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Il Tema del giorno

a cura del Dott. Carlo Melodia
Presidente della LUIMO

NEWSLETTER LUIMO

Dedicato ad Alma Rodriguez[1]

Gli editoriali del lunedì del nostro blog sono oramai numerosissimi ma, in forma diversificata, raccontano o argomentano di principi irrinunciabili perché unitari del sapere umano consapevole: quei principi sempre vivi nel percorso di vita di Alma Rodriguez e che ha trasferito ai suoi amici, allievi e pazienti.

«Un racconto o una argomentazione si allineano con la nostra consapevolezza quando contengono concetti che convivranno con il nostro sentire naturale».

La Dottoressa Alma Rodriguez, spesso, citando Kalil Gibran, il poeta, diceva che il «il Maestro è colui che risveglia nell’allievo saperi esistenti ma dormienti che vanno solo riportati alla vita con la giusta parola ed esempio» (Intelligenti pauca, N.d.A.).

In questo percorso relativo all’aspetto animico intellettivo, direi filosofico, che orientò la sua vita anche in termini di finalità, Alma Rodriguez trovò un alter ego nell’argentino Tommaso Paschero.

Nello stralcio di una sua lezione del 2009, presso la LUIMO[2], che riporto a seguire, Ama Rodriguez fa emergere quanto nasconde la semplice visione frontale delle cose, recuperando anche la profondità del pensiero del Maestro Paschero.

Alma Rodriguez sembra parlare oggi in quanto nella sua visione attenta preconizzava ciò che in realtà sta succedendo in termini di semplificazione parcellare e analitica del tutto.

Questa semplificazione vede, in una supposta relazione scientifica lineare, incapace di esprimere la complessità psico-fisica-relazionale ed evolutiva, ridurre la persona umana in un ambito di malattia (disease) che nei suoi sintomi comuni non contiene le cause di sofferenza né spiega la sofferenza (illness) di quel soggetto storico persona umana.

 La visione speculativa pseudo scientifica si basa su una ipotesi forzata di uguaglianza tra gli individui portatori della stessa malattia; cosa biologicamente impossibile.

La diatriba, di cui avete letto su questo blog, su rimedio omeopatico e farmaco omeopatico, venuta a galla, come riportato precedentemente in occasione della presunta omessa indicazione terapeutica esplicita sulla confezione degli omeopatici, era già stata prevista dalla Rodriguez.

Come aveva ipotizzato anche che l’indicazione terapeutica sulla confezione del farmaco omeopatico avrebbe trovato accoglimento in una certa omeopatia, la Dottoressa la chiamava terapeutica omeopatica.

Questa omeopatia del farmaco non è in grado di sostenere un paradigma, quello omeopatico, che vede la finalità nella cura del malato piuttosto che della malattia…   

Per la sua intransigenza metodologica rigorosa e rispettosa delle conquiste della medicina nei termini di diagnostica e di terapia di urgenza medica e chirurgica, Alma Rodriguez sosteneva che l’omeopata doveva essere due volte medico.

Conoscitore della diagnostica classica e di quella omeopatica ed operare sempre nell’interesse del malato come da codice deontologico.

Per questo la Rodriguez fu scelta come rappresentante delle MnC dalla FNOMCeO e fu anche membro del comitato di bioetica assieme al Professore Goffredo Sciaudone.

Proprio con Sciaudone volle, all’interno dell’insegnamento-formazione del medico omeopatico della LUIMO, un comitato interdisciplinare di insegnamento formato da cattedratici di diverse specializzazioni.

Paradossalmente, in vita, proprio per questa sua visione unitaria e disinteressata del mondo, medico in particolare, la Rodriguez raccolse più riconoscimenti e stima dall’allopatia che da certa omeopatia edulcorata e lontana dai principi della Dottrina di Hahnemann; omeopatia (con la minuscola) che sperava nell’accreditamento convenzionale trasformando il rimedio omeopatico in farmaco prescritto per questa o quella malattia; appunto una terapeutica della malattia con farmaci omeopatici.

Come Antonio Negro denunciò già il 2 Luglio 1984 in Conferenza presso l’Istituto Superiore di Sanità. Rapporto ISTISAN 1985 che potete sfogliare e scaricare dalle news.

Alma Rodriguez curò numerosissimi medici e le loro famiglie. Ma non rinunciava mai a informare questi medici, alle volte cattedratici, della metodologia che avrebbe usato e delle differenze del rimedio omeopatico con il farmaco convenzionale.

Buona lettura.

