Dedico questo Editoriale alle stelle polari che si sono dedicate, attraverso la LUIMO principalmente, alla formazione del medico ippocratico al di fuori di ogni paradigma concettuale, pur provenendo da formazioni culturali diverse, ma convergenti nell’etica e nella finalità di realizzare un insegnamento per una medicina della “persona umana”.
Alma A. Rodriguez (Verona, 27/07/1931 - Napoli, 12/05/2018), rappresentò le MnC presso la FNOMCeO e fu membro del Comitato di Bioetica. Già Presidente e Fondatrice della LUIMO.
La Dottoressa promosse ufficialmente il riconoscimento del rimedio omeopatico con il sostegno di diversi gruppi parlamentari dal 1988[1], rimedio poi riconosciuto nel 1994.
In precedenza, Antonio Negro (Alassio SV, 17/06/1908 - Roma, 25/03/2010) in un periodo in cui l'apprendimento della medicina omeopatica veniva lasciato all'iniziativa personale del medico, già nel 1954 fondò la Roma l'AIMOH, una scuola di formazione strutturata che in seguito si fuse con il CeMON e diventò poi LUIMO con il carattere internazionale.
Il Professore Negro, già a luglio 1984, in conferenza presso l'ISS, tracciò istituzionalmente la metodologia della medicina omeopatica e preparò il terreno per la regolamentazione successiva del farmaco omeopatico e della formazione del medico chirurgo in omeopatia.
Goffredo Sciaudone (Carinola CE, 24/01/1935 - Napoli, 20/01/2025), poi Professore Emerito di Medicina Legale, successivamente Presidente della Accademia di Scienze Mediche e Chirurgiche in Napoli e Presidente Onorario della LUIMO, decise di entrare a far parte, a titolo esclusivamente di volontariato[2], del “progetto LUIMO”[3], dopo aver partecipato ad un Convegno Culturale organizzato dal Banco di Napoli in cui si approfondirono le tematiche relative a: Napoli Crocevia della Medicina Omeopatica, attraverso l’Accademia Reale borbonica 1822.
Sciaudone si propose di partecipare al progetto come guida alla formazione di un medico che garantisse al cittadino una conoscenza, anche in omeopatia e che operasse esclusivamente nell’alveo deontologico e comunque a tutela del cittadino malato.
Innanzitutto, organizzò convegni culturali sui risvolti medico sociali e medico legali dell’esercizio della medicina omeopatica[4].
Alcuni Convegni sulle tematiche omeopatiche videro la Presidenza compartecipata di Goffredo Sciaudone e di Vincenzo Caianiello, Giudice e poi Presidente della Corte Costituzionale e Ministro di Grazia e Giustizia: ciò confermava la ricerca di affrontare le tematiche in oggetto con la massima imparzialità.
Partecipò al Convegno, il rimedio omeopatico “il non farmaco”, del 1988, insieme ad Alma Rodriguez e assieme si adoperarono di trovare una via istituzionale per la regolamentazione dell’omeopatia coordinandosi con il Dott. Giuseppe Del Barone, Presidente dell’OMCeO di Napoli e poi della FNOMCeO.
Intervennero assieme nelle PDL che per motivi politici si arricchivano nel tempo di figure sanitarie, non mediche, in quello che lo stesso Del Barone definì un minestrone non meglio specificato di specialistiche per cui la Dottoressa Rodriguez non volle più partecipare a questi tentativi massificanti di tante figure “alternative” e ne prese le distanze formulando la definizione di medicina omeopatica in XII Commissione del Senato della Repubblica (2009); quella che è l’attuale definizione di Medicina Omeopatica.
Parallelamente, sin dal Convegno di Terni 2002, la Rodriguez già rappresentante per la FNOMCeO per le MnC, collaborò assieme al Presidente Del Barone e al Professore Sciaudone, al progetto della FNOMCeO e della Istituzione Sanitaria, al riconoscimento della formazione del medico omeopatico, per la tutela del cittadino che si rivolge alle MnC.
Progetto di Terni che si concretizzò nel 2008 e poi si tradusse nella Legge Accordo-Conferenza Stato Regioni del 2013.
Da qui, furono istituzionalizzati gli elenchi dedicati alle MnC presso gli Ordini Professionali per i medici, già iscritti all’Ordine, in possesso di attestato di formazione in omeopatia valido, perché certificato presso Scuole di formazione private e qualificate; secondo le indicazioni di legge.
