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Oggi, 10 aprile 2026, in tutto il mondo si celebra la commemorazione del 271° anniversario della nascita di C.F.S. Hahnemann

S. Hahnemann, fu un illuminato del proprio tempo.

È stato proprio il pensiero filosofico illuministico di quel periodo storico in cui Hahnemann si formò, ad esaltare il suo genio esplorativo in ogni campo; dalle lettere alle scienze e poi all’applicazione delle sue scoperte sulla “fisiologia dei viventi[1]”.

Nacque così l’omeopatia, come metodo autonomo, basato su una propria sperimentazione che, operando sull’uomo sano, attraverso sostanze naturali in piccole dosi (come indicato da Ippocrate[2], padre del vitalismo) svela le proprietà patogenetiche dei singoli rimedi e nel medesimo momento le manifestazioni soggettive ed oggettive del malato nello stato di malattia.

Quindi Hahnemann ha costruito un metodo di conoscenza che si serve di un unico momento[3]:

  • Lo sperimentatore mostra una patogenesi artificiale attraverso la droga sperimentale; essa svela le proprietà intrinseche alla sostanza di produrre sintomi di malattia, se assunta sperimentalmente.
  • La conoscenza dei sintomi della malattia e gli strumenti, rimedi, per la cura, emergono così, allo stesso tempo, in un unico laboratorio vitale, quello stesso proprio del malato, attraverso il principio dei similia curentur (già similia similibus curantur di Ippocrate).

Proprio nella patria dell’omeopatia, in Germania, nacque fin dall’inizio una opposizione preconcetta al metodo dei simili, da parte della vecchia scuola[4], allopatia[5], basata sul vecchio concetto di malattia e sui farmaci palliativi. Questi preparati, chiamati formule, di cui Hahnemann aveva controllato la produzione da farmacologo e medico incaricato e conosciuto gli effetti tossici furono il motivo centrale della ricerca di Hahnemann verso una medicina rispettosa del malato nello spirito di Ippocrate. La “sua” omeopatia rappresentò la conquista della sua aspirazione e, nonostante le opposizioni di una medicina consolidata, nel tempo in tanti Paesi si è osservata una espansione mondiale del metodo dei simili ad opera di medici, spesso già accademici ed universitari, convertitisi alla omeopatia, ad iniziare dal Regno di Napoli, dal 1822 in poi[6].

Lo stesso Hahnemann, allontanato dalla Germania per una opposizione montante, fu accolto in Francia, a Parigi, con grandi onori dopo che dovette lasciare la sua Patria per la polemica interna contro il metodo hahnemanniano. 

L’ Omeopatia sin dall’inizio si era distinta per l’efficacia del trattamento in molte epidemie dell’epoca, oltre alla scarlattina[7], anche in quelle di colera e di tifo…, e sostenne da subito il vaccino per il vaiolo umano di Jenner che, basandosi sul principio della similitudine, fu considerato da Hahnemann un metodo “benefico e meraviglioso” per avere debellato le epidemie di vaiolo; come scriverà nel paragrafo 46 dell’Organo, nota III[8]

L’omeopatia osservò però ben presto anche le complicanze dei vaccini[9] e indicò agli omeopati come prevenire e curare queste complicanze e intervenne sull’uso corretto dei vaccini; essendo l’omeopatia il metodo per eccellenza del vitalismo attraverso le sperimentazioni di molte centinaia di droghe; motivo per cui il Reale Istituto vaccinico al tempo dei Borbone veniva presieduto e diretto nel 1845 da un omeopata: il Cav. Prof. Cosmo Maria de Horatiis già medico personale di Francesco I di Borbone.

Oggi, nonostante tutto, l’omeopatia nel mondo conta oltre 600 milioni di persone che ne fanno uso, e che si rivolgono ad oltre 500mila medici praticanti.

In alcuni Paesi, l’omeopatia viene insegnata nelle Università statali e praticata nei pubblici ospedali (come in India e in Inghilterra).

