Da “Riflessioni medico legali nell’esercizio dell’omeopatia” del Prof. Goffredo Sciaudone
Il dovere intellettuale e scientifico è quello di verificare altri statuti epistemologici qualora quello di riferimento non riuscisse a dare tutte le risposte alle domande di chi soffre
…Nell’aprire il Memorial per il 150° anniversario della nascita di Tommaso Cigliano a Ischia, il 26 settembre 1992, Vincenzo Caianiello, allora Giudice della Corte Costituzionale, successivamente Presidente della stessa Corte e poi Ministro di Grazia e Giustizia, ebbe ad affermare che: «…non ha senso parlare di “Medicine alternative” come contrapposte a quella “ufficiale” perché l’unico criterio per distinguere le prime dalla seconda è, se mai, quello di “alternative” rispetto alla “tradizionale” perché, se quest’ultima si autodefinisce come “ufficiale” si ha il sospetto che essa stessa dubiti di essere “Scienza”. Ma, poiché il metodo scientifico tradizionale della Medicina non riesce a dare risposta a tutto ciò che gli si chiede, ai suoi seguaci incomberebbe il dovere di chiedersi se, per caso, da parte di coloro i quali propugnino posizioni alternative, si possa dare risposta a quelle esigenze di ricerca che con il proprio metodo non si è riusciti a soddisfare»[1].
Scienza e/o scientismo?
L’editoriale del 12 ottobre u.s., dal tema diagnosi e prognosi nelle visioni della medicina convenzionale e di quella omeopatica, voleva far riflettere il medico sulle opportunità terapeutiche e metodologiche che vedono nella cura del malato o della malattia la propria finalità etica e deontologica.
Nella realtà, secondo etica, è il soggetto uomo, in termini di salute fisica ed esistenziale, la finalità della cura, mentre la malattia rappresenta una espressione oggettivabile e quantificabile del malato.
La soggettività complessa di quest’ultimo, che include la malattia come un sottoinsieme del suo complesso unitario biologico, non consente di essere curata attraverso la semplicità lineare della cura localistica della malattia.
Di fatto il disease non è causa e fine di sé stesso, ma rappresenta l’espressione secondaria di una unità reattiva e complessa (olistica) e individuale del malato, nella sua dinamica di vita unica e irripetibile.
Per raccontarla meglio, “come il piatto di maccheroni” come avrebbe detto il mio professore di filosofia, Francesco Ferone, la complessità dell’uomo, soggetto della sua vita, non può essere intercettata da una terapia standardizzata sulla diagnosi nosografica… che prevederebbe, in termini di linearità e di evidenza, una stabilità, in partenza, di riferimenti reattivi e idiosincratici che appartengono forse più al mondo inanimato… ma non certo a quello biologico.
Mondo biologico che, per definizione di irritabilità e reattività, si adatta velocemente al non-self farmacologico in termini di resistenza o esprime allo stesso una intrinseca indisponibilità reattiva oppure amplificata.
Da qui le iatropatie che emergono/aumentano proporzionalmente alla estensione dell’uso del farmaco sulla molteplicità dei cittadini, soggetti storici, lungi dall’essere oggetti organici di supposta uguaglianza.
Allora…
Osservazione o logica?
Direi tutte e due le cose.
Non possiamo usare la logica in medicina solo per sostenere dei fatti oggettivi.
La vita tutta e l’uomo, ma anche l’animale e la pianta, non sono uguali ma simili e quindi viene a cadere di conseguenza il costrutto logico della supposizione di estendere la singolarità dell’osservato alla massa (protocollo).
Infatti, l’observatio et ratio, secondo la Dottrina del Maestro Ippocrate indica al medico l’attenzione complessiva al malato… soggetto storico.
La stessa malattia diagnosticata risulta però differente in ogni portatore della stessa; quindi, non è possibile la cura standardizzata… non è scientifica… per la instabilità dei parametri di partenza dell’equazione messa in campo.
Scienza e scientismo…
in realtà, ancora oggi, il termine scienza ricalca i vecchi dogmi di un positivismo di comodo che ha nascosto, in maniera dogmatica e con una semplificazione dialettica, una affermazione di principio non spiegata ma assolutoria di per sé… in quanto occultata sotto l’autorità del termine scienza che rappresenta, nell’immaginario comune… un termine paragonabile alla intoccabilità dei fondamentali di aristotelica memoria!?
L’illuminismo guidò Hahnemann nella rivoluzione e nel ribaltamento dei dogmi consolidati in medicina, con la finalità di riportare al centro la soggettività dell’uomo liberandolo da ogni supposizione non spiegata, in ogni campo, e applicando la vera Scienza che è esperimento e verifica.
L’illuminismo fu il tentativo dell’uomo di tagliare le catene delle imposizioni non spiegate.
Uomo che da solo era entrato in quello stato di minorità e con l’illuminismo tentava di uscirne (Emmanuel Kant).