Il tutto per trasparenza e a tutela del cittadino che voglia conoscere la qualifica reale e la sussistenza dei requisiti formativi del proprio omeopata di riferimento!
La Dottoressa Rodriguez fu inoltre la sostenitrice della formazione multidisciplinare del medico.
Organizzò, sempre assieme a Goffredo Sciaudone, il Comitato interdisciplinare di insegnamento presso la LUIMO, Presidente Sciaudone, formato da cattedratici di varie discipline: oncologia, chirurgia, internistica, semeiotica medica, oculistica, odontoiatria, neonatologia, medicina legale, fisiologia, astrofisica nucleare e delle particelle, bioarchitettura, filosofia[5], chimica, ematochimica e diagnostica di laboratorio… per una formazione completa del medico secondo le indicazioni di Ippocrate… e che ritroviamo nel percorso di vita di Samuel Hahnemann: letterato, chimico e medico[6].
Carlo Melodia
La centralità del medico e la sua corretta formazione
In un precedente editoriale riportai la sintesi delle affermazioni del Magistrato di Cassazione presente alla riunione della FNOMCeO che si tenne a Roma nel 1996: “Le motivazioni delle medicine alternative”[7].
In quella riunione, a porte chiuse, definita “conclave” dagli organizzatori[8], vi fu una prevedibile battaglia dialettica dove i rappresentanti del convenzionale, predominanti[9], chiedevano spiegazioni e risposte agli omeopati sulla efficacia della omeopatia nei termini del loro paradigma organicista strutturato sulla malattia e sulla chimica del farmaco prescritto linearmente sul sintomo o sulla alterazione diagnosticata col termine comune di malattia.
D’altra parte, il paradigma neo-Ippocratico della medicina omeopatica è distante da quello allopatico in quanto parla di malato, di vitalismo e di “cause della malattia”: quelle che vengono individuate nella perdita di autonomia del principio vitale naturale proprio dei viventi e che coinvolge unitariamente il malato nella sua unità e complessità psico-fisica e relazionale!
La perdita della regolazione della omeostasi del principio vitale (causa di malattia) si esprime con il venir meno dei gradi di libertà delle funzioni; ovvero con quegli effetti che vengono descritti, semeiotica classica, per identificare una certa malattia; espressa come incapacità funzionale che si traduce nel quadro fisiopatologico.
Parliamo di quello stesso vitalismo autonomo che, viceversa, se viene “opportunamente sollecitato, può ritrovare in modo naturale, la via della salute[10], senza insegnamenti né ragionamenti”: parafrasando le affermazioni del Maestro Ippocrate, da cui Hahnemann colse le premesse dottrinarie per la sua omeopatia.
Ippocrate all’inizio parlò esplicitamente di “Similia Similibus curantur” e di “Contraria Contrariis Curantur”[11].
La sua dottrina mise al centro il malato, espressione del proprio vitalismo nella sua unità psico-fisica, relazionale.
Vitalismo che, all’osservazione attenta del medico, è il substrato dinamico della malattia quando viene alterato da cause congenite (malattia cronica) o acquisite (malattia acuta)[12]...
Quindi la funzione regolatrice naturale, intrinseca nei viventi, andrebbe solo imitata e intercettata dal medico attraverso la sollecitazione di stimoli indotti, della stessa natura, non necessariamente chimici, che possiedono la proprietà patogenetica sufficiente per correggere la perdita di regolazione autonoma potenzialmente recuperabile[13].
Ci riferiamo a quegli stimoli capaci di produrre, come è evidente nella sperimentazione omeopatica a piccole dosi, nel principio vitale alterato, un quadro di malattia simile a quella che si vuole curare: il tutto, secondo, appunto, similitudine e analogia unitaria della sofferenza e al fine di attivare, quando ancora possibile, quella reazione naturale autonoma riparativa propria della vita (omeostasi).
In termini di filosofia della scienza, risulta evidente che la Dottrina di Ippocrate e il paradigma di Hahnemann seguirono un percorso che osservava dapprima il “soggetto” malato; cosa, che in virtù della definizione di “soggetto” non poteva essere definito matematicamente, come avviene per l’analisi che quantifica una realtà oggettiva: il sintomo e la malattia.