La modernità di questo metodo risiede nel fatto che nessun rimedio sperimentato risulta ad oggi obsoleto e che la scelta dello stesso non viene operata sulla diagnosi di malattia ma sui sintomi del malato portatore della stessa. Questo significa che, di fronte a sindromi o a malattie emergenti, la scelta terapeutica in omeopatia trova sempre, nel principio di similitudine, quel rimedio che, attraverso la similitudine stessa con i sintomi del malato, soggetto storico, rappresenta uno strumento terapeutico che, attraverso il vitalismo intrinseco del malato, guidato dal giusto rimedio, secondo epistemologia, può guarire quel malato affetto da patologia emergente. Di seguito, il PDF, già sul nostro blog, che parla della vita dello scienziato Hahnemann.

La Scienza sicuramente scoprirà nel tempo quanto il Maestro abbia precorso i tempi della conoscenza. Come disse il Professore Antonio Negro nella Conferenza agli atti del rapporto ISTISAN 1985[10] affermando, in sintesi, che la visione metodologica attuale della medicina convenzionale, basata sul costrutto lineare di causa-effetto ovvero di malattia-farmaco, non sia in grado di leggere la soggettività complessa del malato che risulta unico nella percezione, sensazione ed espressione del suo stato di malattia…

Carlo Melodia

 

[1] In riferimento non solo, quindi, alla persona umana, ma alla vita tutta; comprendendo animali e piante. Nella raccolta di Giacchino Pompili, che è un compendio documentale a partire dal 1855 in poi… si possono leggere articoli e relazioni sull’uso della medicina omeopatica, oltre che per la cura dei malati umani, anche per quella degli animali e delle piante!  https://www.luimo.org/news-luimo/presentazione-del-progetto-editoriale-rivista-omiopatica-1855-1902-archivio-gioacchino-pompili  

[2] https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno?start=30

[3] Come affermò il Professore Antonio Negro in conferenza presso l’ISS. https://www.luimo.org/news-luimo/un-passaggio-storico

[4] Le prime notizie sulla efficacia della medicina omeopatica alla fine del ‘700 furono relative alla efficacia della medicina dei simili nella prevenzione e nella cura della scarlattina che imperversava non solo in Germania ma anche nei Paesi ad est della stessa e che mieteva numerose vittime ed invalidità. La vecchia scuola arrivò a negare che si trattasse di scarlattina affermando essere una forma frusta della stessa e pertanto non pericolosa. Hahnemann dovette mandare i suoi omeopati in regioni in cui la sanità locale aveva già certificato la presenza di scarlattina per poi intervenire con successo con l’omeopatia - https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/editoriale-lomeopatia-e-acqua-fresca-quarta-parte  

[5] Come Hahnemann chiamò la vecchia medicina basata sui ”contraria contrariis curantur”.

[6] https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/inaugurazione-dell-angolo-dellomeopatia

[7] La vecchia scuola rinnegò anche l’evidenza delle guarigioni della scarlattina dicendo che si trattava di una forma frusta e non di una vera e propria scarlattina. Come avvenne per rinnegare l’efficacia dell’omeopatia in tutte le altre epidemie - https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/editoriale-lomeopatia-e-acqua-fresca-quarta-parte

[8] A Napoli, nel 1845, il Direttore del Reale Istituto vaccinico era il Prof. Cosmo Maria de Horatiis, già accademico e medico di Francesco I di Borbone, diventato omeopata e sostenuto proprio dal Re - https://www.luimo.org/il-tema-del-giorno/vaccini-e-omeopatia-paradossi-e-dintorni

[9] Il dott. Sinibaldi da Roma nella sua relazione al Congresso degli Scienziati di Napoli 1845 parlò dapprima dell’aspetto benemerito del vaccino di Jenner che aveva salvato da morte sicura centinaia di migliaia di persone, poi parlò degli effetti avversi che poteva procurare e dei possibili interventi nella preparazione stessa del vaccino trovando l’approvazione della scuola medica francese presente al Congresso. Due anni più tardi il Sinibaldi scrisse un “libello” in cui venivano esposte le sue considerazioni sul vaccino di Jenner e la proposta di un nuovo iter di preparazione dello stesso. Possiamo ritrovare tutto questo nel link contenuto nella nota precedente.     

[10] https://www.luimo.org/news-luimo/un-passaggio-storico

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