Prima parte
Il lettore che segue questa nostra rubrica con una certa assiduità avrà notato, da qualche tempo, che negli editoriali del lunedì stiamo affrontando il tema della metodologia omeopatica che spesso è misconosciuta piuttosto che sconosciuta: anche dai tanti cittadini che la utilizzano in Italia e nel mondo come medicina di prima scelta ma anche come integrazione alle cure convenzionali.
Cittadini che spesso vengono disorientati dal frastuono e condizionamento di fondo di una opposizione preconcetta e pretestuosa verso l’omeopatia che, come un disco rotto, ripete, con arroganza e dileggio, lo stesso ritornello privo di ogni logica scientifica.
Scienza, non meglio esplicitata, sotto il nome della quale è lecito criticare, ma alla quale sfugge o non riesce a interpretare, secondo un paradigma metodologico, i fenomeni che critica e che sono evidenti: quelli di una espansione costante, in termini numerici e geografici della medicina omeopatica, nonostante il frastuono delle “curve” che si oppongono storicamente al metodo dei simili!
Una interessante testimonianza storica di un cultore della medicina omeopatica in America
In alto, foto di apertura dell’Editoriale, ho esposto uno dei numerosi lavori di divulgazione della medicina omeopatia di Dana Ullman, “The Homeopathic Revolution”, che ho nella mia biblioteca e una immagine di Darwin.
Il dott. Ullman, omeopata e docente di omeopatia negli Stati Uniti, racconta, tra l’altro, che undici Presidenti Usa si curarono con la medicina di Hahnemann, come pure sette Pontefici[1]e lo stesso Carlo Darwin usò su di sé la medicina omeopatica; come anche molti personaggi dello spettacolo di cui si parla nel libro!
Nel libro di Ullmann leggiamo anche che l’approccio di Darwin alla medicina omeopatica ha un significato interessante per come le cose della vita si concatenano e interagiscono:
«…Per esempio, è improbabile che il naturalista e scienziato, Charles Darwin, potesse portare a termine il suo importante e storico lavoro, Origin of Species, se non fosse stato per la cura omeopatica, un decennio prima della pubblicazione del libro. Per dodici anni Darwin fu spesso impedito (nel suo lavoro, N.d.A.) da episodi di dolori allo stomaco, vomito, foruncolosi, palpitazioni e tremori, inoltre per due anni soffrì di episodi di svenimento e visioni di macchie avanti agli occhi. In appena sei mesi di trattamento omeopatico da parte del dott. James Gully, migliorò drasticamente. In parte ispirato dalle piccole dosi omeopatiche, Darwin condusse nuovi esperimenti sulle piante usando dosi estremamente piccole e osservò effetti evidenti. Egli si preoccupò moltissimo di documentare questi risultati degli esperimenti con l’omeopatia a causa del mainstream antagonista alla medicina omeopatica; quindi, evitò[2] di parlare di rimedi omeopatici e parlò di sostanze utilizzate “a dosi omeopatiche”. Darwin in una sua lettera conferma la grande ammirazione verso il suo medico omeopatico e il suo trattamento, anche se questi fatti vengono scandalosamente omessi dalla storia della medicina e delle Scienze (Darwin 1903). Questa omissione è un ulteriore esempio di come la storia tende ad ignorare i soggetti che si discostano dalla visione dominante del mondo[3]».
L’introduzione di questo lavoro è del dott. Peter Fisher, che è stato il medico omeopatico della Regina Elisabetta.
Inoltre, vale la pena ricordare, perché spesso si dimentica che:
-La medicina omeopatica, seconda medicina al mondo con oltre 600 milioni di cittadini che ne fanno uso e 500 mila medici che la praticano, annovera negli ospedali all’estero, soprattutto in India, medici omeopati Primari in reparti di medicina.
-Nel Royal London Homoeopathic Hospital fondato nel 1850, a tutt’oggi, si praticano cure con le MnC e ci sono reparti pediatrici per questo tipo di cure con l’omeopatia.
-Per consuetudine della Casa Reale inglese almeno uno dei medici della Regina deve essere un omeopata; come di fatto ancora, con Re Carlo, che esplicitamente ha dichiarato di curarsi con l’omeopatia, anche nel suo ultimo dichiarato problema di salute.
Non va dimenticato neanche il ruolo storico dell’Accademia Reale delle Scienze a Napoli:
-La medicina omeopatica giunta a Napoli nel 1822, con gli ufficiali medici austriaci, tutti omeopati, nel 1822 trovò accoglienza alla Accademia Reale delle Scienze in Napoli, che stampò ed espose “Il Sistema Medico del Dottor SAMUELE HAHNEMANN”.
Di seguito molti accademici del Regno si convertirono alla medicina omeopatica
Il Prof. Cav. Cosmo Maria de Horatiis, noto Accademico, direttore della Clinica Chirurgica dell’Ospedale Militare di Napoli e primario chirurgo dell’Ospedale degli Incurabili, divenne il medico omeopatico del Re Francesco I di Borbone a cui curò una fastidiosa forma di angina.
La cura delle epidemie
Inoltre, la medicina omeopatica nel Regno di Napoli, e non solo, si rese benemerita per la notevole efficacia dimostrata durante le epidemie di colera che si susseguirono in quegli anni facendo diminuire le perdite umane in media intorno al 3% a fronte del 50% delle perdite umane con le terapie convenzionali dell’epoca.