Per cui la descrizione del soggetto, nella sua complessità di persona umana, può essere solo osservazionale e di tipo olistico, piuttosto che analitico.
L’individualità propria del singolo malato soggetto storico[14] sfugge quindi all’interpretazione preconcetta di una definizione comune, quella di malattia, come avviene per le LLGG terapeutiche che obbligano il medico ad operare per delega e non per scelta creando in lui, complice l’assicurazione sanitaria obbligatoria attiva solo con il medico che si attiene alle direttive precostituite, un conflitto etico e deontologico che costringe il sanitario ad abiurare in un solo colpo le obbligazioni che ritroviamo negli articoli 12, 13, 14 e 15, e altre, del codice di deontologia medica: esse parlano del rapporto diretto con cittadino malato e vietano ogni delega della professione medica al di fuori dell’atto medico deciso dal sanitario, inteso come discrezionale e responsabile.
Per la centralità del “soggetto” malato, Ippocrate parlò di “observatio et ratio” in quanto la semplice ratio, quella della logica della malattia, risulta incapace a descrivere l’imprevedibilità del soggetto persona umana che non è solo un organismo, ma ha caratteri di individualità.
Si rischia, in questa semplificazione solo analitica, di scollegare il disease (malattia) dall’Illness (sofferenza) una volta che viene effettuata la diagnosi nosografica; considerando che il disease o diagnosi di malattia è una astrazione nosologica di sintomi che vengono schematizzati nei termini comuni della malattia…
Di conseguenza, il tutto implica una terapia da protocollo precostituito: secondo un rapporto lineare, valido almeno in quel periodo storico della ricerca scientifica-farmacologica.
Rapporto lineare, dove la ratio matematica delle LLGG, basate sulla delega acritica del medico[15], perde la visione discrezionale e responsabile e umanistica dell’arte medica ippocratica; eppure, viene definita, quella lineare, medicina dell’evidenza come se le persone, invece di essere tanti ”individui”, fossero tanti “uguali”.
La conoscenza del malato, basata sulla sola osservazione, rendeva la cura, negli stabilimenti di Esculapio, da cui Ippocrate aveva preso l’iniziazione, un’arte astratta nei temini di cure sperimentali per ogni fratello malato; cure che spaziavano da musiche, canti, bagni (Castalia) filtri e magie.
Più tardi la logica Aristotelica, seguita dai suoi sillogismi, portò, più che ad osservare il malato, a intercettare e trascrivere i tratti comuni sintomatologici di più malati per definire una malattia e per agire sulla stessa con presidi empirici e poi statistici ab usu in morbis; piuttosto che curare il malato nella sua totalità di mente, corpo e adattamento biologico.
Insomma, dalla osservazione intesa come conoscere, sperimentale, si passò ad una osservazione solo di quei segni che erano contenuti nella descrizione di una malattia osservata in precedenza: si trattò di ri-conoscere i tratti della malattia (disease) piuttosto che conoscere il soggetto storico sofferente (Illness)!
Il professore Gerardo Marotta: «La medicina non è una branca scientifica, ma si serve della scienza. Il soggetto che osserva un altro soggetto, come fa il medico con il malato, non può farlo rientrare in una analisi scientifica che ridurrebbe la persona ad un oggetto, secondo proprio la definizione di scienza. Il medico, dunque, non può delegare la scienza per una diagnosi, una prognosi ed una terapia del soggetto malato, ma sarà il medico che formulerà diagnosi prognosi e terapia con un opportuno uso della scienza, ma secondo metodo e caso per caso.
In conclusione, tutto passa attraverso il discernimento del Medico in possesso di una alta capacità di giudizio a seguito di studi e di esperienza e che opera sempre secondo epistemologia nel rispetto primario del cittadino malato!»[16].
Allora chi è il medico?
Quale è la medicina più adatta?
Ritorniamo dunque all’inizio di questo editoriale.
Cosa disse al termine della riunione il Magistrato di Cassazione, appoggiò la tesi della allopatia o della omeopatia?
Il Magistrato smontò innanzitutto il tentativo dei presenti di delegare alla medicina sia allopatica che omeopatica la propria referenza scientifica e/o salvifica (contenzioso giuridico).
