…

Catullo: È un'osservazione che condivido pienamente e che ritrovo ogni giorno nella pratica clinica. L'anamnesi mestruale rappresenta probabilmente uno dei momenti più ricchi della visita ginecologica, perché attraverso il ciclo la donna esprime modalità di reazione che coinvolgono l'intero organismo.

Non osserviamo soltanto il ritmo, la durata o l'entità del flusso, ma il modo in cui ogni paziente vive quel particolare momento: la comparsa del dolore, le caratteristiche del sangue mestruale, la presenza di coaguli, le modificazioni dell'umore, del sonno, dell'appetito, dell'energia vitale e persino del modo di relazionarsi con gli altri.

È sorprendente constatare come, nelle diverse donne, la mestruazione possa rappresentare un momento di sollievo generale oppure, al contrario, di accentuazione dei disturbi fisici ed emotivi.

Sono proprio queste modalità individuali che orientano il medico omeopata, perché permettono di comprendere non soltanto che cosa manifesta la paziente, ma come il suo organismo reagisce alle fisiologiche oscillazioni endocrine.

La visita ginecologica diviene così un'autentica occasione di osservazione della persona nella sua globalità e consente di individuare il rimedio più coerente con la sua modalità reattiva individuale.

Melodia: Per spiegare meglio ciò di cui parliamo e della confusione nell’ambito di appartenenza specialistica, secondo i sintomi parcellari osservati, al ginecologo/a difficilmente si racconta delle proprie turbe mentali legate alle circostanze ormonali e si preferisce rivolgersi allo psicologo o allo psichiatra, in quanto si ritiene lo stesso ginecologo incompetente per le sue turbe mentali, cosa c’entra (?).

Parliamo di perversioni, disgusti, percezioni alterate che costringono ad un controllo angosciante dei pensieri ossessivi legati alla increzione ormonale e si presentano come: sessualità perversa, prima o durante il ciclo, oppure la paura del sesso o la semplice avversione al sesso e al partner nei giorni implicati.

Oppure la depressione o la gioia o la variabilità nelle stesse condizioni; la socievolezza in gravidanza di donne di solito autoritarie, per l’azione di una ipofisi iperattiva; la depressione post partum che modifica la percezione affettiva e del circostante… con voglia di abbandonare la famiglia o peggio navigare nei risentimenti insuperabili, in quello stato, e difficili da affrontare in una paziente già ipovarica, ipotiroidea che in precedenza temeva la gravidanza e l’allattamento; “non ce la farò”; e che odiano chi “mi ha messo incinta”…

Catullo: È un aspetto che, nella mia esperienza, merita molta attenzione.

Molte donne non raccontano spontaneamente al ginecologo le modificazioni del proprio vissuto emotivo, della sessualità o del rapporto con il partner, perché tendono a considerarle estranee all'ambito ginecologico o, talvolta, motivo di imbarazzo.

Eppure, proprio durante il colloquio, emergono spesso cambiamenti che seguono con sorprendente regolarità il ritmo del ciclo mestruale, della gravidanza, del puerperio o della menopausa.

La donna può riferire una maggiore irritabilità, un'insolita vulnerabilità emotiva, una riduzione o un'esaltazione del desiderio sessuale, sentimenti di rifiuto verso il partner, pensieri ossessivi, paure immotivate o una profonda tristezza che compaiono e si risolvono con una precisa periodicità.

Queste manifestazioni non rappresentano semplicemente sintomi da classificare, ma modalità con cui ogni paziente vive e attraversa le proprie trasformazioni endocrine.

L'approccio omeopatico attribuisce grande valore a questa osservazione, perché considera tali modalità parte integrante dell'individualità della donna.

Non si tratta di ricondurre ogni disagio psichico alla sola componente ormonale, ma di comprendere come corpo, assetto endocrino e vissuto emotivo si influenzino reciprocamente in quella particolare paziente.

È proprio questa lettura globale che orienta la scelta del rimedio, con l'obiettivo di accompagnare la donna verso un nuovo equilibrio, rispettandone la storia, la sensibilità e le modalità personali di reazione.