 Libro Rodriguez

IL NON FARMACO[3]

Oggi voglio darvi tanti flash affinché diventino per voi altrettanti input che vanno a stimolare la vostra curiosità, il vostro interesse, accennando al rimedio omeopatico: il non farmaco, come mi piace definirlo.

Il rimedio omeopatico, il non farmaco, la cui storia è legata al travaglio di Hahnemann e all’incredibile scoperta della sua azione: la reversibilità del processo morboso.

Vedete che salto vi ho fatto fare, vi ho portato già alla sua azione, alla reversibilità del processo morboso.

La differenza tra ieri e oggi è solo la conoscenza sempre più analitica e scientifica del corpo umano, che da sempre esclude la persona nella sua individualità viva, unica e irripetibile.

Il sapere scientifico ha inglobato e trasformato tutta la vita della persona umana e la paura della malattia impera, unitamente alle grandi scoperte.

In questa realtà, il rimedio è stato “trasformato” in farmaco con tutte le conseguenze terapeutiche e scientifiche che ne sono derivate.

Una tra le tante è che definendo la medicina omeopatica come medicina alternativa, sono ritenute Omeopatia tutte le metodiche di tipo non convenzionale, ma l’Omeopatia si differenzia da tutte perché è un preciso metodo sperimentale, clinico e terapeutico.

Altro errore in cui spesso si incorre è ritenere Omeopatia l’uso di rimedi omeopatici utilizzandoli al pari di farmaci, ovvero per la cura sintomatica delle malattie.

Hahnemann ci dice che dobbiamo conoscere bene tutti i principi perché quello che vogliamo ottenere per il malato è aiutarlo a raggiungere gli alti scopi dell’esistenza.

E che cosa sono gli alti scopi dell’esistenza se non quell’equilibrio, quella conformità con se stessi, quell’incontrare dentro di sé gli elementi che lo fanno essere unico e irripetibile nella sua spiritualità, nella sua forma di essere, nella sua forma di comprendere?

Hahnemann definisce il medico: Il vero artista del guarire …

«Il vero artista del guarire deve avere nella sua mano le medicine più genuine, più pienamente vigorose per potersi fidare della loro forza di guarigione, le deve conoscere personalmente nella loro genuinità».

Il medico omeopata deve conoscere ciò che prescrive, avere la garanzia della genuinità delle materie prime e del rigore nei metodi di preparazione a garanzia dell’efficacia del rimedio stesso.

Il rimedio a cui Hahnemann si riferisce, quello ultra-molecolare sperimentato e comprovato clinicamente, non può né deve diventare un farmaco, escludendo così tutta la conoscenza sperimentale da cui è nato.

Il rimedio omeopatico, oltre una certa diluizione statisticamente, non contiene molecole[4], è sperimentato sul sano e comprovato clinicamente, e duecento anni di sperimentazioni con dosi infinitesimali lo confermano.

L’insegnamento hahnemanniano, forse un po’ visionario di un futuro ancora tutto da scoprire, è continuamente minato dal materialismo vincente ed imperante, dove il medico scompare per fare posto al farmaco.

Vorrei far emergere dal cuore di ogni omeopata la verità dell’arte medica che ci è stata donata e che queste parole vi portassero subito nel punto focale dell’atto medico che è quello della prescrizione.

Credevo, tanti anni fa, che l’insegnamento di questa incredibile scoperta per la vita dell’essere umano avrebbe provocato un grande cambiamento in ogni medico vocato.

Ho sognato che bastasse conoscere il pensiero omeopatico per restarne rapiti ed essere trasformati all’istante, forse era solo il mio entusiasmo, il mio fervore a farmelo pensare, ma oggi posso dire che il mio sogno ha preso forma e forza con la nascita del Ce.M.O.N. e della LUIMO, grazie a quei nobili medici: il Prof. Negro dell’Accademia di Omeopatia di Roma, il Dr. Ortega della scuola del Messico e il Dr. Paschero di quella Argentina che si sono uniti a me credendo in un futuro prossimo per la Medicina Omeopatica.

Il nostro primo corso risale al 1970.

«La cosa più importante, ciò che realmente ha valore nell’attitudine del medico è il senso dell’unità della vita. Se non ce l’ha non può comprendere l’ammalato, né fare niente per lui[5]».

La storia di questi ultimi anni ha evidenziato tutto ciò che nell’uomo e nelle sue circostanze esiste e che, paradossalmente, le sperimentazioni pure di tante droghe hanno rivelato in duecento anni di pratica omeopatica ma purtroppo il rimedio, che per il medico hahnemanniano è lo specchio del cambiamento dallo stato di malattia allo stato di salute e viceversa, è diventato un farmaco non solo per come è utilizzato ma anche per la formulazione industriale che se ne fa.