Ricordò che il vincolo di responsabilità è del medico e non della medicina; questa, in continua evoluzione, va applicata nel rispetto del malato come migliore opportunità terapeutica che viene decisa dal medico, senza deleghe o soggezioni di alcun tipo, neanche da parte del malato e in scienza e coscienza, salvo poi dimostrare, se richiesto in ambito giudiziale, la ratio scientifica della sua scelta terapeutica alla luce delle conoscenze in auge.
Da tutto ciò emerge che il medico, come indicato da Ippocrate, debba essere fornito di una alta capacità di giudizio, frutto di studio dell’uomo, della chimica, della fisica e delle scienze in senso lato.
In questo senso la formazione multidisciplinare del medico assumerà in medicina il valore primario per la conoscenza del malato e della migliore opportunità terapeutica in quel momento storico!...
La medicina è una!... il medico è il responsabile della giusta gestione delle risorse della scienza a disposizione: nell’ambito dell’etica e della deontologia e nel rispetto del cittadino che soffre… l’avente diritto!
[1] Gli Atti di questo Congresso sono disponibili presso il nostro Istituto di Viale Gramsci 18 - 80122 Napoli - tel. 0817614707. Il Congresso si tenne il 12/13 Dicembre 1988 nella Auletta dei Gruppi Parlamentari in Via di Campo Marzio 74. Con il Patrocinio della rezione Lazio. “RIMEDIO OMEOPATICO IL NON FARMACO. Una proposta di riconoscimento”.
[2] I medici della LUIMO hanno sempre operato e si sono adoperati a titolo di volontariato.
[3] Il Professore decide di entrare nel progetto LUIMO dopo aver partecipato alla Conferenza culturale “Tradizione della Medicina Omeopatica a Napoli” – Napoli, ottobre 1984, Banco di Napoli, Direzione Generale. In questa Conferenza si parlerà proprio di quella storia partenopea che legherà, prima nel mondo proprio l’Accademia Reale Borbonica alla divulgazione della medicina omeopatica. Carlo Melodia “1821-2021- Il bicentenario dell’arrivo della Medicina Omeopatica a Napoli - l’Omeopatia al tempo dei Borbone”, LUIMO. Leggi anche: “NAPOLI E LA NASCITA DELL’OMEOPATIA IN ITALIA (1822)” a cura di Vega Palombi Martorano - Le Stagioni d’Italia.
[4] Seminario interdisciplinare “Aspetti Deontologici, Medico-Sociali, Medico-Legali, nell’Esercizio della Medicina Omeopatica” – Napoli, 13 maggio 1988, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.
[5] Tra i tanti che ci hanno lasciato ricordiamo il Prof. Mario Coltorti, il Prof. Gianpaolo Donzelli Presidente della Meyer di Firenze, l’architetto Filippo Alison docente di urbanistica e di Bio-Architettura…
[6] Il lettore che voglia approfondire quanto sopra può navigare e trovare molte altre notizie in questo sito e nei libri editi dalla LUIMO e CEMON di cui si possono trovare riferimenti e recensioni su questo blog. https://www.luimo.org/news-luimo/cristiano-federico-samuele-hahnemann-uomo-chimico-e-medico
[7] Il termine alternativo fu poi cambiato, con un accordo internazionale, con “medicina non convenzionale” acronimo MnC. Come pure la vecchia affermazione, medicina ufficiale, cambiò in “medicina convenzionale”.
[8] Nonostante i partecipanti fossero esclusivamente i Presidenti degli Ordini dei Medici provinciali e le rappresentanze istituzionali della omeopatia in Italia come il Vicepresidente della LIGA omeopatica Internazionale, dott. Carlo Cenerelli, la mia presenza e quella di due altri omeopati napoletani fu dovuta alla circostanza che il dott. Giuseppe Del Barone, allora Presidente dell’OMCeO di Napoli e successivamente Presidente della FNOMCeO, ci aveva invitati a quella riunione come accompagnatori personali; Del Barone fu un grande estimatore della medicina omeopatica e ritroviamo molte sue iniziative, assieme alla dottoressa A. Alma Rodriguez e al prof. Goffredo Sciaudone, partecipazioni nel progetto omeopatia a Napoli; in particolare ricordo il progetto presentato presso l’OMCeO di Napoli sulla sperimentazione omeopatica 27 maggio 2005.