La Rivoluzione Francese, maturata al tramonto del pensiero illuministico, dette una spallata al recinto che conteneva dogmi e credenze di comodo… aggiungerei di potere… basate anche sullo scientismo, parola d’ordine miracolosa per stroncare ogni critica, frutto di un positivismo senza anima e funzionale a mantenere l’assetto socioeconomico imperante... in ogni campo… basti ricordare la nascita del protestantesimo; che per coerenza di pensiero abbracciò lo stesso Hahnemann.
In realtà ancora oggi, sempre più, una confusione di valori di comodo determina/inquina la nostra cultura…
In campo medico la parcellizzazione della specialistica rischia, in assenza della visione internistica del malato della vecchia scuola, di creare tempi insostenibili per una diagnosi di malattia, se sistemica, con il rischio di complicazioni della malattia e frammentazione delle terapie settoriali di competenza.
Sempre più, anche negli ECM che vengono proposti dagli Ordini professionali, le tematiche parlano di “medicina della persona” come necessità etica…
Ma fino a quando la cultura medica non affronterà il problema del vero significato di Scienza, applicata alla vita, come ipotesi di servizio in medicina… e considera la medicina esclusivamente come una branca scientifica senza essere sostenuta da un metodo umanistico… rimarrà ancorata ad una ricerca del parametro tissutale e biochimico… perdendo di vista l’uomo... quindi proprio quella unità della persona che soffre (illness)… il tutto in contraddizione con l’aspirazione bioetica della premessa di una medicina della persona… perdendo così di vista anche il riferimento di Ippocrate a cui si ispira.
Scienza!
Sempre più spesso sentiamo affermare da alcuni medici, chiusi nel loro schema lineare di pensiero autoreferenziale, che essi praticano la medicina scientifica… ostentando una delega di comodo e di posizione sul piano della responsabilità verso il malato… in quanto interpretano l’uomo come una somma di funzioni oggettivabili a cui applicare acriticamente il protocollo… proprio come di fronte ad un modello cibernetico: cosa che si avvarrebbe più di un ingegnere o di un fisico… che può sempre dimostrare la ripetibilità delle proprie equazioni.
Il filosofo della Scienza
Nella realtà dei fatti il filosofo della scienza definisce la medicina: una branca umanistica che si serve della scienza…
…e aggiunge…
…secondo metodo!
Ma ancora non basta… che cosa è la scienza[2] ?
…difficile avere una risposta da chi si nasconde dietro questo paravento scientista di cui non conosce il senso… pur definendosi uomo di scienza (!?).
La scienza non è un fatto concreto di per sé… ma in ogni caso rappresenta un metodo di ricerca…
Quindi, non esiste una scienza unica per la stessa direzione di ricerca, altrimenti non sarebbe scienza ma dogma indiscutibile, come i fondamentali di Aristotele!
…Il termine scienza rappresenta quel pluralismo scientifico al servizio di una spiegazione e una lettura dei fenomeni: Newton, Keplero, Einstein…
Quindi, per autoproclamarsi uomo di scienza in medicina, assieme alle sue pratiche, andrebbe innanzitutto esplicitato il metodo di quella ricerca che può essere plurale… e i principi su cui si basa… le verifiche di efficacia sul malato… piuttosto che sulla malattia… il tutto che giustifichi l’affermazione di partenza, altrimenti i sillogismi che di solito seguono l’affermazione di scientificità perdono di significato.
Insomma, forse qui emerge la necessità di una scienza dell’uomo… quella richiesta in continuazione dall’etica e che la deontologia non riesce a sostenere nelle evidenze…
Sostenere che la medicina è scientifica per il fatto che si usano mezzi terapeutici e diagnostici prodotti secondo una linearità matematica… è privo di legame metodologico con il malato… è privo di quel rapporto di interrelazione tra la visione meccanicistica del modello scientifico e la conoscenza reale della intima suscettibilità del soggetto storico… è sempre una questione di metodo!
Quel metodo di interrelazione che Hahnemann superò, in un solo momento, con il modello sperimentale dell’omeopatia, come più volte esplicitato sul nostro blog, quello di una conoscenza della malattia e del farmaco in un medesimo momento sperimentale…
Il tutto fa emergere le proprietà dei rimedi, da una parte, e la suscettibilità dello sperimentatore di ammalare per il principio attivo naturale sperimentato… ecco il ponte metodologico…
Ecco la congiunzione… un ponte catalogato nelle materie mediche… e verificato nella clinica… il tutto secondo proprio il paradigma scientifico.
Ma allora perché alcuni affermano la non scientificità della medicina omeopatica mentre la stessa si espande progressivamente nel mondo in tutte le dimensioni culturali?... parole contro fatti…
In Italia la medicina omeopatica è considerata un atto medico, giuridicamente (Cassazione) e deontologicamente (Terni 2002).
Allora dove risiede la spiegazione di una opposizione preconcetta alla omeopatia?
Penso che la narrazione avversa alla omeopatia dalla sua nascita possiamo leggerla proprio dalle parole del Professore Antonio Negro, padre del nostro Francesco.