Laboriosi farmacisti, inglobati dal mondo del “farmaco industriale”, non sono più i collaboratori ideali del rigoroso lavoro del medico hahnemanniano nel garantire l’integrità delle materie prime e dei metodi di preparazione dei rimedi.

Il Ce.M.O.N. è nato come scuola che, come Hahnemann ci ha insegnato, ha sperimentato il rimedio, insegnando al medico come riconoscerne l’azione patogenetica ultra-molecolare.

Le circostanze terribilmente difficili di quegli anni non hanno distolto le nostre menti e i nostri cuori dall’obiettivo e così è nata la LUIMO unitamente a chi l’esperienza aveva insegnato che “bisognava dare per ricevere” e proseguire, uniti, per continuare a divulgare un metodo medico a misura della vita dell’uomo, sicuri che il momento fosse giunto per far emergere la Medicina Omeopatica dall’oscurantismo.

Ma forse i tempi non erano ancora maturi.

Il momento non era ancora giunto! E oggi, dopo tutti questi anni rischiamo anche di scomparire, inglobati nel rimedio diventato farmaco.

I timori sono tanti, ma si dileguano quando sento un medico dire: «il cuore mi ha portato qui». E io spero che tutti quelli che arrivano alla nostra scuola siano portati dal cuore. A tale proposito voglio leggervi uno scritto del Dr. Paschero che dà voce al suo pensiero di vero medico:

«Una istituzione non realizza le proprie finalità se i suoi membri si sentono e si comportano da gregari.

Ogni formazione di questo tipo, infatti, ha come scopo fondamentale quello di studiare e promuovere lo sviluppo dell’attitudine alla libertà interiore di ciascuno.

La cultura moderna è in crisi perché, fondando sul progresso tecnico, meccanicista e positivista, nega l’idea o il senso che solo la coscienza dello spirito genera lo sviluppo evolutivo della vita interiore.

Di fronte a questa cultura esclusivamente tecnico-materialista noi non abbiamo il diritto di continuare ad essere esseri spirituali.

Abbiamo l’obbligo morale di sviluppare l’unicità del nostro io nella sintesi del corpo, dell’anima e dello spirito. Potremo così dominare le forze cieche dei nostri impulsi e ricondurle alla realizzazione della nostra vera identità, nell’unità con il tutto in cui siamo: esseri unici in quanto la coscienza di sé, la coscienza del mondo, la coscienza di Dio, fondamento supremo di tutte le cose, costituiscono allo stesso tempo unità di senso nel macrocosmo in cui agiamo e nel microcosmo che siamo.

L’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio.

Dal centro vitale del mio io autentico e con una visione in profondità, potrò irradiare la mia natura spirituale nella sua interezza e perfezione all’interno di un altro attraverso il mio modo di considerarlo, di rivolgermi, di reagire a lui; sarà un rapporto creativo tanto per me che per lui.

Non sarete mai stanchi, se agirete così col vostro paziente.

È così che, rivolgendomi alla sua totalità, a quello che c’è di perfetto in lui (e che si identifica con la mia propria realizzazione) l’aiuterò creativamente ad esprimere questa perfezione, questa totalità interiore facendo sì che la senta come presente.

Con la Medicina Omeopatica, con il simillimum costituzionale (diagnosticato nei sintomi mentali per quest’atto di identificazione empatico) metteremo in funzione la legge di guarigione e l’ammalato alzerà il suo livello di coscienza ed espanderà la sua forza vitale dal centro alla periferia, dall’alto verso il basso, dalla mente autista ed egoista (che gli dà un atteggiamento chiuso nella sua individualità limitata) all’altruismo ed all’amore per la vita, con una espansione animica di pienezza, proprio come vuole la “legge di guarigione”.

Dobbiamo imparare ad avere quello sguardo profondo che non si ferma al sintomo isolato, all’organo ammalato o alla semplice manifestazione esterna, ma che cerca di percepire e raggiungere la realtà vivente, vera, che è la persona reale, la persona che esiste dietro le apparenze e le manifestazioni.

Solo allora otterremo che quella persona sia come deve essere perché l’abbiamo trattata come persona; dunque, come tale si deve realizzare raggiungendo per mezzo del simillimum (diagnosticato grazie a quella identificazione profonda) “gli alti scopi della sua esistenza”, come dice Hahnemann.