[9] Lo scontro fu tanto acceso che Carlo Cenerelli, allora vicepresidente della LIGA per l’Italia, iniziò il suo intervento dicendo: “in questo momento mi sento come Gioacchino Murat sul patibolo prima di venire giustiziato!”. (Gioacchino Murat fu giustiziato a Pizzo Calabro nel 1815 e ordinò ai fucilieri “mirate al petto e risparmiate il volto”, N.d.A.).
[10] Ma solo se è presente ancora in nuce una possibilità e potenzialità della vis (N.d.A.).
[11] I “contraria contrariis” per l’omeopatia non rappresentano il metodo preferenziale della cura del malato, ma una metodologia a cui il medico, nella sua discrezionalità, possa affidarsi come migliore opportunità terapeutica di quel momento. Come scrive Hahnemann nel paragrafo 67 dell’Organon alla nota 1.
(1) Casi nei quali la cura antipatica è ancora da usare.
Solo in casi urgentissimi, nei quali il pericolo di vita e l'imminenza della morte non permettono al rimedio omeopatico il tempo per agire (tempo che non è di ore, ma a volte di minuti), in casi insorti improvvisamente in persona prima sana, come per es. in casi di asfissia, morte apparente da fulmine, da soffocazione, da congelamento, da annegamento ecc. è permesso ed opportuno anzitutto di rianimare la eccitabilità e la sensibilità (vita fisica) con lievi scosse elettriche, con clisteri di caffè forte, con sostanze da fiuto eccitanti, riscaldamento graduale ecc. Ottenuto questo, la vita degli organi vitali riprende il suo funzionamento normale, poiché qui non vi era da rimuovere alcuna malattia.
Eppure, ma invano, la nuova scuola dei miscugli si basa su queste osservazioni per trovare dappertutto nelle malattie tali eccezioni a conferma della regola e molto comodamente contrabbandare i suoi rimedi allopatici, associandovi anche altro lordume allopatico dannoso alla umanità, unicamente per risparmiarsi la fatica di cercare in ogni caso di malattia il giusto rimedio omeopatico, e così, bellamente, atteggiarsi a medici omeopatici senza esserlo. I risultati sono però di conseguenza rovinosi.
A quest'ordine di cose appartengono pure gli antidoti di avvelenamenti acuti: alcali contro acidi, fegato di zolfo contro i veleni metallici, caffè e canfora (ed ipecacuana) contro avvelenamento da oppio ecc.
Una medicina omeopatica non è ancora inadatta in un caso di malattia, se l'uno o l'altro sintomo corrisponde solo antipaticamente ad alcuni sintomi di valore medio o piccolo. Quando gli altri sintomi della malattia più forti, caratteristici e speciali vengano coperti dal rimedio per la somiglianza dei segni (ossia omeopaticamente) ossia vengano vinti, estirpati, spenti, anche i piccoli sintomi contrari spariscono spontaneamente cessando l'azione del rimedio, senza minimamente ritardare la guarigione.
Va notato che all’epoca Hahnemann parlava di chirurgia e di sostanze che agivano secondo il principio dei contrari come l’oppio, gli alcali et. Oggi queste sostanze farmacologiche si possono tradurre con antibiotici, corticosteroidi, adrenalina &c.
[12] La stessa causa della malattia acuta può determinare sintomi e gravità diversa in persone diverse a causa della diversa predisposizione congenita o idiosincrasia.
[13] In questa potenzialità il medico attento deve riconoscere i limiti dell’uso di una opportunità terapeutica piuttosto che di un’altra… fino alla chirurgia…
[14] Come veniva definito da Goffredo Sciaudone il malato nella unità dinamica e complessiva della sua sofferenza.
[15] Con l’obbligatorietà della assicurazione professionale del sanitario, il medico si è sempre più assoggettato acriticamente alle indicazioni delle LLGG, per paura di fare una scelta autonoma dalle indicazioni concordate dall’alto. Questo tipo di comportamento ha visto un incremento dell’uso dei farmaci prescritti ai malati per una costante sopravalutazione difensiva dei rischi professionali in cui il sanitario potrebbe incorrere in caso di contenzioso non avendo usato tutte le indicazioni terapeutiche contenute nelle LLGG…
[16] Questo fu in sintesi il pensiero che il Prof. Avv. Gerardo Marotta espresse a Serra di Cassano (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici a Napoli) durante uno dei suoi interventi di Filosofia della Scienza…