Il Professore Antonio Negro, invitato dall’Istituto Superiore di Sanità in conferenza nel 1885 a spiegare la Medicina Omeopatica esemplificò quanto segue:
«Ma a noi uomini di scienza non sfugge che alle spalle c’è un grosso problema di “cultura” generato dalla confluenza di fattori diversi. Fra essi citerò solamente il carattere maggioritario e tradizionale di alcune impostazioni concettuali che monopolizzano il sapere; le pressioni dell’assetto socioeconomico che su queste scelte teoriche si è operato; e, non ultima, la resistenza inerziale che trattiene sull’antico per paura del nuovo… In termini di filosofia della scienza direi che, naturalmente, la cultura dominante è restia ad ammettere che esistono statuti epistemologici diversi; ed è ancora più tarda a riconoscere ad essi piena cittadinanza con diritto a interloquire… Altra cosa è l’unificazione della scienza. Essa certo è lo scopo ultimo, ma le equazioni di Maxwell come quelle di Einstein ci insegnano che, prima di tutto, bisogna camminare ognuno per la propria strada e poi, scoperto il “comune”, si può operare la sintesi»[3].
Ricordiamo che la medicina omeopatica nasce in Germania, in occidente, ma la sua maggiore espansione oggi è a oriente e sud America.
Ad oggi, seconda medicina al mondo, la medicina omeopatica è seguita da oltre 600 milioni di cittadini…
Proprio in occidente c’è la maggiore resistenza alla omeopatia… questa resistenza si allinea alle dinamiche economiche e qui avvengono i maggiori tentativi di discredito culturale tipici dell’assetto economico capitalistico basato sul fatturato e deprivato da ogni principio etico.
Mentre, al contrario, per efficacia e costi sociali, l’omeopatia si sviluppa sempre più nei paesi ancora indenni e resistenti alla lotta di potere delle multinazionali del profitto.
Sul nostro blog, che ha superato il milione di visite, i maggiori accessi avvengono nelle ore notturne soprattutto dai paesi dell’est asiatico come Singapore… a dimostrazione che culture differenti hanno finalità differenti… Nel nostro caso la priorità diventa l’efficacia e il costo di gestione.
Ma si potrebbe fare a meno della medicina convenzionale e omeopatica?
Il medico, come afferma Francesco Negro, è medico, prima di essere omeopata o allopata.
Il medico è tale in quanto è mosso dalla finalità di curare il malato secondo quella necessità terapeutica e secondo l’assunto dell’efficacia e del “primum non nocère”.
Parliamo di un medico con ampia capacità di giudizio, in grado di formulare una diagnosi o un corretto dubbio diagnostico, come indicato dal Maestro Ippocrate e dal nostro Codice deontologico… quindi di un medico formato alle arti e scienze e in continuo aggiornamento.
Dal medico specialista e di base si presentano pazienti in trattamento omeopatico, come agli omeopati pazienti in trattamento convenzionale.
Tutto ciò significa che il medico deve essere a conoscenza dei rimedi omeopatici e dei farmaci e terapie convenzionali a tutela del cittadino nel suo iter terapeutico.
Oggi la medicina convenzionale, in termini di diagnostica della malattia e della ricerca biochimica, è avanzatissima e la chirurgia è raffinata e benemerita.
Ma l’ultra frammentazione specialistica ha fatto perdere di vista l’unità del malato e quindi anche la gestione del farmaco diventa difficile nelle comorbilità di solito presenti e nella valutazione della malattia in relazione al malato.
Mentre il medico che conosce l’omeopatia si serve di una visione complessiva del malato che è intrinseca nella metodologia sperimentale dei simili.
La medicina è “una” e dovrebbe dimostrarlo sul campo con quella sinergia di cui l’India è l’esempio… una sanità al servizio del malato nella sua espressione multidisciplinare secondo la visione di Vincenzo Caianiello riportata all’inizio di questo editoriale.
Carlo Melodia
[1]Da: “Riflessioni Medico Legali nell’esercizio dell’omeopatia” del Professore Goffredo Sciaudone, poi Presidente della Accademia delle Arti e delle Scienze in Napoli e Presidente a vita della LUIMO - Napoli e la nascita dell’omeopatia in Italia (1822) a cura di Vega Palombi Martorano, Le Stagioni d’Italia, casa editrice Fausto Fiorentino, Napoli 1996.
[2] Il Professore Gerardo Marotta, Filosofo della Scienza e direttore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Serra di Cassano in Napoli. definì la medicina una branca umanistica che si serve della scienza… Presente il Professore Goffredo Sciaudone, Medico Legale e poi Presidente della Accademia delle Scienze in Napoli e Presidente a vita della LUIMO. Seminario interdisciplinare “Aspetti Deontologici, Medico-Sociali, Medico-Legali, nell’Esercizio della Medicina Omeopatica” – Napoli, 13 maggio 1988, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
[3] Rapporti ISTISAN, Istituto Superiore di Sanità, Roma, 1985, Prof. Antonio Negro: Medicina Omeopatica.