Pertanto, non possiamo accettare né capire il miglioramento grazie alla Legge di guarigione o Vis Medicatrix.

Ma potremo, oltre che osservare il ritorno di sintomi, constatare che la trasformazione avvenuta nella vita dell’ammalato, la sua crescita interiore, il superamento del suo infantilismo (che lo porta a chiedere), il mutamento del suo carattere, la centralizzazione del suo io reale, il superamento dei suoi sintomi (non per soppressione bensì per maturazione dell’ansietà psorica) lo hanno trasformato in persona adulta e dativa. Potremo infine constatare anche che dalla sua condizione di nucleo dipendente, gradualmente si sta trasformando in nucleo raggiante che si espande nella creatività e nell’amore.

La legge fondamentale della crescita si basa sulla consapevolezza che l’amo re e la felicità che noi aspettiamo dal di fuori, non vengano dal di fuori ma dal di dentro, muovono dall’io profondo fino ad arrivare all’interno del cuore.

Questa è l’unica via dell’apertura all’amore, all’allegria e alla felicità che sono in me. Amore e felicità cresceranno in me, nella mia personalità, nella misura in cui mi obbligo ad esprimere il piccolo o grande grado d’amore o di felicità che è in me, manifestandolo, comunicandolo, dando il poco o il molto che è in me.

Questa è la legge della crescita, della realizzazione personale: cresco nella misura in cui do, manifesto.

La crescita non avviene mai dal di fuori verso dentro, bensì da dentro verso fuori.

Più esprimo e investo nel mondo il mio capitale, grande o piccolo, più esso crescerà nella mia interiorità: pertanto, devo liberare la mia vita da esigenze e bisogni che riducono la mia possibilità di crescita interiore.

La nostra vita è sviluppo e non acquisto d’amore e di felicità.

Il senso della mia vita è arrivare ad essere una fonte irradiante amore e felicità e non un nucleo ricettivo di quello che gli altri mi possono dare.

Il medico deve essere sereno, tranquillo, ricettivo. Questo implica una apertura del suo io interno, centrale che irradia il suo stato di profondità di coscienza operando per identificazione o empatia nella profondità della coscienza dell’ammalato.

Questa attitudine deve provocare l’autentica e più ampia e libera espressione del centro vitale, della sua reale condizione interna, della vera natura della sua profonda personalità.

Si può essere creativi ossia dativi, solo quando si utilizzano le risorse che abbiamo, quando si è aperti a sé stessi, a ciò che Dio, fonte infinita d’amore, esprime in noi o attraverso di noi.

La vita è una unità.

Io sono un punto in quest’unità e io stesso col mio atteggiamento dativo genero il movimento in sintonia con la vita; genero ciò che mi unisce alla vita e ciò che mi separa da essa.

Noi non dobbiamo creare niente per noi stessi: noi siamo manifestazioni concrete e strumenti costanti di espressione dell’Unica Intelligenza, dell’Unico Potere che chiamiamo Dio, Essere, Realtà, Assoluto o con qualsiasi altro nome.

La nostra unica soluzione è prendere coscienza o vivere intuitivamente questa profonda autenticità, in questo centro dinamico della vita, con un’apertura costante e incondizionata verso l’Essere Assoluto.

Questo è il mio augurio per tutti voi[6]».

 

 

[1] Carlo Melodia – editoriale di lunedì 22.06.2026.

[2] Adele Alma Rodriguez – una vita per l’omeopatia – raccolta inedita delle sue lezioni presso la LUIMO a cura di Carlo Melodia, Editore Ce.M.O.N., Napoli, 2023.

[3] Lezione Dr.ssa Rodriguez del 26/01/2009.

[4]  La costante di Avogadro (6,023 · 10²³ mol⁻¹) = 2,23 · 10²³ atomi. Quindi una unità mole di qualunque sostanza contiene lo stesso numero di atomi. Ne consegue che calcolando la diluizione omeopatica centesimale hahnemanniana progressiva la probabilità che la diluizione perda tutte le molecole la troviamo oltre la 9CH a cui possiamo attribuire il termine di dose imponderale o senza sostanza; naturalmente in termini statistici!

[5] Questa frase più volte ripetuta come un fondamentale irrinunciabile dalla dott.ssa Rodriguez nelle sue lezioni, fu detta da T.P. Paschero. La stessa frase è esposta incorniciata nell’aula storica della sede della LUIMO in viale Gramsci 18 (a Napoli).

[6] Tomás Pablo Paschero.

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