Francesco Eugenio Negro ha voluto far seguire al tema della diagnosi e prognosi del malato
le considerazioni bioetiche come di seguito, parafrasando proprio il tema della visione metodologica in medicina.
In queste sue riflessioni, che appartengono più all’intelletto percettivo, guida della ragione analitica e schematica, ritroviamo la visione ippocratica della missione del medico; non solo quella ideale ma nella verifica oggettiva della vita.
Negro parla appunto di metodo, di malato, di malattia e di unità con le circostanze; invitando il medico a vedere il cittadino malato in unità con se stesso, nel proprio ambiente relazionale… e in senso evolutivo.
In realtà l’autore parla di medico e di clinica omeopatica senza mai nominarla.
La maggior parte delle osservazioni che seguono, di raffinata qualità etica e direi filosofica, sono state motivate dal suo interessante lavoro concettuale e meditativo: “L’uomo come opera d’arte” che presentammo anche presso la LUIMO nell’ormai lontano anno 2012.
Carlo Melodia
Immaginiamo di entrare in un’importante pinacoteca che raccoglie tanti capolavori.
Si può camminare velocemente e soffermarsi solo a leggere il cartellino con il nome dell’artista, oppure si può camminare a passo lento guardando ogni singola opera, arrestandosi davanti a quella che ci suscita una silenziosa meraviglia, talmente intensa che è priva di giudizio.
Ci rende estatici.
Ogni quadro è vicino all’altro.
Tutti, anche se separati, comunicano la bellezza.
Nella loro singolarità sembrano interconnessi, per cui lo spostamento di un quadro altera quella visione di globalità.
Un vissuto comune che si confonde con la sua individualità.
Per osservare si deve seguire un metodo.
Ogni quadro ha il suo parergo, la cornice, di forma diversa che lo racchiude.
Ci avviciniamo per osservarlo.
La luce che lo colpisce spesso non ben orientata non ci permette una visione corretta.
Allora ci spostiamo, ci poniamo lateralmente o a maggior distanza per poterlo leggere.
Cerchiamo il punctum, quel qualcosa che lo caratterizza.
Che ci attrae particolarmente.
Di lì incomincia la visione che si estende fino a completarlo nella sua comprensione.
L’insieme che diventa maggiore delle sue singolarità dei dettagli.
Il quadro finalmente ci parla.
Racconta dell’artista, delle sue opere, dei rapporti che ha avuto con altri artisti che possono averlo sollecitato.
Cerchiamo il soggetto principale, leggiamo verticali e diagonali nell’immagine, seguiamo gli sguardi dei personaggi.
Poi i colori, e la luce, da dove viene?
Poi i simboli, ogni oggetto, ogni particolare ha un significato.
Fa parte del dipinto anzi è il dipinto.
Noi lo guardiamo e lui ci guarda.
Il quadro è una visione comune a tutti gli osservatori come immagine.
Il dialogo è diverso per ogni osservatore.
C’è chi vuole approfondire la struttura, la sua materialità dalla quale è nata l’opera.
Quindi, utilizzo di tecnologie le più moderne e raffinate che scoprano le idee nascoste dell’artista, i suoi ripensamenti sia nella figura che nell’utilizzo dei colori.
Questo porta allo studio dell’epoca in cui è nato.
Si leggono i restauri e i ripristini.
Tutto questo conferma però sempre la sua unicità di opera d’arte, la sua singolarità irripetibile.
Solo alla fine si deve leggere il cartellino.
La sintesi del nome dell’autore, il nome dell’opera e l’anno di composizione, la key word.
Così vedo l’uomo e la maniera di come dovrebbe essere esaminato.
Il nome di una malattia è una key word che riassume molti sintomi che devono essere collegati in una visione d’insieme fatta di particolari all’apparenza insignificanti che riportano al punctum.
Esso va esaminato con le tecnologie più aggiornate senza dimenticare la sua anamnesi prossima e remota.
Perché conferma come il quadro-paziente dice e ci racconta se stesso; partecipo alla sua manifestazione.
L'uomo come opera d'arte[1]
L’uomo si svela raccontando se stesso.
Particolari di un quadro.
Osservato e osservatore si scambiano informazioni.
Opera d'arte, scarto rispetto alla norma.
Singolarità meraviglia di nuova conoscenza.
Bello, buono e vero si incontrano.
Estetica ed etica, nuovo umanesimo in medicina.
L'uomo come opera d'arte: visione, curiosità, meraviglia, ammirazione, scoperta e interpretazione.
Un sipario si alza.
Velato che si svela.
Rivelazione di immagini nascoste.
L'uomo visto un momento prima che venga categorizzato come malato.
Il proprio nome sostituito con quello di una malattia.
Nuova lettura di chi se incontrato altrove avrebbe provato a dirsi in altra maniera.
Medico turista e medico viaggiatore.
Nel primo lo sguardo scivola via senza escludere l'altro.
Nel secondo entra in coesistenza.
Fa all'altro ciò che farebbe per sé.
Vive con curiosità e dubbio…
… Francesco Eugenio Negro
[1] Francesco Eugenio Negro: L’uomo come opera d’arte - etica ed estetica in medicina - ed. Franco Angeli 2012.