I rimedi omeopatici erano ancora di natura ponderale
È interessante ricordare che i preparati per la cura del colera, come la Canfora Rubini, poi usata in tutto il mondo e che ritroviamo nelle trousse da battaglia di alcuni eserciti (vedi Museo dell’Omeopatia), erano ancora sostanze chimiche con una azione patogenetica similare a quella del malato di colera; quindi, nessuna acqua fresca ma una soluzione satura di alcool e canfora 1Kg+1Kg somministrata fino a cinque gocce ogni 5 minuti e/o in dipendenza dello stato del malato.
La scarlattina e la Belladonna: nota dell’Osservatore Medico di Napoli
Proprio nelle epidemie, iniziate con la scarlattina, che affliggevano il nord-est dell’Europa, l’omeopatia dimostrò, nei fatti, con l’uso di Belladonna la validità del metodo dei simili e già nel 1801, l’Osservatore Medico di Napoli riportò notizie su queste guarigioni di una malattia grave, notevoli per l’epoca, in assenza di antibiotici.
La Leucemia Lienale, l’Omeopatia e i riconoscimenti internazionali
Una visibilità importante, a livello internazionale, per il metodo di Hahnemann, la fornì il dott., poi Prof. Tommaso Cigliano, a cui è intitolato il nostro Istituto di Omeopatia in Viale Gramsci 18, a Napoli.
Il Cigliano, infatti, pubblicò un lavoro sulla cura e la guarigione di numerosi casi di leucemia lienale (poi ribattezzata Morbo Cigliano) nei bambini; trattati e guariti con la medicina omeopatica (dalla Rivista Omeopatica di Roma anno XXL fascicoli di febbraio e marzo 1876).
Alla luce dell’attualità: la rivisitazione del Prof. Antonio Abbadessa, ematologo, oncologo
Lo stesso lavoro sulla Leucemia Lienale, per la sua importanza, all’epoca del Cigliano non si sopravviveva a detta malattia, fu rivisitato nel 1992 al Convegno Internazionale di Medicina Omeopatica dedicata a Tommaso Cigliano, dal Professore di ematologia e oncologia Antonio Abbadessa che in seguito lo ripropose all’Ordine dei Medici di Napoli.
I riconoscimenti a Tommaso Cigliano dalle Università di New York e di Filadelfia
Per questo studio sulla leucemia lienale nei bambini, il Cigliano fu insignito del titolo di “Professore” Honoris Causa dalle Università di New York e di Filadelfia. Università nelle quali il Cigliano si era laureato in omeopatia.
La Cattedra di Omeopatia del Cigliano presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Napoli
Solo più tardi, 1895, l’Università di Medicina e Chirurgia di Napoli, per questo suo lavoro già riconosciuto all’estero, gli concesse, a richiesta dello stesso Cigliano, la cattedra di “Materia medica e di terapeutica omeopatica” che in precedenza gli era stata negata…
Da uno scritto del Professore Goffredo Sciaudone allora Ordinario di Medicina Legale poi Presidente della Accademia delle Arti e delle Scienze Mediche e Chirurgiche in Napoli:
«dopo sessantaquattro anni dalla scoperta della terapia per la Leucemia Lienale, il 24 marzo 1930, la Reale Accademia Medico Chirurgica dell’Università di Napoli riconobbe la novità del lavoro di Tommaso Cigliano. Per questa importante scoperta egli era stato insignito del titolo di professore Honoris causa dalle Università di New York e Filadelfia[4]».
In Russia e in Belgio
Ricordiamo ancora l’utilizzo storico dell’omeopatia in altri Paesi:
in Russia, gli Zar esplicitamente si curavano con l’omeopatia assieme alle loro famiglie e ancora oggi la scuola omeopatica russa è molto rinomata.
Nel 2008 Paola Ruffo di Calabria, moglie di Alberto II, Regina del Belgio, aprì il Congresso della LIGA (LMHI) ad Ostenda affermando che:
la sua presenza voleva testimoniare il riconoscimento e la protezione del Regno nei riguardi della Omeopatia, così anche per i sostegni pubblici dello Stato belga ai produttori dei rimedi omeopatici.
La storia della medicina a piccole dosi e i riferimenti storiografici
Per approfondire e analizzare gli innumerevoli dati storici della medicina omeopatica si faccia riferimento:
- al Museo dell’Omeopatia - Archivio Storico Italiano, Fondazione Negro, del Professore Francesco Negro (p.zza Navona-Roma)
- al Museo delle Arti Sanitarie del Professore Gennaro Rispoli (Ospedale degli Incurabili e Sala del Lazzaretto in S. Maria della Pace in Napoli)
Carlo Melodia
(continua)
[1] Uno di questi omeopati dei Pontefici fu certamente il Prof. Antonio Negro.
[2] Questo episodio ricorda quello dell’accademico Prof. Giovanni Battista Quadri che, recandosi nella zona Flegrea vicino a Pozzuoli (Na), accertò che le epidemie di “forme pleuriche” ad alta mortalità venivano curate e guarite con l’omeopatia dal dott. Cimone ma nella relazione pubblicata dall’Accademia scrisse “curate con l’Aconitum” omettendo il termine omeopatia (leggi pag. 78/79 di: “1821-2021. Il bicentenario dell’Arrivo della medicina omeopatica a Napoli – l’Omeopatia al tempo dei Borbone”, Ed. LUIMO.
[3] The Homeopatic Revolution. Dana Ullman, MPH. Introducing, page. 3
[4] Da: Riflessioni Medico-Legali - Prof. Goffredo Sciaudone, Ordinario di Medicina Legale nella SUN, Seconda Università degli Studi di Napoli. “NAPOLI E LA NASCITA DELL’OMEOPATIA IN ITALIA 1822” a cura di Vega Palombi Martorano- Le Stagioni d’Italia-Fausto Fiorentino 1996.