Melodia: Sempre parlando di conflitto specialistico, in tema ormonale e di distribuzione somatica dei lipidi conseguenti, spesso il solutore dell’evidenza ponderale e della sua cattiva distribuzione, diventa il nutrizionista o il dietologo, raramente l’endocrinologo (più competente per la sua formazione internistica), che cerca di arginare un risultato metabolico intrinseco con la strategia alimentare e con l’uso di integratori. In realtà, basti osservare quanto nei periodi della vita di una donna sia proprio l’increzione ormonale a modellarla nel tempo, anche per la necessità intrinseca naturale e spontanea verso alcuni alimenti e bevande e come tutto ciò sia evidente ad una anamnesi complessiva; come quella del ginecologo formato omeopaticamente…

Catullo: È un argomento che ritengo particolarmente importante, perché spesso si tende a considerare l'aumento ponderale o la diversa distribuzione del tessuto adiposo esclusivamente come un problema estetico o metabolico. In realtà, la fisiologia femminile ci insegna che il tessuto adiposo svolge funzioni essenziali e non rappresenta semplicemente un deposito di energia.

Nel corso dell'evoluzione, l'organismo della donna ha sviluppato la capacità di accumulare riserve lipidiche per rispondere alle elevate richieste energetiche della funzione riproduttiva.

La pubertà, la gravidanza e l'allattamento sono processi biologicamente molto impegnativi e richiedono la disponibilità di un patrimonio energetico adeguato.

L'accumulo di tessuto adiposo ha quindi un preciso significato adattativo: garantire la fertilità e assicurare le risorse necessarie allo sviluppo del feto e al successivo allattamento, anche in condizioni ambientali non sempre favorevoli.

Oggi sappiamo inoltre che il tessuto adiposo è un vero organo endocrino, capace di produrre numerose sostanze biologicamente attive che dialogano costantemente con l'ipotalamo, con l'ovaio e con gli altri organi endocrini, contribuendo alla regolazione del metabolismo e della funzione riproduttiva.

Non è un caso che una riduzione eccessiva della massa grassa possa compromettere l'ovulazione e determinare alterazioni del ciclo mestruale, così come l'eccesso di tessuto adiposo possa modificare profondamente l'equilibrio endocrino e metabolico.

Anche la distribuzione del grasso corporeo segue una precisa logica fisiologica.

Durante l'età fertile prevale l'accumulo nel distretto gluteo-femorale, favorito dagli estrogeni; con la menopausa, invece, la riduzione della produzione estrogenica determina frequentemente una redistribuzione verso il compartimento addominale, accompagnata da un diverso profilo di rischio metabolico.

Si tratta di trasformazioni che appartengono alla biologia della donna e che il ginecologo è chiamato innanzitutto a interpretare, distinguendo ciò che rappresenta un adattamento fisiologico da ciò che esprime un reale dismetabolismo.

Nella mia esperienza clinica questo è un passaggio fondamentale.

Non ogni aumento ponderale deve essere contrastato indiscriminatamente, così come non ogni modificazione della composizione corporea è indice di malattia.

Il compito del medico è comprendere il significato di quei cambiamenti nel contesto della storia della paziente, della sua fase endocrina e della sua capacità di adattamento. L'approccio omeopatico si inserisce perfettamente in questa prospettiva: la prescrizione non è rivolta al peso corporeo in sé, ma alla donna nella sua globalità, cercando di favorire il recupero di un equilibrio metabolico e funzionale rispettoso della sua fisiologia e della sua individualità.

Melodia: Gentile Dottoressa Catullo, penso che per ora questa nostra esemplificazione possa bastare in quanto il tutto serve, aprioristicamente, a svelare nuovi spunti di riflessione in quei medici che sicuramente si erano già posti da soli certi interrogativi metodologici; essi nascono dall’attenzione rivolta al malato quando si supera il concetto lineare della malattia frontale e si voglia indagare sulle cause soggettive di chi soffre e formulare una giusta terapia di conseguenza.

Al prossimo incontro e infinite grazie,

Carlo Melodia

 



[1] La Dottoressa Marta Catullo, già ginecologa esperta, ha seguito i corsi di formazione in medicina omeopatica presso la LUIMO e da subito si è rivelata una attenta e appassionata studiosa di questo metodo.

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